A colloquio con Versino, gestore dell’ex stazione sciistica di Giaveno Tra i monti di Giaveno c’è un’Aquila che vorrebbe tornare a volare. Si arriva percorrendo nove chilometri circa di provinciale a tornanti, che finiscono nel grande piazzale dell’Alpe Colombino.

Lì, 1.240 metri, ai piedi delle montagne, si staglia l’albergo, oggi bar, ristorante-pizzeria, gestito da Giuseppe Versino, ultimo della famiglia a portare avanti un’eredità  tutt’altro che facile. Una volta l’Aquila era una nota stazione sciistica: tre skilift, una seggiovia, quattro km di piste lungo le pendici del monte che, con i suoi 2.200 metri, fa da spartiacque tra le valli Sangone e Chisone. Un richiamo innato per lo sci, visto che proprio tra questi monti, nel lontano 1898, con Adolfo Kind, iniziò la pratica dello scialpinismo in Italia. Di quegli impianti di risalita, chiusi nel 1994, ora rimangono solo pali e una struttura ormai abbandonata.

Carlo Versino e la moglie Carmelina Maritano acquisirono il comprensorio valsangonese nel 1977: tempi floridi da tutto esaurito, tanto che nei fine settimana a lavorare c’erano tutti gli otto figli, cognate, cognati e una schiera di nipoti. Diciassette anni dopo arriva per legge la necessità  di riammodernare gli impianti, ma la spesa è troppo onerosa e si decide per la chiusura. Degli otto figli, dal 2003, rimane solo pi๠Giuseppe, che con la moglie Paola e le tre figlie, Margherita di 16 anni, Arianna, 13, e Giulia, 11, gestisce il bar – ristorante :pizzeria, che d’estate diventa solarium e d’inverno punto di partenza per gli amanti delle escursioni sulla neve.

Lassà¹, Giuseppe e famiglia vi abitano. Una quotidianità  senza tregua e ferie un miraggio da tempo: la sveglia sul far del mattino, le figlie da portare a scuola a Giaveno (la pi๠grande frequenta l’istituto alberghiero di Ulzio), le commissioni, la gestione del locale aperto da mattino a sera, sette giorni su sette, lo sgombero della neve e la sabbiatura della provinciale fino a Ponte Pietra. Oggi continua ad essere una meta di richiamo per gli scialpinisti e per chi cammina con le ciaspole, che si possono affittare nel bar, insieme ai pattini da ghiaccio – quass๠c’è infatti l’unica pista di pattinaggio della Valsangone aperta da novembre a marzo: e al bob per i pi๠piccoli che vogliono divertirsi sulla pista baby.

“E’ dura vivere qui e portare avanti un’attività  come questa : ammette Giuseppe Versino – . A volte va benone, altre meno, come negli ultimi mesi, quando ho contato nove fine settimana con il brutto tempo: e se gli introiti sono quelli che sono, le spese però rimangono e la famiglia è da mantenere”. Eppure, nonostante tutto, Giuseppe va avanti. Un motivo preciso non riesce a darlo: qui è cresciuto, qui c’è la sua vita e qui rimane la speranza, mai sopita, di rivedere un giorno uno skilift di nuovo in funzione. “Il progetto c’è già  da tempo : rivela Versino : Ripristinare i 300 metri della pista baby con un nuovo impianto di risalita e illuminarla a giorno, per dare la possibilità  a chi voglia sciare, magari allenarsi con lo slalom tra i pali, di farlo anche di sera. Poi creare un piccolo snowpark per gli snowboardisti. Qualcosa nei prossimi mesi dovrebbe smuoversi : anticipa ancora : ma per il momento non c’è nulla di sicuro”.

Una speranza condivisa anche dal sindaco di Giaveno, Daniela Ruffino: “Non abbiamo mai smesso di muoverci e di bussare alle porte di Provincia e Regione : afferma : per trovare finanziamenti e dare nuovi impulso ad una meta turistica che da sempre consideriamo importante per il nostro territorio. Nel progetto in essere puntiamo alla pista di pattinaggio e alla creazione di una pista per lo sci di fondo”. La vecchia seggiovia dell'Aquila il bar ristorante, un tempo albergo, dell'alpe colombino la pista di pattinaggio su ghiaccio, unica della Valsangone versino con la figlia margherita