Lo storico edificio barocco del Rana non versa in buone condizioni Timidamente nascosta fuori dalle mura, lungo una delle vie che conducono all’Arena Romana, la Chiesa di S. Maria delle Grazie. Oggi non pi๠adibita al culto ma, dal 1968, Sacrario dei caduti di tutte le guerre, su iniziativa dell’allora sindaco Arsenio Favro.

Dalle ricerche storiche effettuate da Ettore Patria è emerso che l’edificio sorse sui resti di una torre difensiva medievale extramuraria caduta in rovina, come spiegato dall’assessore Roberto Follis, e come si evince anche da una pubblicazione del Lions Club Susa Rocciamelone del 1986 che, già  allora, poneva questa piccola chiesa barocca tra i monumenti da salvare della Valle.

Cosa si è dunque fatto in questi anni? Purtroppo nulla. In uno studio del novembre del 2008 dell’architetto Augusto Avanzi di Sant’Ambrogio, la relazione e un progetto di restauro, purtroppo mai andato in porto per via della mancanza di uno sponsor pronto ad accollarsi una spesa che era allora stimata in circa 167mila euro. Progetto che aveva peraltro già  avuto il parere favorevole della Soprintendenza.

Quali gli interventi che erano stati ritenuti urgenti e indispensabili? Anzitutto il rifacimento del manto di copertura in pietra scistosa e le relative lattonerie, canali di gronda, faldali, scossaline e pluviali, come si legge nella proposta di restauro. Inoltre un nuovo rivestimento metallico per la cupoletta a cipolla del campanile e gli elementi accessori che, nel 2008, si presentavano danneggiati dalla corrosione e in pi๠parti forati se non mancanti.

La rimozione e il ripristino di tutte la parti ad intonaco, danneggiate dalle infiltrazioni, quali la muratura portante in mattoni alla base del campanile, la cornice perimetrale, anch’essa in mattoni, sulla sommità  del tamburo cilindrico, l’intonaco esterno del pronao e la decorazione interna del portico. Era inoltre consigliata la rimozione e il riposizionamento dei gradini in pietra di accesso al Sacrario. Interventi, come detto, mai realizzati per la mancanza dei fondi, come spiegato dallo stesso architetto Avanzi e da don Ettore De Faveri, responsabile della parrocchia di S.Giusto, proprietaria dell’immobile.

“Occorrerebbe venisse ufficialmente riconosciuto come Sacrario :spiega quest’ultimo- in modo tale da ricevere le sovvenzioni statali, oppure trovare finanziamenti privati”. Anche il sindaco Gemma Amprino concorda sull’importanza di valorizzare un monumento cittadino di questo tipo. Ancora di pià¹, se pensiamo, nell’ottica dei futuri parcheggi Rosaz (già  progetto Barbarossa) che andranno a rendere pi๠fruibile non solo il Castello ma anche quest’area oggi meta degli “amanti del turismo colto”, come li definisce l’assessore Follis, ma semisconosciuta, forse, persino a molti segusini.

Questa cappella, seppur in forme diverse dall’attuale, esisteva già  nel 1682, come comprova il Theatrum Sabaudiae, la storica raccolta dei possedimenti sabaudi che conteneva anche la pianta topografica di Susa del XVII secolo. Il noto architetto segusino Carlo Andrea Rana operò dunque su strutture preesistenti per dar vita all’edificio barocco che possiamo ammirare ancora oggi. A lui si deve l’innalzamento del tiburio e il coronamento con il cupolotto. Lavori che terminarono nel 1774. La cappella, come spiega Follis, servì anche da cimitero della città  a partire dal 1772, allorché vennero soppressi i cimiteri antistanti alle chiese di S. Giusto, di S. Paolo e di S. Maria Maggiore, e fino alla fine dell’800, quando venne edificato l’attuale cimitero in regione Balma di Grosso.

Non resta dunque che auspicare l’intervento di qualche soggetto privato e/o fondazione bancaria. Il comune, da parte sua, mette ogni anno a bilancio 10mila euro per gli interventi agli edifici di culto, chiaramente non sufficienti però per un restauro di tale portata.

Davide Ribella Madonna delle Grazie a Susa L'assessore Follis a Susa