Confermata per sabato 30 aprile a Bussoleno la marcia per il lavoro NULLA DI NUOVO e nulla di buono sotto il sole. La crisi continua e, afferma Toni Ferigo della Cisl valsusina, “i cassaintegrati hanno ormai raggiunto quota 1800”. Con fabbriche vicine alla chiusura, come la Cabind di Chiusa San Michele (78 lavoratori), o che annunciano il trasferimento altrove dell’attività , cone l’Hsd di Caselette (36 dipendenti). Una situazione non pi๠sostenibile, che ha suggerito alla Comunità  Montana Bassa Valle, di convocare la scorsa settimana le forze sindacali, sociali e produttive del territorio. E di promuovere, per la sera di giovedì 30 aprile a Bussoleno, una marcia per il lavoro. Non sarà  una marcia di protesta – annunciano i promotori. ma di proposta, per e non contro. Tanto che, probabilmente, per l’occasione verranno formalizzate alcune proposte da inoltrare alle forze politiche, alla Regione, al Parlamento, al Governo per rilanciare l’economia locale e il sistema delle imprese. Accesso al credito per le piccole realtà  produttive e spostamento in avanti di alcune scadenze fiscali (come i versamenti Iva) sono alcune delle ipotesi su cui si sta discutendo. Accanto ai numeri della cassa integrazione ordinaria (che risparmia poche aziende del territorio) non mancano situazioni ancora pi๠preoccupanti. La spada di Damocle della mobilità  sta per cadere (il 5 maggio) sui 78 dipendenti della Cabind di Chiusa San Michele. Martedì 14 aprile, davanti allo stabilimento, ci sarà  un’assemblea organizzata dai sindacati Preoccupazione anche tra i 36 lavoratori della Hsd di Caselette: “Nei giorni scorsi – spiega Nicola Morabito, della Fiom Cgil – l’azienda (produttrice di motori elettrici) ha annunciato l’intenzione di trasferire i macchinari nella sede madre di Pesaro e di chiudere i battenti in quel di Caselette. Dichiarando, ufficialmente, di non voler licenziare nessuno. Ma è chiaro che, per i 36 che lavorano a Caselette, trasferirsi a Pesaro risulta pressochè impossibile”. Così, da due settimane, i lavoratori sono in stato di agitazione e presidiano lo stabilimento. Il 17 aprile ci sarà  un incontro tra le parti all’Unione Industriali. Non naviga in buone acque neppure la Gestind di Bruzolo che, nelle scorse settimane, ha dichiarato 60 esuberi (40 tra impiegati e indiretti, 20 tra i lavoratori delle linee). “Lunedì 6 aprile – dice il delegato Di Michele – si è svolto un incontro all’Unione Industriale in cui sindacato e lavoratori hanno chiesto il ricorso ai Contratti di Solidarietà . Che comportano meno orario di lavoro, meno salario e nessun licenziamento. Ma l’azienda ha risposto picche. E ha avanzato l’intenzione di chiedere la cassa integrazione straordinaria per 60 persone. Così il 16 aprile ci sarà  un nuovo incontro”. “La mia impressione – spiega Di Michele – è che siamo di fronte a una cassa… strumentale. Lavoro ce n’è parecchio e forse la Gestind vuole scaricare sui lavoratori i suoi problemi di bilancio e di liquidità “. In ogni caso la Gestind avrebbe fatto presente che il problema maggiore riguarda soprattutto impiegati e indiretti mentre, per i 20 operai non dovrebbero esserci problemi se gli ordinativi riprendessero a crescere. E la cassa integrazione continua anche in alcune aziende fino a pochi mesi fa mai toccate da situazioni di crisi. Come la Irem di Borgone che, dice il delegato Giulio Cometto. “ha subito un 30 per cento di calo nei volumi produttivi”. Risultato: ”Si naviga a vista e alla fine di ogni settimana si decide quando e quanto lavorare”. I lavoratori della Cabind di Chiusa San Michele