Anche per i militari valsusini, conclusa la missione in Afghanistan, sono partiti anche dalla caserma di Oulx. Venerdì a Biella la cerimonia di saluto ufficiale Il 5 novembre sarà  il giorno in cui la Brigata Alpina Taurinense segnerà  il suo ritorno in patria da una lunga e faticosa missione. Partiti la scorsa primavera, i nostri alpini hanno trascorso 8 mesi nella zona ovest dell’Afghanistan.

Sarà  anche l’occasione per sancire il passaggio di consegne al comando della Brigata dal Gen. Claudio Berto al Gen. Francesco Paolo Figliuolo.

Nella missione appena conclusa erano presenti tutti i reparti della brigata, da Torino a Cuneo, Fossano, L’Aquila ed in particolare per noi da Pinerolo ed Oulx, per un totale di 1800 uomini e donne. Sotto il comando del Gen. Claudio Berto si sono trovati anche altri reparti dell’Esercito e non solo, infatti erano presenti Aeronautica, Marina, Carabinieri e Finanza perfino contingenti stranieri in particolare Spagnoli ed americani, il tutto per un complessivo di circa 4600 uomini.

L’Afghanistan è una terra dalla storia millenaria ma che negli ultimi decenni ha subito molteplici travagli. Oggi con interventi come quelli del contingente ISAF si sta ricostruendo una base per la popolazione.

“La forza di intervento internazionale denominata “International Security Assistance Force”, ha il compito di garantire un ambiente sicuro a tutela dell’Autorità  afghana che si è insediata a Kabul il 22 dicembre 2001 a seguito della Risoluzione n. 1386 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001.

Iniziata come Missione Multinazionale, dall’agosto 2003 il contingente è passato alle dipendenze della NATO. In tale quadro, pur mantenendo le responsabilità  assunte nell’area della capitale Kabul, l’Italia ha preso la responsabilità  di uno dei cinque settori regionali, il Regional Command West, in cui l’Afghanistan è stato suddiviso.”
(fonte www.esercito.difesa.it)

L’apporto italiano alla buona riuscita di questo progetto è stato ampiamente riconosciuto anche dal Gen. Petraeus, il comandante americano della missione, come uno “sforzo tremendo”. Herat, Shindand, Bala Murghab, Bagdhis sono tutte località  afghane che nessuno neanche pensava esistessero e comunque ancora restano nell’ignoto per la maggioranza degli italiani.

Non per gli alpini, e non solo, che là  hanno permesso alla popolazione locale di riappropriarsi delle loro terre, di avere un sistema scolastico, strade, ponti, pozzi per l’acqua, in sintesi i fondamenti per tornare ad essere un paese con una cultura in sviluppo. Da terra produttrice di oppio da esportazione ad un sistema di agricoltura per la gente stessa, e per gli altri zafferano invece che papaveri, il tutto in un territorio che si è anche cercato di ripulire dalla enorme quantità  di ordigni di cui è disseminato.

Certamente non è stata un’impresa indolore e i nostri caduti in questa impresa sono li a testimoniarlo, la resistenza di coloro che vogliono tenere la gente afghana nell’ignoranza è forte come i loro interessi economici, ma vedere i volti della gente che rivede la libertà  è impagabile e tutto il personale italiano ha ben svolto questo compito, anzi è stato anche ammirato per la qualità  del lavoro e preso ad esempio per la gestione delle opere nella costruzione delle scuole e di altri progetti.

Vogliamo infine ricordare che il contributo “Pro Afghanistan” raccolto dalla sezione ANA Valsusa è servito, tramite il 3° Alpini di Pinerolo, a costruire alcuni pozzi per l’acqua in particolare quello del villaggio di Aziz-Abad nel distretto di Shindand, dove servirà  i circa 3000 abitanti. La partenza