La piccola Virginia Piva nasce dentro una Fiat Bravo GIAVENO – Nata il 13 marzo 2012 a Giaveno in piazza Molines 29: recita così il certificato di nascita di Virginia Piva. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che da fine 1996 il reparto di Maternità dell’ospedale di Giaveno è chiuso e da allora i “giavenesi doc” sono stati pochi, anzi pochissimi. Otto in tutto per la precisione, Virginia compresa, di cui sei femmine e due maschi. Prima di lei occorre tornare al maggio 2010. Eppure la piccola di casa Piva si differenzia da tutti: se per gli altri infatti la scelta del parto a casa è stata voluta, per la piccola Virginia nient’affatto. Tanto che è nata in auto, nel parcheggio del cortile del condominio in centro città dove ora abita con mamma Anna, papà Andrea e il fratellino Giacomo. Pensare che avrebbe dovuto nascere all’ospedale S. Croce di Moncalieri, dove lavora Roberta Giovanelli, giovane ostetrica giavenese e amica di famiglia, presente a quel parto inusuale, a tratti rocambolesco, che difficilmente dimenticherà. Ora sorridono le due giovani donne pensando a quel martedì 13 marzo. Mamma Anna ricorda minuto dopo minuto: “Intorno alle 15 io e Roberta ci siamo incontrate per un controllo ma stavo bene – dice – Avevo qualche fitta ma nessuna da far presagire quanto sarebbe capitato da lì a poco. Volevo addirittura andare a fare la spesa a Rivoli. Come ogni giorno però ho preso l’auto, sono andata a prendere Giacomo al nido e sono tornata a casa”. Le prima avvisaglie arrivano poco dopo le 17, sotto la doccia si rompono le acque. Il marito Andrea, avvisato, rientra a casa, e a sua volta allerta l’amica Roberta che accorre: “Ho capito subito che a Moncalieri non saremmo arrivate in tempo, pensavo almeno a Rivoli” continua Roberta. Ma Virgilia aveva fretta di venire al mondo. Tempo di vestirsi e di chiudere l’uscio di casa – sono le 18.20 – e arriva la prima spinta, la seconda in ascensore, sotto gli occhi allibiti di un condomino in attesa di salire ai piani superiori. Le successive spinte sui sedili posteriori dell’auto, parcheggiata in cortile. “Avevo un paio di guanti sterili nella borsa, ho preso un asciugamano e abbiamo messo dei teli” racconta Roberta. Nel frattempo Andrea telefona al 118. E’ questione di minuti, alle 18.35 Virginia nasce: 3,080 kg per 51 cm di vita. Piange, sta bene. E’ quasi imbrunire ma non fa freddo. Viene scaldata dal calore di mamma Anna e avvolta nell’asciugamano. Lo stupore si leggerà anche sui volti dei sanitari del 118 arrivati un quarto d’ora dopo, convinti di dover trasportare una mamma in procinto di partorire. A Roberta ancora l’incarico di tagliare il cordone ombelicale. Infine il trasporto all’ospedale di Rivoli e il ritorno a casa per mamma e bimba tre giorni dopo. “Penso che in quei momenti con noi ci fossero parecchi angeli custodi” sorride ancora Anna, ripensando a quanto accaduto.

Vista la situazione d’emergenza, qualche timore? “No perchè sapevo di essere in buone mani: con me c’erano Roberta, mio marito Andrea e ho cercato di applicare quanto mi è stato insegnato nel corso pre-parto che ho seguito nel consultorio di Giaveno. Piccoli consigli che si sono rivelati preziosi”. E per Roberta, ostetrica da un anno e mezzo, un’esperienza memorabile. “Di bimbi ne ho visti e aiutati a nascere già tanti, ma non certo in una situazione simile. Il tutto si è svolto talmente in fretta che non ho avuto nemmeno il tempo di preoccuparmi. Ho mantenuto la calma e per fortuna tutto è andato per il meglio”.

Anita Zolfini