“Di fronte ai reati un magistrato non può voltarsi dall’altra parte” Sette giorni dopo gli arresti in tutta Italia di manifestanti No Tav, per le violenze avvenute alla Maddalena nel mese di luglio, La Valsusa ha intervistato il Procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli. Senza esitazioni, il magistrato ha risposto con chiarezza alle varie critiche contro l’inchiesta, espresse in questi giorni da alcuni manifestanti No Tav e amministratori valsusini: “E’ uno slogan idiota affermare che Cosentino è libero, mentre i No Tav sono in carcere”.

Dottor Caselli, come mai dal periodo dei fatti (giugno-luglio) ci sono voluti 5 mesi per arrivare all’operazione di giovedì 26 gennaio?

Sono tempi fisiologici per un inchiesta di questa complessità. Se non si vuole pescare nel mucchio, denunciando qualcuno a vanvera, bisogna individuare rigorosamente le responsabilità. Ed è quello che ha fatto la Polizia, visionando chilometri di videoregistrazioni, fotogramma per fotogramma, mettendo insieme (come risulta dagli atti) il mosaico delle identificazioni. Per fare questo ci è voluto del tempo. Così come hanno richiesto del tempo le valutazioni del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari. Cinque mesi possono sembrare tanti, ma in un’inchiesta come questa sono un tempo normale.

“Mentre Cosentino è libero, i no tav sono dietro le sbarre”. Un’affermazione ripetuta a più riprese dai leader del movimento no tav ma anche da qualche esponente delle istituzioni locali. Cosa ne pensa?

Chi dice questo mescola arbitrariamente questioni che non c’entrano assolutamente niente. Sono affermazioni improponibili. Ogni inchiesta ha la sua storia, il suo perimetro. Fare di tutta l’erba un fascio è assurdo. La vicenda Cosentino e i fatti accaduti durante le manifestazioni no tav sono mondi stellarmente distanti. L’eventuale errore nel primo caso (che poi sarebbe del Parlamento, non di un giudice!) non può essere usato nell’altro. Per cui quelle affermazioni sono slogan propagandistici e basterebbe ragionare un po’ per smontarli. Purtroppo, invece, si gioca spesso a chi le spara più grosse e certi temi fanno presa…

E’ solo un facile slogan quindi…

No. Non è un solo facile slogan. E’ uno stupido slogan. Uno slogan strumentale. Che fa a pugni con logica e buon senso.

Lei in questi giorni è stato pesantemente contestato, in Valle ma non solo. Qualcuno addirittura ha fatto riferimento agli anni ’70 e agli anni di piombo

Ad evocare gli anni di piombo sono le scritte comparse sui muri di Torino durante la manifestazione di sabato 28 gennaio. Scritte come “Caselli boia”, “Caselli torturatore”, “Caselli ti faremo a brandelli”, “Caselli come Ramelli” (e Ramelli, lo ricordo, era un giovane di destra massacrato a colpi di chiave inglese in testa, morto dopo alcune settimane di coma). Chi scrive simili cose sui muri se non è un idiota è certamente un amante della violenza. E chi discetta di anni di piombo dovrebbe innanzitutto dissociarsi (non solo a parole) da queste scritte criminogene.

Molte contestazioni nei suoi confronti sono partite dalla valle di Susa, dal movimento No Tav.

Ho fatto una conferenza stampa, giovedì 26 gennaio, per dire che il movimento non c’entra con l’inchiesta, che l’indagine riguarda fatti specifici di violenza addebitati a singole persone. Chi pensa che questa sia un’operazione contro la valle, contro i no tav, contro la contestazione, contro il movimento, contro il dissenso sostiene una tesi che non sta né in cielo né in terra.

I toni, le parole, gli slogan, il comportamento delle frange violente però fanno tornare in mente un film visto e vissuto qualche decennio fa. C’è il rischio di un ritorno di tensione (non solo in valle di Susa ) che degeneri in un clima di violenza?

