Valsusa e Valsangone per l’Abruzzo Dall’Ana Valsusa 22 volontari a Barisciano
Le scosse continuano ma l’opera di assistenza non si ferma

E’ passata una settimana dall’intervento in Abruzzo della Protezione Civile, nelle cui file hanno dato il loro contributo anche parecchi valsusini e valsangonesi.
Cominciamo con il gruppo valsusino che per primo è giunto sui luoghi del sisma, come vi abbiamo anticipato nello scorso numero, in cui li avevamo lasciati a montare tende intorno al comune di Barisciano, vicino a L’Aquila. Ora quel gruppo è tornato a casa, sostituito da un altro, e nel resoconto di due dei suoi componenti, Paolo Parisio e Renzo Turco, rivediamo il loro lavoro.
L’allerta era giunto fin da lunedì mattina, poche ore dopo le scosse pi๠violente, e subito cominciarono i preparativi, si dovevano cercare i volontari disponibili nell’immediato, radunarli e preparare il materiale per la partenza, il proprio e quello per preparare il campo per gli sfollati.
La Protezione Civile prevede che ci sia, per aree, una squadra di circa 20 elementi, sempre pronta per le emergenze, la nostra area comprende Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. La squadra della Valle di Susa aveva finito il turno domenica scorsa.
A seguito di eventi come i terremoti, parte subito l’organizzazione della Protezione Civile che attua i piani di soccorso preparati e testati nelle esercitazioni. Nulla è lasciato al caso, dal personale ai mezzi e ai materiali. In base alle esigenze dell’evento, l’organizzazione centrale prevede le figure da impiegare, nei magazzini di zona poi ci sono i mezzi ed i materiali per le varie evenienze.
Al gruppo valsusino, sono stati richiesti 12 volontari, che dovevano partire con l’autocolonna di lunedì.
Detto, fatto. Trovati i 12, i nostri partivano alla volta di Druento, dove c’è il magazzino regionale per le tende e altro materiale, da qui, insieme ai colleghi di Pinerolo, Torino ed Ivrea, dovevano raggiungere l’autocolonna con tutto il 1° raggruppamento piemontese ad Alessandria. Infine, dopo una decina di ore di viaggio, a L’Aquila la Polizia Stradale accoglieva l’autocolonna e li guidava alla destinazione di Barisciano.
E’ ormai martedì mattina.
Subito una forte scossa ricorda a tutti che non c’è tempo da perdere, la prima necessità  è quella di montare le tende per la popolazione che ha passato la nottata fuori o nelle autovetture. Il Comune ha già  destinato un’area principale dove installare il campo base, qui subito si provvede alle tende e a tutte le strutture di supporto necessarie, la cucina, i bagni, i gruppi elettrogeni per la corrente e l’illuminazione, non manca l’ospedale.
I campi della Protezione civile sono organizzati in modo da essere autosufficienti, il materiale giunge sui camion in container. Ogni container contiene i moduli per le tende o i posti letto e così via.
E’ tutto ordinato, non lasciato al caso, i materiali sono collaudati e funzionali. Anni di esperienza e di esercitazioni hanno fatto raggiungere un buon livello di preparazione che serve proprio in casi come questo.
Riguardo ai “nostri” si potrebbe pensare che sono andati “solo” in 12 ma non sarebbe giusto. 12 sono una squadra che sul posto ha collaborato con tutte le altre: solo a montare le tende a Barisciano erano in 140 volontari.
L’organizzazione della Protezione Civile fa sì che ci sia il giusto quantitativo di persone, qualificate, nel posto giusto e questo protratto nel tempo. Sul posto ci deve essere chi serve, per il tempo che serve e con il materiale necessario. Non è un gioco, ci sono persone da aiutare in situazioni difficili.
Abbiamo lasciato i “nostri” alle prese con le tende, e dopo quelle per la gente ora tocca anche alle loro, che solo ora possono prepararsi il posto per riposarsi, dopo quasi due giorni. Intanto il gruppo di Vercelli ha messo in piedi la mensa per tutti e provvede anche a rifocillarli.
Mercoledì si continua, per ora ancora tende, insieme ad altri 130 volontari piemontesi, mentre altri sistemano il resto delle infrastrutture. Il programma procede regolare, ognuno sa cosa deve fare, non è necessario improvvisare.
In mattinata c’è stato il rapporto dal sindaco, tra le altre cose si è stabilito di montare le tende per la popolazione il pi๠possibile vicino alle loro case. Quindi dove le condizioni lo permettevano e dopo il controllo dei Vigili del fuoco, si posizionavano le tende per le famiglie vicino alle loro case: anche questa è una forma di aiuto psicologico per le persone costrette a lasciare la casa e che almeno non vengono spostate lontano.
Le tende utilizzate per la popolazione (quelle blu n.d.r.) ospitano mediamente 6 persone.
Vengono allestite con i kit-letto, sorta di grossi “sacchi” contenenti ognuno 2 brande (rete, materasso, cuscino, coperte e lenzuola). Il lavoro è diviso a squadre, una con i camion porta le tende e le brande, quella che segue monta tutto. Per i percorsi pi๠stretti o disagevoli vengono usati i “Merlo”, praticamente dei muletti come quelli commerciali per portare i carichi.
Intanto gli addetti all’allestimento del campo base procedevano nel loro lavoro, quando i nostri tornavano dai vari montaggi nelle frazioni o solo nei dintorni trovavano sempre qualche novità , ed un campo pi๠grande. Questi allestimenti sono autosufficienti, dagli alloggi alla cucina passando per i bagni e gli scarichi. Anche il riscaldamento non deve mancare: infatti se di giorno la temperatura è mite, la notte il freddo è ancora piuttosto aggressivo. Barisciano è un piccolo comune di 1500 abitanti cui però vanno aggiunte tutte le piccole frazioni intorno, e tutti hanno dovuto essere ospitati nelle tende. Le scosse si susseguono, alcune molto forti, come mercoledì notte o ancora dopo 5/6 giorni. La paura è tangibile, ogni tanto in paese qualche muro crolla ma le case sono vuote, in paese si entra solo scortati dai Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine provvedono alla sorveglianza, efficace ci dicono. Nonostante la situazione di disagio si ha comunque la sensazione di relativa tranquillità , anche la gente, reagisce bene, e bene accoglie i soccorritori, dividendo con loro quello che può, fosse anche solo la “cannella” dell’acqua. In fondo sottolinea Renzo Turco: “abbiamo fatto quello che avremmo voluto ricevere se fossimo stati noi al posto loro”. E ci sembra che la popolazione abbia apprezzato tutto questo.
Sabato scorso c’è stato il cambio, la prima squadra, Angelini Felice, Boschetti Dario, Cellerino Bruno, Chiapusso Enzo, Fagoni Luigi, Magnetto Dario, Martin Pier Antonio, Parisio Paolo, Sarboraria Claudio, Tournour Antonio, Turco Renzo e Vezzetti Pietro è tornata a casa, al loro posto sono partiti Careri Giuseppe, Fallorni Antonio, Gallo Domenico, Maritano Giorgio, Maza Gabriele, Mondino Bruno, Nota Fulvio, Ramella Michele e Turri Antonio. A loro e a tutti i volontari del Campo di Barisciano e a quelli che arriveranno nei prossimi turni il compito di proseguire il lavoro, perchè è tanto. (Vito Aloisio)

