Gli operai bloccano per tre quarti d’ora la Statale 25 a Chiusa San Michele Il conto alla rovescia scade l’8 maggio. Da quel giorno, se non accadrà  nulla di nuovo, 78 lavoratori Cabind saranno in mobilità . Lo stabilimento di Chiusa San Michele chiuderà  i battenti e loro saranno in mezzo alla strada. La tensione sale man mano che la scadenza si avvicina. Martedì 14 aprile, passati i giorni di Pasqua, in fabbrica c’è assemblea. Il clima è pesante. “Dobbiamo fare qualcosa per richiamare l’attenzione”, dicono gli operai. Detto e fatto: alcuni escono sulla statale 25 e bloccano il traffico per tre quarti d’ora. Altri salgono negli uffici e convincono in modo … perentorio l’amministratore delegato della Cabind Carlo Caglieri a telefonare oltreoceano per chiedere un incontro con la proprietà . David J. Bester, dirigente della multinazionale Eci, a settembre volò fin qui per incontrare le maestranze. Strinse la mano a ciascun lavoratore promettendo che la fabbrica avrebbe continuato a produrre. “Vogliamo che torni qui a parlarci”, dicono i lavoratori. I toni nell’ufficio dell’amministratore delegato sono accesi. Ma sia chiaro; non c’è nessun sequestro di … dirigente, com’è avvenuto di recente in Francia. “L’incontro è stato molto civile”, assicura Claudio Suppo, operatore Fiom-Cgil. “L’ora trascorsa con l’amministratore delegato è servita a contattare la proprietà  oltreoceano. E c’erano pure i carabinieri”. Sgombrato il campo da equivoci, rimane il fatto di un’azienda che vede avvicinarsi l’ora della chiusura. “Senza che nessuno, nel mondo imprenditoriale, muova un dito”, commenta Suppo che aggiunge: ”Le istituzioni locali hanno fatto la loro parte, i lavoratori anche. Chi rimane alla finestra sono gli imprenditori con un assordante silenzio da parte dell’Unione Industriali”. Eppure, aggiunge Suppo, “proprio sulla vicenda Cabind, gli industriali torinesi, negli anni passati, non stavano certo da un’altra parte”. Le prove? Eccole. “Del consiglio di amministrazione Cabind hanno fatto parte illustri esponenti del mondo imprenditoriale torinese, come l’attuale presidente dell’Unione Industriale Gianfranco Carbonato (fino al 2000) o come Gianmario Rossignolo e Piero e Giorgio Marsiaj (fino al 2006). Che hanno partecipato, tre anni fa, alla decisione di vendere questo gruppo, leader europeo nei cablaggi, alla multinazionale americana. I risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti”. La Cabind chiude: “78 lavoratori messi da un giorno all’altro sulla strada, l’industria italiana che perde un pezzo importante e nessun imprenditore capace di dare un colpo di reni, di dimostrare di avere gli attributi e la dignità  di rimediare a questo guaio. Di non limitarsi a chiedere soccorso allo Stato ma di rischiare qualcosa di suo”. Insomma, a tre settimane dalla parola “fine” vale ancora l’appello lanciato qualche settimana fa da un gruppo di lavoratori Cabind saliti a Susa per incontrare il vescovo: ”Imprenditore cercasi..”. Sempre che, in giro, ce ne sia ancora qualcuno. I lavoratori della Cabind bloccano la Statale 25