Proseguono i lavori di ampliamento: per maggio pronto il reparto di Medicina, per un milione e 600 mila euro Buone nuove per l’ospedale di corso Inghilterra, dopo le pressanti voci di paventate chiusure di alcuni reparti, che tanto hanno allarmato la popolazione. E’ il sindaco in persona a rassicurare sul futuro di questo plesso ospedaliero, peraltro interessato da lavori di ampliamento: “Per sottolineare quanto sia fondamentale per la valle avere un ospedale a metà  del territorio facciamo un breve cenno storico :commenta Gemma Amprino-. Si tratta, per il servizio sanitario, di un punto di riferimento millenario. Un primo edificio venne infatti costruito nel 1170 da Umberto III di Savoia, presso la chiesa di Santa Maria Maggiore. L’attuale struttura venne invece edificata nel 1828, su una proprietà  del Barone Berenfels. Quando ho iniziato il mio mandato come sindaco, ho sollecitato l’Asl To3, affinché prendessero il via i lavori di ampliamento e riqualificazione.

Lavori iniziati nel 2010, e tuttora in corso. Prevedono un intervento di un milione e 600mila euro per il reparto di medicina, che passerà  dagli attuali 23 posti letto a 36, reparto che ha sede nell’ala storica dell’ospedale. Questo primo step dei lavori, dovrebbe concludersi già  entro maggio di quest’anno. Per quanto riguarda la nuova ala, i lavori hanno invece un importo di sei milioni e 305mila euro. Al piano seminterrato, è prevista una farmacia e nuove camere mortuarie.

Al piano rialzato, l’endoscopia e il laboratorio analisi, con open space diagnostica e microbiologia, sala prelievi e nuova sala attesa e servizi. Prevista, inoltre, una nuova sala gessi. Al primo piano, il reparto di ortopedia, con sale per studi medici e operatori, nonché locali per gli infermieri, sala visite e palestra per la riabilitazione.

Questo intervento consentirà  la separazione del reparto di chirurgia da quello di ortopedia”. Tutte le voci su presunte chiusure di alcuni reparti erano dunque solo una bufala? “Le notizie al riguardo, comparse sui giornali, mi hanno immediatamente allarmato :prosegue il sindaco-. Gli approfondimenti fatti con la Regione il giorno successivo, mi hanno in parte rasserenata: mi è stato precisato che le riflessioni fatte si riferivano unicamente alla rete oncologica, e non a chirurgia nel suo complesso.

Tuttavia, ho ritenuto di concordare un incontro a Susa, svoltosi lo scorso 1° febbraio, con la presidente del Comitato dei sindaci Asl To3 Valle di Susa Carla Mattioli, con la presenza dell’assessore alla sanità  della Regione Caterina Ferrero ed i vertici dell’Asl To3, tra cui l’ingegner Rabino, al fine di poter esprimere loro, l’importanza che gli ospedali di Susa e di Avigliana rivestono per il territorio.

Abbiamo anche segnalato la disponibilità  a dar vita ad un gruppo di lavoro, che possa coadiuvare la Regione, nel piano di riorganizzazione ipotizzata dall’ente, al fine di evitare tagli che penalizzerebbero gravemente le periferie a vantaggio della metropoli. A questa, :prosegue il sindaco- ha fatto seguito una successiva riunione, svoltasi a Rivoli il 15 febbraio.

In quell’occasione è stato ribadito, con testo votato all’unanimità , la necessità  che la giunta regionale arrivi ad una riforma sanitaria con una vera consultazione, e confronto, con gli enti locali.

Il presidente della conferenza dei sindaci, dottor Franco Dessì, sindaco di Rivoli, ha subito ipotizzato una serie di incontri successivi. Ad oggi, la notizia giunta da Roma e confermata dal presidente della Regione Roberto Cota è che l’ospedale di Susa “non corre pericoli”, anzi si ritiene possibile un suo ulteriore ampliamento. La notizia ci toglie così dall’ansia. Sono convinta :prosegue- che non possa esserci una politica di tutela delle aree montane, senza garantire adeguati servizi a questi territori.

Il sistema sanitario piemontese ha un problema di costi che deve ridurre, uno sforamento di 140milioni di euro. Occorre però un lavoro di concerto tra gli enti. I numeri sono un elemento di analisi importante, ma non ci si può lasciare guidare solo da questi. Mi piacerebbe l’individuazione di alcuni reparti, penso a ortopedia, che possano rappresentare un’eccellenza a livello regionale. In ogni caso, ribadisco, l’ospedale di Susa è salvo”. E la raccolta firme che ha contraddistinto questi giorni? “Una prima è stata da me consegnata nel corso della riunione del 1° febbraio.

Raccolta promossa da Vanda Bellei, che ha portato a 400 firme in soli tre giorni. Sono a conoscenza che la raccolta è poi proseguita, coordinata questa volta dalla minoranza, che mi risulterebbe abbia raggiunto le 2500 firme.
Trattandosi di un’operazione a vantaggio della comunità , la vedo positivamente”. Queste lusinghiere promesse del presidente Cota sarebbero una compensazione per il passaggio del Tav, come qualcuno maligna?
“Non mi risulta :commenta il sindaco-, non si è fatto alcun cenno all’alta velocità . E’ però ovvio che una città  di 7mila abitanti non potrebbe in alcun modo ricevere un cantiere di 2mila operai, ammesso che ci sarà , senza degli importanti interventi”.

Verrebbe dunque da dire, in base alle parole del sindaco, che l’ospedale di Susa non solo non lascia, ma potrebbe persino… quasi raddoppiare.

Davide Ribella Veduta panoramica dell’ospedale, con, a sinistra, la nuova ala in costruzione.