Davide Baronetto, giovane volontario Aib di Giaveno
“Impressionante la macchina degli aiuti e il calore degli abruzzesi”

Per il giovane Davide Baronetto, classe 1983, volontario dell’Aib di Giaveno, l’esperienza che sta vivendo in Abruzzo è una prima assoluta, abituato com’è a spegnere incendi. E’ partito insieme ad altri tredici volontari del gruppo Aib della Valsangone – 8 di Giaveno, 3 di Valgioie, 2 di Coazze e uno di Trana : alle 4 del mattino di venerdi 10, dopo l’allerta arrivata alle squadre valsangonesi il giorno precedente. In sei ore il gruppo, coordinato dall’ispettore generale AIB Beppe Bigando, ha preparato mezzi e materiali ed è partito alla volta di una frazione di Barisciano, unendosi nel viaggio ad altri sedici volontari piemontesi: con loro, una cucina da campo, gazebo refettori, gruppo elettrogeno, tende, torri faro, quattro camion, di cui uno con cestello elevatore e un altro per l’acqua potabile, tre fuoristrada e un mezzo con carrello. 700 km e un estenuante viaggio di 16 ore per arrivare a Petonia, frazione di Picene, borgata nel comune di Barisciano ad oltre 700 metri d’altezza. Abbiamo raggiunto Davide telefonicamente, il giorno di Pasquetta. Niente gita fuoriporta per lui, ma ore di lavoro in aiuto ai terremotati: “Diamo da mangiare ogni giorno a circa 150 persone : spiega : nel campo che abbiamo qui allestito. Petonia è stata meno colpita di altre borgate ma, davanti a me, nella vallata opposta, vedo Onna, uno dei paesi pi๠duramente segnati dal sisma”. Aib valsangonese impegnata sul fronte del vitto agli sfollati, quindi, ma anche nella collaborazione con i Vigili del Fuoco per il controllo degli edifici. Non è facile tradurre a parole un’esperienza come questa, ancor di pi๠se è la prima: “La situazione qui non è affatto semplice : continua Davide : La gente ha paura: sabato sera, ad esempio, c’è stata una scossa pi๠forte del solito e la maggior parte è uscita di corsa dalla tende. Anziani e bambini, donne e uomini. Eppure, nonostante tutto, sono persone forti e accoglienti, ringraziano continuamente. Mi ha colpito la loro dignità : non è facile per nessuno essere costretti, da un giorno all’altro, a chiedere vestiti e cibo, ed in effetti all’inizio erano un po’ titubanti. Molti hanno perso tutto”. Il pensiero poi corre all’ingente macchina degli aiuti: “E’ un’impressionante catena di solidarietà  : racconta ancora il giovane volontario : Per le strade non vedi auto ma solo un continuo andirivieni di mezzi di soccorso”. Il campo allestito a Petonia dall’Aib della Valsangone resterà  montato ancora per diversi giorni ma questo primo gruppo di volontari rientrerà  in valle tra fine settimana e inizio della prossima e al loro posto arriveranno forze nuove. Anche Davide tornerà  al tran-tran quotidiano nella sua Giaveno, certo però che questi giorni saranno per lui, come per gli altri suoi compagni, pi๠o meno giovani, frammenti di un indelebile ricordo. (Anita Zolfini)

