La drammatica storia di una donna di Novi di Modena, ospitata dalla sorella GIAVENO – La torre dell’orologio di Novi di Modena la signora Vanda se la
ricorda bene. L’ha vista integra per sedici anni. Ora di quella torre non è rimasto che un cumulo di mattoni e pietre: gravemente danneggiata in seguito alle prime due scosse di terremoto, non a retto alla terza, domenica 3 giugno. Sono le 21.20 e i sismografi registrano 5.1 della scala Richter con epicentro proprio lì, a Novi di Modena. Quel giorno, a quell’ora, la signora Vanda Grosa, 75 anni, valsusina di nascita ma modenese d’adozione, è già lontana, a Giaveno, ospite della sorella Vittoria. Ha però avuto tempo di sentire le centinaia di scosse che dal 20 maggio hanno percorso l’Emilia Romagna, uccidendo e distruggendo. Ha avuto il tempo di toccare con mano la paura. Se l’è portata appresso fino in Valsangone. Tanto per rendere l’idea “la prima volta che hanno suonato il campanello di casa qui di Giaveno ha fatto un balzo sul divano alto così” racconta la sorella Vittoria. Non ha valige con sé Vanda perché vestiti e oggetti personali sono tutti chiusi nella sua abitazione di Novi, in piena zona rossa, inaccessibile. “Nella speranza che non crolli e allora sì che avrò perso tutto” racconta Vanda, con un filo di voce. Ha con sé solo le cartelle cliniche che un soccorritore è riuscito a recuperare, preziose a causa della sua malattia.

La storia che la lega alla terra che trema risale a sedici anni fa quando, dopo una vita trascorsa ad Avigliana, diventata vedova, raggiunge l’altra sorella, Anna, sposata con un emiliano. In quel paese del modenese Vanda riapre un nuovo capitolo di vita: in breve trova amiche, è di frequente alla Caritas di Novi dove mette a servizio la sua capacità con ago e filo. L’anno scorso tuttavia si ammala gravemente, subisce operazioni, fa fatica a camminare, perde in parte la vista e con essa l’autosufficienza. Si trasferisce a casa della sorella Anna dove, la notte del 20 maggio, la prima forte scossa la coglie. “Ho sentito il rumore degli oggetti che cadevano per terra e molte cose mi sono venute addosso – ricorda -Sono rimasta impietrita dal terrore”. E’ il nipote Mauro ad aiutarla a scappare. A fatica e con tanta paura il giorno seguente ritornano in casa. Ma la terra trema di continuo fino a quando arriva la seconda botta, alle nove del mattino del 29 maggio. “Stavo facendo il the per colazione – racconta Vanda – Ho sentito un boato, sembrava che la terra si dovesse aprire. Ho visto il pavimento oscillare”.

Di nuovo in strada e questa volta in casa non si potrà più rientrare. “Sembrava il finimondo. La gente che urlava, piangeva, le sirene delle ambulanze, il rumore degli elicotteri”. Come per centinaia di altre persone, da quel giorno la sua casa sarà l’auto e il terrore fedele compagno. Si mangia fuori, si cerca di dormire sui sedili per quanto possibile, ci si lava alla bell’è meglio in una bacinella. Le condizioni di salute di Vanda rendono tutto più difficile e l’unica soluzione è andare via da Novi. Da sabato scorso Vanda abita a Giaveno con la sorella. “Per me là vivere è diventato impossibile” continua. Eppure non perde il sorriso quando mostra le mani abbronzate da giorni trascorsi seduta su una sedia al sole. “Non mi vergogno a dirlo. Ho ancora il terrore addosso. Bisogna viverlo il terremoto. E’ indescrivibile l’angoscia che ti mette addosso: si è sempre sul chi va là, con la sensazione che da un momento all’altro la terra torni a scuotersi. Ora capisco cosa hanno provato gli abruzzesi. Alla tivù si vedono sofferenza e disperazione, ma occorre provare per capire davvero”.

Questi primi tre giorni a Giaveno hanno però regalato a Vanda un po’ di serenità. Il contatto telefonico con la sorella Anna rimasta a Novi è quotidiano, così come con le amiche. “Mi hanno detto che la terza scossa è stata la peggiore, hanno visto le auto alzarsi 20 centimetri”. E il futuro? Prima di rispondere Vanda tira un sospiro, con la consapevolezza di chi sa che il sisma ha chiuso un altro capitolo della sua vita. “Mi sa che ho salutato per sempre Novi”.

Anita Zolfini