Il celebre docente universitario è intervenuto a Giaveno, lo scorso 24 giugno Il prof. Khaled Fouad Allam, sociologo islamico che insegna nelle università  di Trieste, Urbino e Stanford (U.S.A.), molto apprezzato per il suo pensiero lineare e i suoi toni moderati è intervenuto durante l’incontro intitolato “Islam: questione di integrazione, questione di laicità “, tenutosi giovedì 24 giugno presso la Sala Giunta del Comune di Giaveno. La conferenza è stata organizzata dall’associazione culturale torinese “Il Laboratorio” diretta da Mauro Carmagnola, dall’A.Ge (Associazione Italiana Genitori) e da “Puzzle- Richiami fluidi”, associazione giavenese guidata da Marco Margrita, nell’ambito del progetto “Torino Capitale Europea dei Giovani”. Il Comune di Giaveno era rappresentato dall’assessore Stefano Tizzani.
Un dato su tutti: Europa e Islam non potranno fare a meno, in futuro, di dialogare, ciascuno senza rinnegare la propria essenza e la propria storia, ma ciascuno rinunciando a inutili e talvolta dannosi orpelli. Fino a oggi, Europa e Islam si sono guardati con sospetto, volutamente ignorando lo straordinario arricchimento culturale (ed economico) che un dialogo fra i due potrebbe reciprocamente portare. Secondo Khaled Fouad Allam, inoltre, all’interno di entrambe le società  si è verificato un “divorzio” fra la Storia e la memoria popolare. Quanti di noi, infatti, sanno che il maggiore poeta della Sicilia dell’XI secolo (i cui versi riecheggiano ancora oggi in tutto il mondo arabo) si chiamava Ibn Hamdis ed era nato a Siracusa? Questa è Storia, un dato oggettivo che tuttavia non riesce a diventare soggettivo, a diventare cioè memoria popolare condivisa. Il modello a cui tendere, secondo Fouad Allam, saranno gli Stati Uniti, che hanno fatto della convivenza e dell’integrazione fra le varie culture (il cosiddetto “melting pot” che ha avuto numerosi difetti, ma si sta rivelando vincente) la base su cui costruire il proprio futuro.
In Europa, tuttavia, a che punto è l’integrazione? Dalle parole di Fouad Allam pare di capire che siamo in mezzo al guado: alla medesima distanza, cioè, dal prendere la direzione giusta, ascoltando le nostre Tradizioni, o di ritirarci in un becero tradizionalismo. In Italia la situazione pare essere, invece, pi๠dinamica e fa dire al prof. Fouad Allam che i giovani islamici italiani sono una “generazione in attesa” che ha grandi aspettative e, forse, riuscirà  a integrarsi pienamente. In loro aiuto molto può fare l’Unione Europea, soprattutto affermando senza remore i propri principi di libertà  (sì alla parità  fra uomo e donna, spesso ancora trascurata in molti Stati islamici) e le proprie radici giudaico-cristiane: “L’Europa è nata grazie a San Benedetto e ai suoi monasteri- ha concluso il prof. Fouad Allam- Questa civiltà  non proviene né dai monasteri buddisti né dalle moschee, che possono rappresentare un fattore di arricchimento, ma senza esserne la base”. Chi si vergogna delle proprie origini, evidentemente, aspira al fallimento. Khaled Fouad Allam