Gianfranco Giai Arcota, responsabile nazionale alpinista dell’Ana
“Nessuno si piange addosso. C’è solo voglia di ripartire”

Di terremoti, nella sua vita, il giavenese Gianfranco Giai Arcota ne ha visti tanti. “Nove in tutto” tiene a precisare, dal Friuli all’Irpinia, e per ognuno di essi ha un aneddoto o una storia da raccontare: tragedie che non si dimenticano, ma che riempiono di esperienza quella valigia sempre pronta a riaprirsi, in fretta e furia, ogni qual volta ce ne sia bisogno. Proprio come è accaduto martedi scorso, a poche ore di distanza dal tremendo sisma che ha scosso l’aquilano e i suoi abitanti.
Gianfranco, classe 1937, responsabile nazionale alpini per il gruppo alpinistico, è partito con uno dei primi gruppi del contingente piemontese di Protezione Civile, alla volta di Barisciano, comune a circa 13 km dal capoluogo abruzzese.
Suo principale compito mettere in sicurezza : in gergo “disgaggiare” : le pareti rocciose a rischio crollo ai bordi delle strade. Lo abbiamo incontrato lunedì, a poche ore dal ritorno nella sua casa a Giaveno, insieme alla moglie, Rosanna Collino, anche lei volontaria in Abruzzo.
La stanchezza c’è ma anche la voglia di raccontare la dignità  e la compostezza di una popolazione provata ma non vinta, l’efficienza della macchina degli aiuti, la solidarietà  degli italiani visibile nelle montagne di viveri e vestiari in continuo arrivo. Preferisce parlare della ricostruzione pi๠che dei crolli, Gianfranco, che, quando scendeva dalle pareti rocciose, si dedicava a montare tende, bagni o servire pasti: “Nell’emergenza non ci si tira mai indietro : afferma deciso : e si lavora senza sosta.
Le esigenze erano e sono ancora tante: nel campo di Barisciano si dà  da mangiare ogni giorno a circa 900 persone, si costruiscono tende con il riscaldamento per affrontare le fredde notti, anche nei cortili, perché la gente ha voglia di stare vicino alle proprie case”.
Ecco, la gente. “Sembra incredibile : continua Gianfranco, mostrando i brividi che lo percorrono al solo ricordo : ma a volte erano loro ad aiutare te pi๠che te aiutare loro, nonostante la paura, complice una terra che continua a tremare. Hanno poco, ma quel poco lo condividono con gli altri.
Sono persone orgogliose, dall’animo forte e generoso, con una voglia di ripartire che è d’esempio”.
Vengono alla mente mille aneddoti della settimana appena trascorsa: un caffè offerto in una tenda, i dottori travestiti da clown per strappare un sorriso ai pi๠piccoli, la fedeltà  di due cagnolini che non si allontano dalle macerie sotto le quali hanno perso la vita i loro padroni.
Ora è a Giaveno Gianfranco Giai Arcota ma tornerà  presto a Barisciano, per dare il cambio agli altri volontari.
E ancora una volta riempirà  quella sua valigia già  piena zeppa di esperienza e ricordi. (Anita Zolfini) si scaricano le brande (foto Parisio)