Parla la responsabile del CNA di Susa Stella Cribari. CRISI, una parola sulla bocca di tutti. Non solo della grande, media e piccola industria. Ma anche delle aziende artigiane che, anche in valle di Susa, vivono una situazione di forte difficoltà. Che è lo specchio della reale recessione coinvolge l’intero paese. Ne parliamo con Stella Cribari, responsabile della sede CNA di Susa. Un territorio che, da Avigliana (esclusa) in su, fino all’alta valle (compresa), vede operare 1482 imprese artigianali.
Difficile”dare i numeri” della crisi: ”Ad oggi – spiega Cribari – non siamo in grado di quantificare il numero delle imprese e degli addetti che subiscono gli effetti della crisi ma siamo consapevoli che il fenomeno è ampio anche perché le imprese della nostra valle arrivano da un triennio precedente non brillantissimo (nonostante le Olimpiadi)”.
La sensazione è tutt’altro che positiva: ”La crisi sta assumendo caratteristiche tali da destare maggiori preoccupazioni rispetto ad altri territori. E la natura dell’economia valsusina ,che si esprime in buona parte nel campo delle costruzioni, dell’autotrasporto, e nel settore manifatturiero, di certo non aiuta”. Così, aggiunge Cribari, ”la catena della subfornitura locale non potrà non subire le conseguenze di una crisi dell’auto che coinvolge il marchio Fiat e i grandi marchi europei .Inoltre, il crollo della produzione industriale a livello europeo comporterà un inasprimento delle difficoltà da parte del settore dell’autotrasporto. Il calo dei consumi delle famiglie ha già prodotto i suoi effetti negativi non solo sul commercio al dettaglio ma anche sui bilanci delle imprese che operano nei rami della acconciatura e dell’estetica”.
Come fronteggiare la situazione? ”Istituzioni, politici e anche a quei soggetti che come la CNA svolgono un ruolo di rappresentanza non devono limitarsi ad analizzare la gravità della situazione ma, soprattutto, individuare le azioni più adeguate per consentire alle imprese di ”resistere ”alla crisi e di ricreare un clima di fiducia per affrontare il futuro”.
Insomma, per Stella Cribari bisogna mettere in campo la ”politica del fare”. ”Con questo spirito, in occasione del convegno tenutosi durante l’expobioenergia a Susa , abbiamo lavorato per ottenere la disponibilità del Presidente della Comunità montana bassa valle Susa ad attuare azioni per costruire una filiera locale di imprese che operano nell’edilizia e nelle installazioni. L‘obiettivo è quello di sviluppare interventi nel campo del risparmio energetico con una ricaduta reale sull’economia del territorio”. Serve una politica territoriale attenta e lungimirante, quindi. ”Ma il nostro compito principale sarà quello di stare al fianco delle imprese a 360 gradi. Le problematiche saranno molteplici: gestione della carenza di liquidità immediata, mancata produzione, gestione di un ridimensionamento strutturale dell’organico. La contrattazione a livello politico deve portare al potenziamento dei Confidi per continuare a garantire credito alle imprese da parte del sistema bancario, ed una consulenza specifica dovrà essere rivolta in modo particolare alla complessa gestione dello smobilizzo crediti (termini di pagamento sempre più lunghi) ovvero di consentire alle imprese di affrontare concretamente il tema dei ritardi dei pagamenti da parte non solo degli enti pubblici, ma soprattutto delle imprese di medie e grandi dimensioni nei confronti di quelle più piccole” .
E la cassa integrazione nelle aziende artigiane? Pare presto per parlarne. ”Gli effetti della crisi sono agli inizi – spiega Cribari – e per ora non si sono ancora concretizzate richieste rilevanti di cassa integrazione o richieste di interventi da parte del Fondo di sostegno al reddito gestito dal nostro sistema bilaterale” . Proprio per gestire le situazioni di difficoltà, quando c’è necessità, interviene l’ E.B.A.P, un ente creato dalle parti sociali, finanziato dalle imprese artigiane, al fine di garantire ai lavoratori dipendenti delle aziende che non godono dell’intervento della cassa integrazione, un trattamento economico integrativo in caso di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro . Una ”sorta” di cassa integrazione ma di natura privatistica che, quindi, non fa ricorso ai fondi statali. Stella Cribari