Ottima partecipazione all’iniziativa organizzata dall’Azione Cattolica, con la Diocesi e le chiese cristiane riformate. E’ stata la nona edizione dell’evento Anche se la valle era ricoperta dal soffice mantello della neve, inattesa fino alla vigilia, un buon numero di valsusini domenica 30 gennaio ha partecipato alla nona edizione della Marcia della Pace, iniziativa organizzata a Susa da Azione Cattolica, Commissione diocesana per l’Ecumenismo e chiese cristiane protestanti del territorio.

La marcia si è ispirata quest’anno all’iniziativa di preghiera ecumenica di Assisi del 26 ottobre 1986, prima iniziativa delle religioni unite in nome della pace. Domenica scorsa il pensiero di trenta centimetri di neve caduta in poche ore non hanno scoraggiato i presenti e, anzi, hanno dimostrato la volontà  di testimoniare la propria presenza in nome della pace (e dagli organizzatori va anche un grazie all’amministrazione comunale che ha fatto sgombrare il pi๠possibile strade e vicoli, mobilitando uomini e mezzi).

Una neve “straordinaria” che si è prestata bene però come simbolo di una realtà  ordinaria, quotidiana, dove non è tutto semplice, ma ogni cristiano ci deve mettere del suo, perché passi un messaggio o si metta in pratica la Parola di Dio. Nell’esperienza di tutti i giorni, è facile …scivolare nell’indifferenza, oppure lasciarsi sopraffare dalla volontà  di lasciar perdere, per evitare problemi. Ragazzi e adulti domenica hanno invece dimostrato che con un piccolo impegno, ci si può ritrovare in tanti e insieme pregare e agire. Testimonianza efficace, in quanto tanti segusini hanno osservato incuriositi il corteo che procedeva man mano, scortato dalla Polizia municipale.

La sfilata silenziosa di oltre duecento persone (erano presenti anche il sindaco Gemma Amprino e il Presidente della Comunità  Montana Sandro Plano) ha percorso le vie di Susa insieme ai ragazzi dell’ACR che al mattino avevano partecipato alla Giornata della Pace. Ciascuno con una piccola candela in mano, fiammella che simboleggiava la speranza di pace, ci si è mossi da Sant’Evasio alla volta della Chiesa Valdese di Susa, dove Ivan Vieta a nome delle chiese riformate ha tenuto un momento di preghiera. Senza slogan e senza bandiere, la gente ha camminato intonando unicamente alcuni canti cristiani.

Il corteo ha poi raggiunto la Chiesa di San Francesco: qui si è tenuto un momento di preghiera ecumenica, cui erano assenti per motivi personali o di impossibilità  di raggiungere Susa alcuni rappresentanti delle confessioni riformate. A chi entrava nella chiesa, i ragazzi hanno distribuito un foglietto che riportava una preghiera: “Maestro, fa ch’io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare, di essere compreso, quanto di comprendere, di essere amato, quanto di amare. Poiché è donando che si riceve, perdonando che si è perdonati, morendo che si risuscita alla vita”.

Un inno alla capacità  di ciascuno di mettere da parte il proprio egoismo e di essere “per l’altro”, segnale di pace in un mondo che non esita ad andare allo scontro o a commettere iniquità  in nome del vantaggio personale. Anche se c’è un po’ di neve sulla nostra strada.

Andrea Bonelli La preghiera finale in S. Francesco, con don Pent, don Vindrola, Ivo Blandino ed Ivan Vieta (foto Stefano Bruno)