Prosegue il progetto di don Luigi Chiampo di realizzare la struttura per bambini e famiglie in difficoltà sulle montagne sopra Condove Vi ricordate il progetto della casa-famiglia di Budrola, piccola borgata montana appena fuori dall’abitato di Condove? E’ un anno che se ne parla. Si tratta dello sviluppo di un’idea capitata in testa a don Luigi Chiampo, parroco di Villar Dora, responsabile della Casa dell’Amicizia di Almese, e condovese d’origine. Da piccolo, questo sacerdote valsusino, molto conosciuto negli anni settanta e ottanta per la sua eccezionale attività sportiva (è stato un podista di primo piano a livello nazionale, capace di sfiorare la convocazione alle olimpiadi), è cresciuto proprio in quel di Budrola, in una casetta di proprietà della sua famiglia, con genitori e fratelli. Don Chiampo, pochi anni fa, inizia il suo ministero a Villar Dora, e come primo impegno si trova ad accompagnare alcuni bimbi e le loro da famiglie nella sofferenza. Da lì nasce l’idea di fare qualcosa per i più piccoli. Intanto, gli torna in mente la sua casa di un tempo. Trovato rapidamente l’accordo con i suoi fratelli, lui decide di metterla a disposizione degli ultimi, cominciando dai bambini. Nasce così il progetto Casa-famiglia Budrola. E sembra un’utopia. Una bellissima utopia, che, qualcuno pensa, resterà tale. Ma sentiamo quello che invece è successo, dalle parole dello stesso prete: ”Per Natale 2007, dopo aver trovato la disponibilità di volontari e progettisti, abbiamo lanciato la campagna conoscitiva, con il volantino degli intenti, la proposta della vendita di panettoni e pandori, pensando che a gennaio si potesse partire con i lavori. Per prima cosa, con l’abbattimento della vecchia casetta. Invece, tutto va per le lunghe, e la demolizione avviene solo nel settembre 2008. Qualcuno avrebbe potuto disperare. Invece, per la fine dell’anno, siamo arrivati a vedere il tetto della nuova struttura”. Cos’è successo, don Luigi? ”La gente della valle ha risposto in modo entusiastico. Noi ci siamo sempre mossi con i soldi delle varie iniziative collegate al progetto, e quindi con le offerte delle persone. La mia famiglia ed io abbiamo dato la casa, ma tutto il resto è venuto dagli altri. Ci siamo anche avvalsi dei alcune eredità, donateci da persone che hanno voluto restare nell’anonimato. Però, quest’anno, con le nostre iniziative natalizie, e quindi la vendita di panettoni, pandori, agende e calze delle befana, siamo arrivati alla cifra di 50 mila euro”. Come se lo spiega? ”Dal fatto che la gente ne abbia parlato, che si sia ricordata del lancio dello scorso Natale, e soprattutto il progetto è decollato grazie all’opera dei circa 150 volontari che si sono adoperati per sostenere l’iniziativa in giro per la Valle. E poi vengono i confratelli sacerdoti che ci hanno creduto, aprendo le loro parrocchie a questo progetto. Noi abbiamo creato una fondazione a supporto dell’idea, ma un’altra fondazione, quella di Casa Amica di Chiomonte, ci ha dato una forte mano, prima e dopo la scomparsa di don Fransouà”. Tornando ai sacerdoti, risulta significativo l’apporto della parrocchia di Sant’Evasio, in Susa, con don Gian Piero Piardi: il gruppo giovanile ha sposato l’idea ed ha venduto panettoni per quasi quattromila euro. Don Chiampo, ci può dare qualche cifra? ”Stiamo stilando il bilancio che diffonderemo in seguito, ma sotto le feste abbiamo venduto circa seimila pezzi. Noi non vogliamo raccogliere elemosine, abbiamo sposato l’idea di dare qualcosa di bello e valido alla gente, scegliendo prodotti che la gente comunque compra sempre in questo periodo. Abbiamo notato che in un momento di grande crisi economica, che ricade pesantemente sulle famiglie, la gente opta per chiudere il rubinetto del caviale, ma tiene aperto quello della solidarietà. Insomma, si dice no al superfluo e si punta all’essenziale. E la solidarietà è ritenuta tale”. Tante, nel frattempo, le iniziative di supporto al progetto. Ci sono ancora a disposizione alcuni cestini carichi di prodotti, ed è anche possibile ”smontarli” per accontentare più richieste. Sono piaciute molto le calze della befana realizzate a mano dai volontari, e che sono andate letteralmente a ruba. A disposizione ci sono ancora anche le agende 2009, il cd ”Tutto tranquillo”, di Silvano Folco, un musicista che ha deciso di offrire il suo talento per questa originale idea. Chiunque fosse interessato, può trovare ogni tipo di spiegazione sul sito http://www.casafamigliabudrola.it/. A volte, anche le idee più pazzesche riescono a camminare con le proprie gambe. Questa qui di don Luigi Chiampo, più che camminare, si è messa a correre. Per forza: lui era, e resta, essenzialmente un maratoneta. E’ cambiata la gara, ma lui no. Un prete credibile, che sa parlare semplicemente con la gente. E sa anche starci, con questi montagnini. Alla fine, si tratta di un’altra grande e bella storia valsusina. Budrola