Il teologo Mirabella ospite a Piano Stefano, Coazze: “Disprezzarlo non fa parte del messaggio cristiano”. Dal momento dell’Ascensione di Cristo al Cielo, avvenuta quaranta giorni dopo la sua resurrezione, la Trinità  è composta anche da un corpo umano vero, fatto di carne e ossa. Un corpo che è, a tutti gli effetti, Dio.

Eppure, la tradizione cristiana che va dalla Patristica fino ai giorni nostri, ha spesso visto il corpo come qualcosa di “sporco”, come un freno per l’elevazione dello spirito umano. Non è così nell’originale messaggio evangelico, dove la dimensione corporale dell’essere umano è tanto importante quanto quella spirituale.

Nei Vangeli, il verbo “toccare”, inteso nel suo significato pi๠materiale, è presente numerose volte e, se Dio ha voluto incastonare il suo Verbo in un corpo, ciò vuol dire che questo è qualcosa di divino.

Con questo pensiero, esposto dal teologo Paolo Mirabella, docente di Filosofia morale presso la Facoltà  di Scienze infermieristiche dell’Università  di Torino e docente a contratto presso la Cattolica di Roma, si è aperta la giornata di riflessione intitolata “Dal corpo esibito al corpo fonte di relazione”, tenutasi, domenica 7 novembre, presso la comunità  di Piano Stefano (piccola borgata montana situata sopra Indiritto di Coazze) guidata dal parroco di Ponte Pietra e Maddalena di Giaveno don Gianni Rege Gianas e dalla psicoterapeuta Milva Tortone. Il nostro corpo è il primo “altro da noi” con cui dobbiamo imparare a relazionarci, il “prossimo pi๠prossimo”.

Attraverso di esso stabiliamo relazioni con noi stessi, con il resto dell’umanità  e della natura circostante, dando origine a legami che, in parte, sono senz’altro chimici e fisici, ma in altra parte sono in grado di raggiungere le pi๠nascoste profondità  del nostro spirito, con una continuità  così armoniosa da rendere l’uomo un essere straordinario. L’esempio che rende al meglio evidenti queste affermazioni è, secondo Mirabella, l’innamoramento.

Un episodio in cui il coinvolgimento neurofisiologico è certamente fondamentale, ma che da solo non basta a spiegare l’intero processo che è in grado di coinvolgere (talvolta stravolgere) anche la sfera psichica e quella spirituale in maniera totale e impetuosa. La relazione sessuale che può scaturire da un autenticamente fondato innamoramento fra due persone va dunque vista come qualcosa di arricchente pure per lo spirito, mentre una sessualità  sregolata, puramente fisica, così come una sessualità  finalizzata al solo scopo riproduttivo sono due forme che esprimono disagio e disarmonia e sono spesso il sintomo di un impoverimento dell’intero essere umano.

“L’uomo è “spirito incarnato” o, in alternativa, “carne spirituale”- ha affermato Mirabella-Martoriare volontariamente il proprio corpo e/o quello degli altri non è, dunque, soltanto un atto di violenza contro il genere umano, ma pure contro Dio, da cui proviene quella che è la prima nostra fonte di relazione”.

L’incontro, a cui ha preso parte una quarantina di persone, si è concluso in serata con l’obiettivo di continuare ad approfondire il tema della corporeità  (umana e divina) durante le prossime riunioni.

Alberto Tessa Paolo Mirabella