Accesa discussione con Morgando, Saitta, Bresso e Chiamparino. Il primo cittadino di Susa, Sandro Plano, rilancia l’ipotesi del referendum Sindaci stanchi di prendere ceffoni da una parte (i No Tav duri e puri) e dall’altra, ossia dal resto del mondo, Europa – Governo – Regione – Provincia – Comune di Torino. Sono le fasce tricolori che, in tasca, hanno la tessera del Partito Democratico. Quel Pd, si lamenta qualcuno, ”che accetta di far coesistere i teodem della Binetti con gli atei incalliti ma che poi fa di una ferrovia una questione di vita o di morte”. Così i vari Sandro Plano, Giuseppina Canuto, Nilo Durbiano (di recente approdato al partito di Veltroni), Carla Matteoli, hanno tirato fuori gli artigli e, lunedì 12 gennaio, le hanno cantate chiare al segretario regionale del Partito Gianfranco Morgando ma, soprattutto, al trio composto da Sergio Chiamparino, Antonio Saitta, Mercedes Bresso.
Un incontro che si è svolto a Torino, nella sede del partito, rigorosamente off limits per quei rompiscatole di giornalisti che, come al solito (ormai è un’abitudine), si son dovuti accontentare dei documenti ufficiali (la relazione di Morgando) e di quanto i primi cittadini interessati hanno lasciato filtrare.
Così, dal sindaco di Susa, Sandro Plano, apprendiamo, non senza ironia, ”che il clima è stato costruttivo, con reciproci tentativi, da una parte e dall’altra, di imporre la propria opinione”. E alla fine? ”Noi siamo rimasti ancorati alla proposta Fare” E Bresso, Chiamparino, Saitta e Morgando? ”Un passo l’hanno fatto, ed è quello di riconoscere la necessità di partire dalle criticità del nodo di Torino. Ma poi hanno ribadito che la Torino-Lione va fatta tutta insieme, tunnel di base compreso”. Insomma, ciascuno è rimasto sulle sue posizioni. Anche se il tempo degli anatemi pare archiviato. E nemmeno l’ipotesi sparata da Chiamparino (”dar vita anche in valle a liste Sì Tav trasversali con dentro Pd e Pdl”) pare aver goduto di grande considerazione. ”Ma non scherziamo neanche – dice Carla Mattioli, sindaco di Avigliana – ritenere la Tav un elemento che unifica centro destra e centro sinistra mi pare una follia. Ci sono un sacco di cose che ci allontanano, come la riforma della scuola, il lodo Alfano, la questione morale….”
E allora che si fa in valle di Susa? E’ ancora Plano a spiegarlo: ”Nei comuni non faremo liste ”politiche” ma civiche. E in ogni paese si decideranno le persone da candidare. Rivendichiamo la nostra autonomia nel prendere queste decisioni basate sul rispetto delle realtà locali. Non possono imporci nulla dall’alto. Dobbiamo organizzare le persone, non le ideologie”. Parola di Sandro Plano, che annuncia l’intenzione di ”abbandonare” Susa (dopo due mandati, non è candidabile come sindaco) per tornare a candidarsi, non però come primo cittadino, nel suo borgo natio, Venaus, dove ha già operato come assessore dal 1980 al 1990. Una scelta che rende particolarmente l’attuale sindaco Nilo Durbiano, pronto a correre di nuovo per la fascia tricolore: ”Plano – dice – sarà molto prezioso per il nostro paese”. Di più. Tanto per non mettere limiti alle indiscrezioni c’è già chi indica in Sandro Plano la figura ideale per la presidenza di quella che sarà una mega comunità montana che metterà insieme alta e bassa valle oltre alla valsangone. Certo di acqua sotto i ponti ne deve passare ancora parecchia ma Plano non conferma, non nega e se la cava con una battuta: ”Presidente della Comunità Montana? Io non dico mai di no. Semmai aspetto che me lo dicano gli altri”. E coglie l’occasione per rilanciare uno dei suoi cavalli di battaglia: il referendum tra i cittadini. ”E’ una mia opinione personale ma credo che sulla Tav vadano sentiti gli abitanti. Ci vuole un referendum su come deve proseguire il confronto con il governo e alla gente va chiesto cosa pensa della Stazione internazionale di Susa e delle altre ipotesi in campo. Una consultazione che a Susa andrebbe fatta”. Prima o dopo le elezioni amministrative: ”Secondo me lo stesso giorno del voto per il Comune”. Più chiaro di così… Scarica il file cliccando su questo link