Si dimettono gli undici consiglieri dell’opposizione, cala il sipario sulla giunta Andreotti. Giovedì in consiglio comunale tutte le forze politiche dell’opposizione hanno chiesto al sindaco Sergio Andreotti di dimettersi ma lui non ha ascoltato e ha preferito rivolgersi ai gruppi di centrosinistra : Sel e Uniti e diversi : per cercare un accordo per arrivare al 2012, fine naturale della legislatura.

Anche questi gruppi però volevano, prima di avviare qualsiasi confronto, le dimissioni. Così venerdì mattina gli undici consiglieri si danno appuntamento di buon’ora davanti al comune: si dimettono loro, tutti insieme, così il consiglio comunale si scioglie e il sindaco decade. Immediata la comunicazione al prefetto che ha nominato come commissario la dott. Silvana Elena Coviello, viceprefetto di Torino: sarà  lei a traghettare il comune fino alle elezioni di maggio.

Giovedì sera, in una sala consiliare gremita, il sindaco, consapevole ormai di aver perso la maggioranza, rivolge un appello al centrosinistra: “Convocherò i rappresentanti di Sel e Uniti e diversi, sarà  un incontro all’insegna della massima disponibilità  e della trasparenza, con il segretario comunale che verbalizzerà . Discuteremo, apriremo il confronto. Se ci sarà  accordo, lavoreremo uniti fino alla fine della legislatura. In caso contrario, tornerò in consiglio all’inizio di febbraio e rassegnerò le dimissioni”.

Un intervento lungo e articolato che il sindaco legge per non lasciarsi prendere dalla tensione del momento, sa che la posta in gioco è alta. Appena finisce, Giuseppe Accalai chiede la sospensione del consiglio comunale per potersi confrontare con gli altri consiglieri di Sel sulle proposte avanzate da Andreotti; è Vittorio Arenella che si fa portavoce di Sel: “Condividiamo con il sindaco le preoccupazioni per la complessa situazione della città  e riscontriamo che non è stato fatto nessun miglioramento per la qualità  della vita degli alpignanesi.

Ora è arrivato il momento di rimettere in discussione i grandi temi, dal piano regolatore al Castello, bisogna aprire una fase nuova voltando pagina per dar vita ad un governo che governi. E’ necessario un accordo di alto profilo con una discussione senza rete di protezione”.

Quindi, il sindaco deve dimettersi. Stessa richiesta arriva da Uniti e diversi: “Le dimissioni sono un atto dovuto; noi ce ne siamo andati dalla maggioranza : afferma Armando Fornasier che in passato sosteneva il sindaco : perché vigeva la legge ‘non disturbate il manovratore’ ed ora continua l’arroganza politica con l’attaccamento morboso alla poltrona e il gioco di scaricare le responsabilità  sugli altri”.
Dal centrodestra l’analisi della situazione politica è dura: “Alpignano è devastata, il centrosinistra è frantumato, questa amministrazione è incompetente : tuona Francesco Bontà  del Pdl : quindi bisogna porre fine a questa agonia e andare al voto per ragionare nell’interesse della città  e non della sedia da occupare”.

Anche Maria De Pillo giudica “fuori luogo l’appello alla riunificazione del centrosinistra. In undici anni : afferma : non siete mai andati d’accordo per guerre e rancori personali, la situazione è ingestibile da quando tre consiglieri di maggioranza sono passati all’opposizione. Già  in quell’occasione il sindaco doveva dimettersi”.

Dai banchi della minoranza si levano solo le voci del capogruppo del Pd, Giovanni Simondi che ripercorre gli interventi effettuati da questa giunta, e della consigliera di “A Sinistra”, Ester Carlevaris che evidenzia il suo sostegno ad Andreotti.
Il consiglio prosegue con l’approvazione dei due successivi punti all’ordine del giorno, entrambi proposti dalla minoranza che ora ha sorpassato con i voti la minoranza; poi, tutti a casa. La mattina dopo, sveglia presto per gli undici consiglieri dell’opposizione: si dimettono in blocco, il consiglio comunale viene sciolto, arriva il commissario prefettizio. In primavera gli alpignanesi sceglieranno il nuovo sindaco.

Carmen Taglietto l'ex sindaco Sergio Andreotti