Pubblichiamo un estratto dell’omelia pronunciata in Cattedrale dal Vescovo. Siamo confluiti da ogni parte della Diocesi di Susa per rendere omaggio e contemplare, pi๠con il cuore che con gli occhi, il velo di lino che ha avvolto il corpo martoriato di un uomo crocifisso e che porta i segni tragici e crudeli di quanto i vangeli ci narrano della passione e morte del Redentore, il nostro Signore Ges๠Cristo.

Abbiamo sostato davanti alla Sindone, ognuno con il suo bagaglio di fede, di amore, di preparazione, di preghiera, per capire meglio il mistero d’amore che il Figlio di Dio ha riversato sull’umanità  di tutti i tempi e su noi personalmente.

Alcuni pellegrini mi hanno confidato che considerano un dono della Provvidenza, avere a disposizione questa reliquia qui a Torino e io condivido questi sentimenti di riconoscenza a Dio. Come Zaccheo “cercava di vedere Ges๔(Lc 19,3) e i Greci venuti a Gerusalemme che dicono a Filippo: “Vogliamo vedere Ges๔(Gv 12,21), così anche noi siamo attirati ad ammirare il volto umano del Figlio di Dio.

Solo l’amore ci libera gli occhi per vedere Ges๠e in Lui poter gioire dell’amore del Padre: “che tanto ha amato gli uomini da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”(Gv 3,16). Così ha condiviso la nostra natura umana, fino alla morte e alla morte di croce. La scienza studia la Sindone e ad oggi non ha saputo dare una spiegazione plausibile.

Qualcuno avanza l’ipotesi che Dio abbia voluto lasciarci l’immagine di Ges๠nell’istante in cui la “luce”della risurrezione ha ridato al suo corpo mortale la vita, imprimendo questa immagine sul sacro lino. Ciò che tocca il cuore del credente, oltre alla commozione per la corrispondenza dell’uomo della Sindone con quanto i Vangeli ci insegnano della passione e morte di Gesà¹, è il rimando a Colui che ci ha salvati con il sacrificio della vita sulla Croce e che oggi vive risorto.Il Papa Giovanni Paolo II ha detto della Sindone che è “specchio del Vangelo”.

Essa infatti rimanda a Ges๠ed invita a modellare la nostra vita su quella di Colui che si è umiliato nella incarnazione e ha così potuto offrire la sua vita per noi. Il titolo che il Card. Severino Poletto ha voluto dare a questa ostensione è: “Passio Christi, Passio hominis”, aiutandoci a riflettere sul fatto che la passione dell’umanità , dovuta al male e al peccato che regna nel cuore degli uomini, è di fatto la continuazione della passione di Cristo, icona della sofferenza dell’innocente di tutti i tempi.

Il nostro amore per Gesà¹, deve mettere in moto la nostra carità  verso i numerosissimi fratelli che non hanno il necessario per mangiare e per vivere dignitosamente, condividendo con loro le nostre ricchezze materiali e anche la cultura cattolica, così necessaria per lo sviluppo delle famiglie e dei popoli. In questo modo testimoniamo Cristo verso i fratelli e, riconoscenti per il grande amore che Dio ha avuto per noi, cerchiamo di imprimere nel nostro spirito il volto dell’amore di Dio, e ci proponiamo di combattere il nostro egoismo e il peccato, che è la pi๠grande disgrazia della storia umana.

La fede nella Pasqua, vittoria di Cristo sulla morte, ci comunica la certezza che Dio ci chiama alla risurrezione e alla vita immortale con Lui. Nel raccoglimento che ci ha tenuti stretti a Cristo davanti alla Sindone, passiamo alla vita sacramentale con Cristo, nella celebrazione della Eucaristia, che è già  inizio della vita del Paradiso.

Partecipando all’Eucaristia offriamo con Cristo la nostra vita, la nostra ubbidienza al Padre e l’accettazione di quanto la vita ci riserva, lasciando che Ges๠si incarni anche oggi in noi. Così lo Spirito di Dio, abitando nel nostro spirito, permette di accogliere nella sua pienezza il messaggio della S. Sindone e di portare ai fratelli la testimonianza gioiosa della Risurrezione.

Cristo è Risorto! Si, è veramente Risorto!
Alleluia.

Mons. Alfonso Badini Confalonieri.
Vescovo di Susa
Mons. Badini Confalonieri durante la celebrazione