Sci, l’atleta di Cesana si racconta e guarda al futuro Sci alpino. Parla lo sciatore valsusino, al termine di un stagione positiva in Coppa del Mondo
Matteo Marsaglia: “Il mio obiettivo? Centrare il podio!”
L’atleta di Cesana si racconta e guarda al futuro
Passata la Pasqua, l’ultima discesa libera dello sciatore azzurro (e valsusino di Cesana) Matteo Marsaglia si ferma a Susa. Ed anche se non c’è una grande folla ad attenderlo, cosa alla quale lui da qualche tempo è abituato, c’è la redazione de La Valsusa. E’ l’occasione per fare il punto della stagione appena conclusa, e che, tanto per cambiare, è stata ancora una volta da incorniciare. Oltre al freschissimo titolo italiano in SuperG, conseguito a fine marzo sulla pista di Roccaraso, “che è sempre una grandissima soddisfazione”, sintetizza Matteo, infatti, occorre sottolineare l’eccezionale serie di ottimi risultati conseguiti nell’ultima edizione della Coppa del Mondo: l’undicesimo posto nel SuperG di Beaver Creek, in Colorado, il decimo posto a Wengen, in Svizzera, in Super Combinata, e soprattutto i significativi quarti posti a Sochi, in Russia ancora in Super Combinata, ed a Schladming, Austria, nelle finali. Era questa l’ultima gara, vinta poi dall’altro azzurro, Christoph Innerhofer, in cui Matteo è finito fuori dal podio davvero per un soffio, ma che gli ha confermato la validità della sua preparazione, assicurandogli che i suoi primi, grandi traguardi nel Circo Bianco, sono ormai davvero a portata di mano. E’ Matteo stesso a raccontarsi: “Sono nato a Roma nell’85, in una famiglia di veri sportivi. Mio padre, di origini piemontesi, è appassionato e maestro di sci, mia madre, una tennista di buon livello. Noi figli, siamo in tre, tutti sciatori (Il fratello, Eugenio, è maestro di sci, la sorella, Francesca, è anche lei nazionale azzurra, ndr). Fino ai quattordici anni risiedo a Roma, ma, per motivi sportivi, l’ultimo quadrimestre delle medie lo frequento già in Alta Valle, prima che con tutta la famiglia ci si trasferisca definitivamente a San Sicario. E’ qui che facciamo tutta la trafila sportiva tesserati nello sci club locale. Parallelamente, inizio le superiori ad Oulx, ma a causa dello sport registro troppe assenze, ed allora mi sposto al Freyus di Brdonecchia, dove mi trovo bene e così riesco ad ottenere buoni risultati sia sui banchi che sulle piste”. Avete subito pressioni in famiglia riguardo la scelta sportiva? “No, in maniera assoluta… La forte passione per lo sci, noi l’abbiamo sempre avuta, e sciare ci ha sempre divertito molto. Mio padre, che per lo sci stravede, riesce sempre a guardare le cose serenamente: quando ho avuto problemi fisici, che per un paio di stagioni mi avevano davvero messo a terra, mi aveva anche suggerito di valutare seriamente se continuare o meno, senza alcuna forzatura”.

