Colloquio con l’artista Eugenio Bolley durante la mostra ABARDONECCHIA – Ultimi giorni di apertura per la mostra del maestro Eugenio Bolley ”Arboreto selvatico – I colori del fuoco nella conca di Bardonecchia”, che si tiene presso il Palazzo delle Feste di Bardonecchia fino al 12 gennaio.
E questi ultimi giorni sono l’occasione per ammirare le opere di questo famoso artista piemontese, che ha scelto dal 1973 di lasciare tutto, la città ed il lavoro sicuro, per vivere di arte e trasferirsi a Bardonecchia.
Ma soprattutto l’occasione è ghiotta per poter parlare direttamente con Bolley, spesso presente al Palazzo delle Feste nei giorni di apertura dell’esposizione, per comprendere i suoi segni e i significati, cosa si cela dietro le immagini di questi alberti colorati, a tratti infantili e vivaci.
Oppure per capire cosa si nasconde dietro le forme rigide, ma in levare verso il cielo degli Urogalli, o dei Bardogalli.
Bolley lancia dei messaggi dalle sue opere: nessuna è casuale. Al di là dell’omaggio all’amata Bardonecchia, i suoi paesaggi naturali vogliono significare qualcosa di più. E’ forse questo il suo segreto, e sarà per questo motivo che è uno degli artisti più apprezzati nel panorama piemontese, e non solo.
Il suo primo riferimento è il ricordo degli amici che ora non ci sono più: Mario Rigoni Stern, Giorgio Calcagno e Primo Levi.
A loro è dedicata la mostra, e in questa occasione il 29 dicembre si è tenuto a Bardonecchia uno spettacolo tra teatro, parole ed immagini, in cui si è reso omaggio a questi grandi personaggi del panorama culturale italiano.
E di cui Bolley era amico: ”Solo chi soffre può capire gli uomini – racconta l’artista – e loro hanno sofferto. Mario Rigoni Stern e Primo Levi hanno raccontato la vita e la sofferenza dell’umanità, ma sempre con una grande forza d’animo. La vita e la morte, la guerra tra uomini, come sta avvenendo in questi giorni tra Israele e Palestina.
Un’umanità paradossale e contradditoria, dove c’è gente che muore di strada nelle città al freddo, e nel contempo si vendono bottiglie di champagne marchiate Swaroski, a 860 euro”.
L’arte di Bolley come denuncia sociale, come grido di dolore e come atto di amore verso una civiltà in continua involuzione. Ma le opere di questa esposizione bardonecchiese, sono qusi tutte connotate dalla figura dell’albero, in tutti i suoi colori e sfaccettature. Come mai? ”L’albero è più volte citato nella Genesi e nell’Apocalisse – spiega l’artista – si fa riferimento spesso come immagine sacra. L’albero della conoscenza del bene e del male, l’albero protagonista del Paradiso, dove non ci saranno più pianto nè lacrime. E l’albero ha la funzione di pulire l’aria, di purificarci. Noi qui siamo già in un paradiso, ma lo stiamo rovinando, stiamo distruggendo tutto: l’ambiente circostante con l’inquinamento, e le relazioni umane, chiudiamo le porte alla miseria. E infatti nei miei quadri le case sono quasi tutte rappresentate senza le porte, proprio per significare la chiusura all’egoismo. I Lazzari non vengono aiutati, eppure Gesù ce ne chiederà conto alla fine dei giorni, come atto di Amore, di Carità”. In particolare, l’artista mostra una delle sue opere più amate della mostra, ”Gli aceri siamesi”: due alberi che esistono davvero a Bardonecchia, e che stranamente hanno un ramo in comune, sono legati uno all’altro, uniti proprio come dei fratelli siamesi. E gli ormai celebri Urogalli? ”Esistevano davvero – racconta – ma ormai sono in via d’estinzione. Infatti quelli che ho rappresentato qui gridano verso l’alto il loro dolore”. Dolore verso un mondo che sta diventando inabitabile, come viene rappresentato nell’opera ”Il grande castagno di Meana”: un albero splendito e tutto verde, ma circondato in un ambiente rigido, rosso ostile. Cosa ci potrà salvare da tutto questo? ”L’amore di Dio – risponde Bolley – credere nella sua Parola, per cercare di aiutare i poveri e i bisognosi. Grazie alla vendita di questi quadri, sto raccogliendo una somma da devolvere ai bambini malatti di lebbra, tramite una missione evangelica. E’ il nostro dovere morale”. Scarica il file cliccando su questo link