Quattro passi nel paese dove si porta a spasso il bran e danzano le spade Ai tempi del computer, digitando Giaglione, il simpatico correttore automatico trasformava in “Guaglione” il nome del paese: un vero tuffo nel profondo dello stivale, e proprio per un paese dove si parla tutt’ora, e correntemente, il patois francoprovenzale.

Ed infatti Giaglione si dice Dzalhoun in lingua locale, quella di origine galloromanza, Giajon in piemontese, e Jaillons in francese. E’ uno dei pi๠soleggiati villaggi valsusini e si trova appunto collocato all’incrocio di tre valli: la Val Cenischia, la Val Susa e la Val Clarea. Si presenta come un balcone, pieno di verde, affacciato tra l’altro anche sul meraviglioso e selvaggio canyon delle gorge di Susa.

Per questi motivi – ci racconta l’attuale sindaco, Ezio Paini- attira molto la gente di città  e di pianura…Molte giovani coppie ci chiedono se sia possibile trovare casa qui: siamo sugli ottocento metri sul livello del mare, il clima è ideale anche per i bambini, ed il paese è diviso in una decina di borgate tutte piuttosto caratteristiche. E’ chiaro che piaccia. E poi c’è un bellissimo sole“.

E sotto questo sole, l’agricoltura ha prosperato per decenni. Oggi, malgrado un progressivo abbandono dell’attività  della terra, vino, castagne e formaggi continuano ad avere i loro amatori. Ed i loro produttori.

E’ il caso di Giancarlo Martina, gestore, con la sua famiglia, anche di un agriturismo in loco, ma soprattutto produttore di un gustoso vino di montagna: avanà  tipico della zona, ma anche altri, come i sorprendenti vini bianchi.

Giaglione è divenuto una tappa obbligata per il cosiddetto “turismo dolce”, come va di moda dire oggi. In macchina, salendo da Susa, il paese è raggiungibile almeno da tre punti, ed è tutto un grazioso gomitolo di strade, che si snodano tra le varie borgate, la cui elencazione si fa quasi preghiera: Santo Stefano, San Gregorio, San Giuseppe, San Lorenzo, San Giovanni, Sant’Andrea, Rastella, Creuza, Sant’Antonio, San Rocco, Sant’Anna, Pradonio, Cornale, Pian delle Rovine, pi๠le borgate della Val Clarea e di Santa Chiara, il polmone verde tanto amato dai turisti, che lo invadono spesso anche ad ondate gigantesche.

E poi c’è la cultura, altro punto di forza del paese. Qui ha operato, anni fa, un illuminato insegnante, cultore delle tradizioni ed innamorato del suo paese e della sua gente: il maestro Paolo Gras.

Girovagando di borgata in borgata, questo appassionato studioso cominciò a raccogliere notizie, documenti, manufatti, pezzi di archeologia alpina, di cui molti legati agli antichi mestieri della montagna. Ne venne fuori un piccolo museo etnografico, ospitato con l’aiuto del parroco di allora, don Alfredo Albert, ed anche un primo, esauriente volume sulla storia della valle, scritto insieme ad un altro storico locale, l’architetto Valerio Tonini.

Prematuramente scomparso, il maestro ha lasciato però un’eredità  che in tanti appassionati hanno saputo cogliere, trasmettere alle giovani generazioni, facendola fruttare in chiave turistica, culturale, ed anche di animazione del paese. Tra gli altri, Marco Rey, imprenditore, amministratore, e anch’egli cultore di cultura popolare e tradizioni.

Così, a Giaglione, grazie all’interessamento di personaggi come Enzo Vayr, già  sindaco del paese, ed il supporto di amministratori sensibili come Giovanni Ponte, è potuto nascere il Ce.S.Do.Me.O, il centro di studi e documentazione sulla memoria orale, che si propone di recuperare e tutelare tutto un mondo di tradizioni locali, a partire dalla lingua francoprovenzale. Innumerevoli, ormai, le iniziative promosse dal Centro, che hanno avuto anche una significativa risonanza sovranazionale.

Ma Giaglione è anche un paese sportivo, e non certo da ieri. Oggi esiste una bella palestra di roccia, frequentata da tanti appassionati alpinisti, vi sono percorsi naturalistici di una bellezza sconvolgente, ci sono state gare di sled dog (!), ma già  in passato il paese con il gallo nello stemma faceva la voce grossa in un settore che non ci si aspetterebbe: quello del podismo.

