Una vita da prete. Ordinato nel 1939. Cappellano militare, reduce dalla ritirata di Russia Prete da oltre settant’anni. Si fa in fretta a dirlo, ma a pensarci dà  un’emozione unica. Era il 23 settembre del ’39, quando don Rinaldo, poco pi๠che ventiduenne, venne ordinato sacerdote da mons. Ugliengo. Tanto per intenderci, un mese prima la Germania di Hitler e la Russia di Stalin avevano firmato il patto Ribbentrop-Molotov e pochi giorni dopo, con l’invasione della Polonia, iniziava la Seconda Guerra Mondiale.
La sua prima e unica vice cura fu ad Almese, con il vecchio pievano, mons. Spirito Rocci. L’Italia entra in guerra e don Trappo, mai riluttante al servizio, parte come cappellano militare. Sul quaderno dei ricordi ci sono la Campagna d’Albania, poi il Fronte greco, poi ancora quello jugoslavo. Rientra con il suo battaglione, il Ceva, e poi subito via per il fronte russo, con l’ARMIR. La ritirata di Russia è la storia segreta, drammatica che don Rinaldo conserva nel suo cuore; pagine mai scritte. (Ma adesso qualcosa c’è, si può ascoltare nella Banca della Memoria). Torna in Italia con poco meno di cinquanta uomini, è il maggio del ’43. Davvero grande, il tenente Trappo! Ma la guerra continua, ed eccolo allora sul Brennero, dove vive il suo 8 settembre. Fatto prigioniero, viene deportato in Germania. Gira per sette campi e rientra in Italia solo il 9 settembre del ’45. A Liberazione oramai avvenuta.
Ma don Rinaldo è un “moto perpetuo”, non può star fermo. Così ritorna all’estero, in Francia, Belgio, Svizzera e Germania tra gli italiani emigrati in cerca di lavoro.
La salute lo obbliga però a rientrare in Italia e fa il “maestro” nelle scuole elementari. Vive a Bussoleno, il suo paese natale, con la sorella. Quando resta solo, perché la sorella sale in Cielo, ritorna a Susa, in Seminario. Sul suo petto la medaglia al Valor Militare, tre Croci di guerra, le onorificenze prima di Cavaliere e poi di Commendatore. Anche la Chiesa nel ’93 lo onora con il titolo di monsignore, conferitogli da papa Giovanni Paolo II.
La salute lo costringe a lasciare Susa e va a vivere nel cuneese, che è un po’ la sua seconda patria. Lo spirito è quello di sempre, indomito, ma anche le vecchie “querce” muoiono, e così lunedì mattina arriva la notizia che don Rinaldo è tornato alla Casa del Padre. Grazie don Rinaldo, a nome dei tanti, tantissimi tuoi amici. Ricorderò sempre le tue messe in San Giusto, quando soprattutto arrivavi al segno di pace. Quelle parole erano per te tutto meno che rituali, e se serviva battevi anche un pugno sull’altare perché l’assemblea capisse il valore di quel gesto. Come potevi dimenticare quello che avevi visto, quello che avevi sofferto.
I tuoi ultimi passi sono stati da Peveragno, casa di riposo “Villa Fiorita, dove sei morto, al Cielo, dove ora vivi. Chissà  quanti alpini del tuo battaglione, che tu hai visto morire là , nell’infinita Russia, ti sono venuti incontro per dirti: “Benvenuto, cappellano. Agli ordini”, e tu, che avevi il cuore di un bambino, gli hai subito detto: “Riposo, ragazzi, riposo”. Ciao.
d.e. Don Rinaldo Trappo Il funerale di Don Rinaldo Trappo