Dibattito sulla Tav venerdì sera a Condove CONDOVE : E’ giusto che i cattolici oggi prendano posizione e si impegnino in certi ambiti come può essere ad esempio nel caso della Valle di Susa la ventennale questione del Tav? Padre Beppe Giunti, frate francescano, da sempre legato alla valle e attualmente docente di teologia pastorale al Seraficum di Roma, ha posto questa domanda ai numerosi partecipanti all’incontro “Artefici del proprio sviluppo: i popoli ne sono i primi responsabili (Benedetto XVI, Caritas in Veritate)”. La serata, svoltasi presso il salone parrocchiale venerdì 18 giugno, è stata organizzata dal gruppo dei “Cattolici per la Vita della Valle” con l’intento di capire meglio come i cattolici si devono porre di fronte all’eventualità  della costruzione della linea ad alta velocità  e il conseguente impatto sul territorio.
Padre Giunti ha citato il papa che, in un recente incontro con i banchieri e i finanzieri europei, ha detto che “l’economia e la finanza non esistono per se stesse, ma in funzione dell’essere umano che è l’unico vero capitale che abbiamo a disposizione” e ha incitato i cattolici valsusini a parlare, ad esporsi. “Se il papa parla ai banchieri, voi parlate agli ingegneri che sostengono e progettano il Tav. Parlare di speranza è il contributo che i cattolici possono portare al dibattito, perché noi abbiamo una responsabilità  morale nei confronti delle generazioni future nell’ottica di un “bene comune”, un bene cioè economico, ambientale e di qualità  di vita collettivo che dobbiamo condividere con chi ci sarà  al mondo domani. Parlando di Tav, la domanda da farsi è: la sua costruzione ha una ricaduta positiva su gran parte dei soggetti sociali, o solo per le ditte che si occupano della loro costruzione?”

Roba nostra o Cosa nostra?
Elisio Croce, schierato contro il Tav fin dalla prima ora, ironicamente ha cambiato l’espressione utilizzata da padre Giunti “roba nostra”, in riferimento alla questione Tav, in “cosa nostra”, alludendo al fatto che dietro l’intenzione di realizzare l’opera si celino pi๠che altro interessi mafiosi, e ha chiesto perché le alte gerarchie ecclesiastiche abbiano la tendenza a schierarsi spesso e volentieri dalla parte dei potenti. “Noi no Tav siamo tacciati di essere solo dei disturbatori e finora dalla chiesa non abbiamo ricevuto alcun sostegno. Mi piacerebbe che altri uomini di chiesa parlassero come te in questa serata, in questo modo non ci sentiremmo così soli”.
Giunti ha risposto citando le parole di don Milani “anche i vescovi vanno educati”, spiegando che non bisogna scandalizzarsi pi๠di tanto se vescovi o uomini di chiesa si esprimono in certi modi rispetto a certe questioni che non riguardano strettamente l’ambito religioso.
Dai vari interventi del pubblico in sala è emerso inoltre che oltre ad essere in discussione l’utilità  di una linea ad alta velocità , è in discussione pi๠che altro tutto un modello di sviluppo attuale fondato sulla rincorsa ai beni superflui, dove le condizioni di lavoro sono sempre pi๠precarie e gli orari di lavoro sono spesso impossibili e non consentono di trascorrere del tempo di qualità  con i propri familiari. L’uomo contemporaneo ha insomma perso il senso del tempo e riesce sempre pi๠a fatica a ritagliarsi degli spazi per vivere una vita degna di essere chiamata tale.
“Per tutti questi motivi”, ha spiegato padre Giunti, “è necessario che i cattolici trovino il coraggio di fare “opinione pubblica di qualità “, cercando di conciliare le diverse anime che compongono la chiesa e possono avere idee divergenti, ma che dovrebbero lavorare insieme per arrivare ad un progetto comune. Insomma”, ha concluso la serata, “sembra proprio che ci sia il bisogno al pi๠presto di un nuovo “dialogo in valle””.
Chiara Vair Giuseppe Giunti