In migliaia hanno partecipato al funerale CHIANOCCO – Le lacrime, il dolore, la commozione di più di tremila persone hanno accompagnato l’ultima partita di Virginio Viglione, il diciassettenne che martedì 27 settembre ha perso la vita, travolto dal Tgv mentre attraversava i binari alla stazione di Borgone.

Una grande folla, lunedì 3 ottobre, si è stretta intorno ai genitori, Antonella e Riccardo, e al fratello Edoardo: amici, compagni di scuola del Des Ambrois e di altre scuole valsusine. Giovani con le maglie delle squadre di calcio in cui Virginio ha giocato come portiere:il Susa-Bruzolo e il Chisola-Alpignano ma anche i ragazzi dei giovanissimi del Bussoleno 2000 nelle cui fila milita Edoardo.

Tutti con una rosa bianca e blu in mano per l’ultimo omaggio all’amico campione. “Oggi Chianocco avrebbe bisogno di un vero e proprio stadio per giocare quest’ultima partita con Virginio”, ha detto il parroco don Pier Luigi Cordola che ha celebrato il rito funebre insieme a don Prospero e a don Fortunato Pent, cappellano dell’ospedale di Susa.

“Perché Virginio – ha ricordato don Cordola – era prima di tutto un atleta. E oggi, intorno a lui, ci sono tanti atleti, del calcio ma anche di tante altre discipline”.

Ma chi era Virginio? Don Cordola lo ricorda bambino, “quando si preparava alla prima Comunione; un carattere esuberante, vivace”. Poi gli “anni della crescita, 13-14 anni, con il cammino della Cresima”.

E gli ultimi tempi: “Virginio era un atleta, ma anche uno studente. Ed era un ragazzo cristiano. Ricordo ancora uno degli ultimi incontri quando mi disse: “Don, devo sempre venire a trovarti perché voglio confessarmi…”

Una morte, quella di Virginio, “che suscita tanti, troppi interrogativi. Che mette a dura prova la nostra fede. Ma ricordiamoci che il Signore accoglie e che non vuol perdere nulla di coloro ai quali ha dato l’esistenza. Non possiamo pensare che Virginio sia stato cancellato. Dentro di noi si fa strada la speranza che la sua vita continui, che quel corpo martoriato dall’incidente un giorno risorga”.

Perché, ha concluso don Cordola, “oggi si è concluso tragicamente il segmento terreno della vita di Virginio, ma è iniziato l’altro segmento, quello dell’eternità”.

Al termine del rito il saluto di due amici, a nome di tutti: “Sei stato il nostro portiere coraggioso, originale e generoso – dice un giovane tra le lacrime – e siamo certi che adesso ci aspetti per giocare un’altra partita”.

Aggiunge un’amica: “Ciao Virginio, grande portiere! Capiamo l’importanza delle persone solo quando le perdiamo. E non basteranno tutte le lacrime e le pagine scritte per dirti quanto ci manchi e che te ne sei andato troppo presto. Tu continua ad allenarti per la partita più importante”.

Il feretro esce dalla chiesa. La gente defluisce lenta. I ragazzi lanciano in cielo i palloncini bianchi e tanti giovani, uno dopo l’altro, depongono le rose bianche e blu sopra la bara. Dalla piazza parte l’ultimo saluto: “1,2,3… Ciao Virgy!!!”.

Bruno Andolfatto un'immagine del funerale