E’ appunto degli anni settanta il dominio indiscusso degli atleti della Polisportiva Giaglionese, all’epoca praticamente l’unica società  podistica valsusina, e che dunque aveva avuto l’intuizione di dare spazio ai migliori talenti dell’epoca, come i giovanissimi Adriano Aschieris, “enfant du pays”, Pier Paolo Fontan, e tanti altri camosci con i razzi nelle scarpette.

Qui, nel paese dove per deliberazione comunale si è chiesta ed ottenuta dalla Provincia la tutela della minoranza linguistica francoprovenzale, e dove la parlata galloromanza si apprende già  sui banchi della primaria, si fa festa in gennaio, per San Vincenzo.

E se la festa è religiosa, la tradizione, come spesso capita, unisce il sacro col profano: si porta infatti in processione il “bran”, un catafalco che rappresenta una sorta di albero fiorito, costituito da un’intelaiatura di legno alta circa due metri, con una base di legno piatta e rotonda, e che viene completamente rivestita da fiori, frutti, e nastri colorati.

A caricarsi quest’incombenza folkloristica sulle spalle è una ragazza da sposare, rigorosamente in costume tradizionale, e l’usanza è direttamente collegata ai riti della fertilità  tipici dell’arco alpino. Nella stessa occasione, prende corpo la famosa danza delle spade, eseguita dagli spadonari: quattro uomini che non hanno niente a che fare con i moschettieri resi celebri da Dumas, visto che le loro origini sono assai pi๠antiche, addirittura coeve a quelle dei riti pagani per favorire appunto la fertilità  della terra e l’abbondanza del raccolto.

Se l’origine di tale tradizione pare risalire addirittura all’età  del Ferro (quinto-quarto secolo avanti Cristo), l’obiettivo di favorire l’esplosione della vita è confermato dall’utilizzo quasi su scala industriale dei fiori, che ornano abbondantemente il copricapo degli spadaccini, e dal coloratissimo costume che li avviluppa.

E parlando di lame affilate, roba che sarebbe piaciuta perfino al regista Quentin Tarantino, nello stile del film “Kill Bill”, per intenderci, le armi sono lunghe spade dritte, chiamate “lou sabro”, hanno l’impugnatura in legno decorata e le borchie in metallo per meglio brandirle. La danza dei quattro samurai delle nevi, fuoriusciti da tempi nebbiosi e selvaggi, è poi davvero insolita: gli spadonari, accompagnati dalle note della banda musicale (tra l’altro, il complesso è uno dei fiori all’occhiello di Giaglione, straboccante di giovani e bravissimi musicisti), pi๠che procedere a passo di danza, balzano letteralmente da un punto all’alto del sentiero, regalando agli intervenuti evoluzioni che riportano indietro di secoli.

Riassumendo: balzi nel passato remoto, però piuttosto attuali e sotto gli occhi di tutti. Tornando ai tempi nostri, il sindaco Paini fa il punto della situazione: “Il paese è costituito da poco meno di settecento abitanti…Abbiamo anche l’ufficio postale ed il servizio medico continuo. Gli esercizi commerciali sono una decina. Il nostro problema sono i collegamenti: possiamo soltanto permetterci un trasporto pubblico per la scuola, mentre molte borgate hanno bisogno di una viabilità  adeguata, ma anche di parcheggi: sarà  la nostra sfida nei prossimi anni. Moti lavori erano già  partiti, ma poi l’alluvione del 2008, in due riprese, soprattutto in Val Clarea, ci ha bloccati per un lungo periodo. Insomma, il nostro obiettivo primario è la messa in sicurezza dell’intero territorio comunale, poi puntiamo sull’utilizzo delle energie alternative, come quella del sole. Il mio sogno, poi, sarebbe la creazione di piste forestali per raggiungere località  della nostra montagna che oggi sono piuttosto isolate“.

Da non perdere, per i visitatori che amano la cultura, la piccola cappella in frazione Santo Stefano, che può vantare tre affreschi piuttosto significativi del XV secolo, e che raffigurano i vizi, le virt๠e le pene del pi๠cupo e bruciante degli inferni. Certo, che a guardare le cose da qui, in questa primavera che sta finalmente esplodendo, Giaglione appare pi๠che altro come un paradiso.

Giorgio Brezzo cartello di Giaglione Giaglione - il fran Panoramica di Giaglione Giaglione, la chiesa Giaglione - dettaglio