Il libro di Clelia Baccon presentato a Salbertrand Sabato 11 dicembre, presso la sala convegni del Parco Naturale del Gran Bosco, si è tenuta la serata inaugurale della rassegna denominata “Chantar l’uvern, da Natale a Sant’Orso”. Per l’occasione, è stato presentato il cahier n° 12 dell’Ecomuseo Colombano Romean sul tema dell’emigrazione salbertrandese di un tempo.

Il quaderno, scritto a due mani dalla maestra Clelia Baccon Bouvet e da Virgilio Faure, si intitola Emigrasiun a Salbeltran e din la Valìa dl’Auta Duira ovvero Emigrazione a Salbertrand e in Alta Valle Susa.
Il testo, articolato su una sessantina di pagine e ricco di illustrazioni antiche, dedica la prima parte a tutti coloro che sono stati costretti a partire e lasciare il proprio paese alla ricerca di un lavoro: Mai da Salbeltran la s’partìa… ossia Anche da Salbertrand si partiva…. Clelia Baccon descrive il fenomeno dell’emigrazione vissuto dai nostri avi, in particolare verso la vicina Francia o alla volta della lontanissima Argentina, con testimonianze, ricordi e aneddoti che hanno determinato un notevole flusso migratorio, stagionale ma anche definitivo, negli anni compresi tra tra la seconda metà  dell’Ottocento e i primi del Novecento.

In conclusione, la maestra Clelia spiega come il flusso migratorio verso la Francia e l’America sia stato notevole per il paese di Salbertrand e lo si può dedurre anche dal risultato di due censimenti: dai 1426 abitanti del 1870 si passò ai 924 abitanti del 1921. La seconda parte del quaderno punta ad immedesimarsi nei sentimenti di coloro che dopo anni di esilio sono ritornati nel proprio paese natio: Mai a Salbeltran la s’turnava… ovvero Anche a Salbertrand si tornava… Virgilio Faure racconta l’esperienza, vissuta in prima persona, di un’emigrazione fortunatamente temporanea, conclusasi poi felicemente con il ritorno a casa. Sono i ricordi della sua famiglia e di quella di sua moglie Francesca.

Ne risulta un’interessante e curioso spaccato di vita degli ultimi anni dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento, riferito a queste due discendenze con le loro ansie, le loro aspettative e le indubbie difficoltà  che sono poi andate via via scemando (almeno dal punto di vista economico) col passar del tempo. In conclusione, Virgilio interpreta la sensibilità  della gente di montagna, che a quei tempi, seppur con poca istruzione, manifestava carattere, caparbietà  e grande volontà  di riuscire nelle cose in cui credeva, riuscendo così ad emergere e farsi stimare anche in altre nazioni. Qualche famiglia è rimasta definitivamente all’estero, altre come quella di Virgilio, sono invece rientrate al paese di provenienza.

Il cahier n° 12 è in vendita presso la sede del Parco al prezzo di € 5.

Claudio Tescari La copertina del libro