I militanti, partiti da Giaglione, hanno pacificamente violato la zona rossa al cantiere di Chiomonte In 2000 sabato 28 alla marcia No Tav
I militanti, partiti da Giaglione, violata la “zona rossa” hanno pacificamente raggiunto il campeggio, costeggiando il cantiere, sotto lo sguardo delle forze di polizia

Circa duemila persone hanno partecipato, sabato 28 luglio, alla marcia organizzata dal movimento No Tav, con partenza alle 15 dal campo sportivo di Giaglione, ed arrivo presso il campeggio dei militanti anti-treno veloce alla Maddalena di Chiomonte, nei pressi del ponte antistante la vecchia centrale idroelettrica. Obiettivo della manifestazione, rispondere pacificamente alle accuse di violenza mosse al movimento in questi ultimi giorni, dopo gli scontri della sera di sabato 21, in cui era rimasto ferito il dirigente Digos Giuseppe Petronzi. In pratica, si è trattato di una replica della marcia di fine luglio 2011, quando i No Tav avevano camminato lungo il perimetro del cantiere, presidiato dalle forze di polizia, senza che si verificasse alcun incidente. Questa volta, però, per arrivare al campeggio, i partecipanti, per la maggior parte abitanti della Valle di Susa, hanno dovuto violare l’ordinanza prefettizia che aveva vietato il transito su tutte le vie di accesso al cantiere, compreso il sentiero balcone da Giaglione a Chiomonte, realizzando in questo modo una “zona rossa” inaccessibile.

Così, i militanti del movimento si sono visti costretti (anche se non era certo la prima volta) ad inerpicarsi sui sentieri nel bosco ed a guadare il torrente Clarea per poi arrivare alla meta. Dato il caldo asfissiante e le difficoltà create dalla via scoscesa, si può dire che la manifestazione abbia centrato l’obiettivo. I portavoce del movimento, come Alberto Perino, al termine hanno messo in luce anche la fattiva collaborazione di polizia e carabinieri, che hanno “tollerato” il passaggio illegale dei militanti lungo il perimetro delle recinzioni. Alla partenza della marcia le dichiarazioni erano state chiare: “Non cediamo alle provocazioni, passiamo in silenzio davanti alla polizia.

Diamo una dimostrazione di quello che siamo in grado di fare”. A salutare il corteo anche Luca Abbà, il militante No Tav che in febbraio, durante le operazioni di esproprio dei terreni della Maddalena da parte della polizia, era caduto dal traliccio dell’alta tensione su cui era salito per protesta. Anche se le sue condizioni di salute ancora non gli consentono di prendere parte alle manifestazioni, ha voluto comunque essere presente. Hanno partecipato alla marcia anche i sindaci valsusini facenti parte del fronte del “No” all’opera, tra gli altri quelli di Vaie, Villar Focchiardo e San Didero. Oltre ad uno striscione con su scritto “Giù le mani dalla Val Susa”, i marciatori hanno portato in corteo anche un grande pupazzo rappresentante un minaccioso agente di polizia nell’atto di scagliare una pietra, accompagnato dalla scritta “Isoliamo i violenti in Val Susa”.

Giorgio Brezzo Descrizione dell'allegato