partigiani a Susa

Nella foto di Giacinto Contin, detto Nino, i partigiani sfilano in quello che diverrà corso Inghilterra

E’ il 5 maggio 1945. La Valsusa esce con la notizia della Liberazione di Susa

Sabato 28 aprile, dopo una triste vigilia, nella quale i nazi-fascisti consumarono gli ultimi delitti, varie formazioni di patrioti occuparono la città che imbandierata e vestita a festa, come per incanto, con ardenti manifestazioni espresse la sua gioia e la sua gratitudine ai liberatori. Suonarono tutte le campane come nelle feste più grandi e nel pomeriggio si volle onorare la memoria dei caduti per la libertà deponendo corone alle tombe dei cimiteri di Susa e Mompantero.

Sullo stesso numero, il vescovo di Susa, mons. Umberto Ugliengo, in un messaggio intitolato “Eleviamo al Signore l’inno della gioia e della riconoscenza”, si rivolge ai fedeli con queste parole:

“In quest’ora di comune, vivissima esultanza, ora storica per la Patria nostra, sono particolarmente vicino a voi, come lo fui sempre anche nelle ore più dolorose della prova e del pericolo, per condividere la gioia dell’animo vostro, per innalzare con Voi al Signore il doveroso inno della lode e della riconoscenza, per dire assieme a voi il più sentito grazie alla nostra celeste Patrona e Regina, la Madonna del Rocciamelone”.

Mons. Ugliengo dispone che, “oltre alla solenne rituale funzione di ringraziamento col canto del Te Deum, da tenersi quanto prima… per otto giorni si sostuisca alla colletta pro quacunque necessitate quella pro gratiarum atione e invito i parroci a promuovere entro un mese una solenne giornata di riconoscenza”.

Il vescovo comunica poi che si renda noto “l’impegno preso a nome di tutta la diocesi, durante l’infuriare della guerra, di esprimere in modo sensibile e duraturo la nostra gratitudine al Signore per la protezione elargitici, coll’erezione di un monumento al suo Divin Cuore, sulla vetta di un monte dominante la Valle di Susa”.
Monumento che verrà poi realizzato a Meana.

“Festeggiando in questi giorni la vittoria ottenuta e l’avvento della tanto sospirata pace – prosegue il Vescovo – noi non possiamo, non dobbiamo dimenticare quanti col sacrificio della loro vita, hanno tanto efficacemente contribuito a ridonare alla patria nostra l’auspicata libertà. 

Per le numerose vittime di questa guerra, alle quali va commosso e riconoscente il nostro pensiero, si promuova una pubblica, solenne funzione di suffragio”.

Poi l’esortazione ai fedeli: “Lasciate che raccomandi a Voi di dedicare tutte le vostre energie alle opere di ricostruzione morale e sociale, a quelle opere che devono garantire fra noi il mantenimento della pacee della libertà, ricordando che “per la rapida rinascita della patria nostra martoriata” è necessario che si deponga ogni odio, che cessi ogni ingiustizia, che rifiorisca in ogni ceto sociale la purezza dei costumi, in una parola che si torni alla piena osservanza della legge cristiana, alla pratica del Vangelo”. “Abbiamo vinto la guerra, ossia i nemici della patria –  scrive Mons. Ugliengo – ora è necessario vincere i nemici della pace e della libertà”.

 

Giulio Bolaffi parla dal Municipio di Susa

Giulio Bolaffi parla dal Municipio di Susa

Dal Diario di Giulio Bolaffi, il comandante Laghi

Chi meglio del Comandante Aldo Laghi (Giulio Bolaffi) poteva raccontare i giorni della Liberazione di Susa? Di seguito pubblichiamo un estratto del volume “Giulio Bolaffi, un partigiano ribelle” di Daniela Piazza Editore. Così il Comandante della IV Divisione alpina G.L. Stellina, racconta la giornata del 28 aprile 1945

Sabato 28 aprile
Nella notte una grande esplosione. Alle 6 una sparatoria dei miei partigiani.
Susa è libera.
Raggiungo i miei uomini. Grande entusiasmo. La folla ci acclama: in tutta la città entusiasmo. La folla ci acclama: in tutta la città entusiasmo delirante. Raggiungiamo il Castello. Organizziamo tutti comandi. Ianni arriva e dice che ha preso contatto con la Brigata Monte Assietta.
Circolano voci che le truppe di Exilles arriveranno. Mr. Mastro dice di concentrare le armi pesanti al Castello che è difendibile e ha varie strade che portano fuori città. Lavoro febbrile. Vengono fuori tutti i marescialli. Li prendiamo e li facciamo lavorare. Al Castello affluiscono i prigionieri. Organizzo il servizio.
Pubblico l’ordinanza n.1 che è un appello sul coprifuoco dalle ore 21 alle 5 e sulle sanzioni.: tribunali di guerra contro i predoni.
Visita di Ferrua che vuole portare Piero al Castello ed effettuare un collegamento con la centrale Aem. Impiantiamo un ufficio nelle scuole. Bottazzi mi dice che il mattino alle 8.30, 18 uomini della olivieri, di guardia a Vertice, dove c’è il salto dell’acqua, hanno attaccato una compagnia tedesca di 50 uomini in zona Piano San Martino per impedire sabotaggi alle tubazioni. C’è stato un combattimento fino alle 18.30 perché sono intervenuti altri tedeschi ad appoggiare quelli già impegnati. E’ morto Piero, carabiniere, e ferito Marais.
E’ stata impedita la distruzione delle centrali elettriche e di Venaus per rappresaglia; i tedeschi si sono ritirati a Curnà dove c’è lo sbarramento anticarro. Feriti 5 uomini tedeschi dei quali 2 gravi, forse morti.
Apprendo che sabato mattina alle 9.30, 10 uomini di Martino issavano la bandiera italiana sul Moncenisio all’ospizio; Sergente Maggiore Sten, Vittorio, Luigi e altri della squadra di guardia alle tubazioni, precedendo di un’ora la pattuglia francese comandata dal Capitano Stephane-
Al pomeriggio alle 17 vado in municipio e parlo al balcone alla folla plaudente ed entusiasta, con un ufficiale francese. Parliamo dei patrioti. Poi portiamo due corone ai caduti al cimitero di Susa e di Urbiano.
Il sogno di 11 mesi si è avverato.(Undici mesi per Giulio Bolaffi, perché tanto è durata la permanenza di Aldo Laghi in Valle di Susa; dal 18 maggio 1944 al 26 giugno 1945).