Dopo lo sci club San Sicario arrivano le convocazioni dal Comitato Fisi Aoc, e poi, uno dopo l’altro, Matteo sale tutti i gradini delle squadre nazionali. Nel 2008 in Val d’Isere, avviene l’esordio in Coppa del Mondo, e subito con un lusinghiero sedicesimo posto in Super Combinata. Nel 2009 arriva il primo successo in Coppa Europa, sulle nevi di Tarvisio, ancora in SuperCombinata. Ma, oltre ad una brutta caduta, che lo blocca per un lungo periodo, Matteo accusa problemi ai tendini rotulei. “Ho faticato, ma sono testone. Ho insistito, effettuando una buona preparazione, e dopo aver stretto i denti, in queste due ultime stagioni c’è stato come un bel salto…”. Infatti nel 2011, a coronamento di un’ottima annata, è arrivato il titolo italiano di discesa a La Thuile, ed il resto è storia recente. “La Super Combinata è una bella gara, che premia la continuità e lo stato di forma, ma anche il Super G, mi esalta: è una gara secca, appassionante”. Ti sei inserito bene nella squadra azzurra e nel panorama del Circo Bianco mondiale? “Sì, anche se nel nostro gruppo sono l’unico piemontese, tutti gli altri sono altoatesini, e praticamente si è di cultura e lingua diversa, ma per fortuna c’è lo sci…Con gli stranieri mi sono subito trovato bene. Ho stretto amicizia col francese Adrien Theaux, con lo sloveno Gasper Markic…E poi devo dire bene di un grande, l’austriaco Benjamin Raich, oltre che un campione, una persona davvero speciale”. Quali sono stati i tuoi atleti preferiti? “Da ragazzino il mio idolo era Alberto Tomba, inevitabile. Tra gli stranieri, sicuramente, il grandissimo Didier Cuche”.

Ed ora che succede, a stagione finita? “Adesso c’è un mese di vacanza, poi a giugno si va a Les Deux Alpes, e poi subito dopo sui ghiacciai, a Zermatt o sullo Stelvio. Io poi d’estate mi preparo anche ad Asti, con Roberto Manzoni, in passato già al fianco di Giorgio Rocca e Deborah Compagnoni, per affinare la parte atletica. In agosto, infine trasferta in Argentina, a Las Lenas, per gli ultimi ritocchi prima dell’apertura della nuova stagione agonistica”. Si guadagna molto con lo sci? “No, se non sei tra i primi al mondo. Ci aiutano gli sponsor, che ci passano i materiali, ma che poi continuano a farlo, nel tempo, soltanto se arrivano risultati di un certo peso. Per fortuna, ci sono i gruppi militari, io sono nell’Esercito, che ci danno una bell’aiuto. Però i tagli ai fondi disponibili si cominciano a sentire anche dalle loro parti, ed infatti stanno prendendo sotto la loro ala sempre meno atleti. La Federazione fa quello che può. Noi, grazie al cielo, abbiamo al fianco la famiglia. E non è un caso se ci sono i fratelli Moelgg, le sorelle Fanchini, fino ad arrivare ai fratelli Borsotti e Marsaglia…Vuol dire che sono le famiglie a sostenere per prime lo sport dei figli, e spesso al posto di altri enti o gruppi”. Dopo una stagione simile, per te cominciano le pressioni, si alzano le aspettative. O no? “Da parte dei dirigenti e della squadra no, ci lasciano sciare tranquilli. Semmai, sono le pressioni che esercitiamo da soli su noi stessi a contare…Per esempio, il mio obiettivo, per la prossima stagione, è centrare il podio. E poi c’è il mondiale a Schladming, una delle mie piste preferite”. In bocca al lupo, dunque, a Matteo Marsaglia.

Che, con gli altri due fortissimi valsusini Giovanni Borsotti e Mattia Casse, sta riportando la Valle di Susa al centro dell’attenzione. Non succedeva dai tempi delle sorelle Barbara ed Alessandra Merlin, di Roberta ed Alessandro Serra, e poi scendendo, di Fabio De Crignis, Alberto Senigagliesi e Luca Pesando. Senza dimenticare, ovviamente, i grandi medagliati olimpici Gianfranco Martin (argento ad Albertville), Daniela Ceccarelli e Piero Gros (oro a Salt Lake City ed a Innsbruck). Pierino ha poi anche vinto una Coppa del Mondo. Nel suo caso, si era negli anni settanta, e sembra passato un secolo. Ma i nostri ragazzi, Matteo & C., sono in grado di annullare queste distanze.

Giorgio Brezzo Descrizione dell'allegato