Questo è un problema che non investe le competenze di un magistrato. I No tav potrebbero anche avere tutte le ragioni di questo mondo. Ma quando si viola la legge penale, la magistratura deve occuparsi di questo profilo. E’ possibile un ritorno della tensione? E’ una questione che si pongono tutti e che naturalmente, mi pongo anch’io. Ma qui parliamo di una precisa operazione e di una precisa inchiesta. Atti dovuti. Il problema da lei posto riguarda soprattutto le competenze di politici, sociologi, amministratori, altri soggetti. Io non sono un profeta e soprattutto il mio mestiere è un altro.

Sempre i no tav lamentano due pesi e due misure. Sostengono che si indaghi molto su di loro e poco sulle infiltrazioni mafiose nelle grandi opere che si sarebbero anche negli appalti sulla Torino-Lione.

Dico solo una cosa. La Procura di Torino è quella che ha fatto l’operazione “Minotauro”, contro la ‘ndrangheta torinese. Affermare che la nostra Procura non faccia le indagini necessarie sulla criminalità organizzata e sulle sue eventuali infiltrazioni è, lo ribadisco ancora una volta, fare della “black-propaganda” strumentale, senza preoccuparsi di ragionare con i dati di fatto.

Lei ha detto che saranno prese in considerazione anche le denunce dei manifestanti nei confronti di presunti atti di violenza da parte delle forze dell’ordine. Conferma?

L’ho detto in conferenza stampa e lo confermo. Abbiamo ricevuto denunce anche da alcuni manifestanti. Le stiamo “lavorando”. Ricordo che il cardine della Procura della Repubblica è “la legge uguale per tutti”. Di conseguenza abbiamo il dovere di accertare eventuali responsabilità nei confronti di chiunque.

E delle dichiarazioni di solidaretà di alcuni i sindaci di verso gli arrestati cosa dice?

Io non ho assolutamente titolo per occuparmi di come certi sindaci interpretano il loro ruolo. Ricordo però gli oltre 220 poliziotti e carabinieri che sono stati colpiti da atti che sono qualcosa di diverso dal dissenso che in democrazia ha assoluto diritto di cittadinanza. Questi dati, 220 poliziotti e carabinieri feriti o contusi, non se li è inventati la Procura. Sono la realtà. Quanto all’inchiesta e agli arrestati nessuno ha la pretesa di essere infallibile. So, per quanto mi riguarda, di avere dei limiti e delle insufficienze, però faccio il mio dovere ed è sbagliatissimo valutare l’operato della Magistratura non in base ai criteri della correttezza e del rigore ma in base quelli dell’utilità. Per cui noi magistrati andiamo bene quando ci occupiamo di certe cose, e non andiamo più bene quando ci occupiamo di altre cose. La legalità non è un paio di scarpe da indossare quando fa comodo e da buttare nel cestino quando comodo non è più. C’è tanta gente che ragiona così ed è un modo di ragionare devastante.

Mentre lei parla mi viene in mente una scena del 3 luglio, a Chiomonte. Giù, vicino alla centrale idroelettrica, gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Intorno, sui versanti della montagna, la gente che tifava, e non certo per la Polizia. Non le pare una scena inquietante?

L’ho detto e lo ripeto, il movimento No Tav potrebbe avere tutte le ragioni di questo mondo. La manifestazioni delle proprie opinioni anche in maniera decisa e netta è legittima, purché non travalichi il limite della legge, la commissione di reati. Quando questo accade un magistrato non può voltarsi dall’altra parte anche se a qualcuno potrebbe far comodo. Quanto alla valle e alla vicenda Tav, mi auguro che ci sia più serenità e più disponibilità reciproca ad ascoltare le ragioni degli altri di quanta non ce ne sia stata fin qui. Da parte di tutti. Ma io faccio un altro mestiere.

Bruno Andolfatto Il Procuratore Capo di Torino Giancarlo Caselli (foto Siccardi)