Incontro di don Giuseppe Masiero con i parroci della diocesi LA SERA DI MERCOLEDàŒ 11 marzo, l’assistente nazionale adulti dell’Azione Cattolica Italiana don Giuseppe Masiero è venuto in visita alla diocesi di Susa. La Presidenza Nazionale ha infatti incontrato nella seconda settimana di marzo tutte le diocesi del Piemonte. Don Masiero ha parlato insieme con i parroci della Valle di Susa della necessità  di un’esperienza associativa come l’Azione Cattolica, per rendere il laicato pi๠forte, in una parrocchia in forte mutazione. Scrive l’assistente in un suo contributo: “viviamo in una situazione obbiettivamente missionaria che ci chiama sempre pi๠a passare dal cristianesimo dell’abitudine a quello dell’innamoramento e della scelta. Non si tratta pi๠di pianger sui pochi che vengono in Chiesa, ma di vedere come essi se ne vanno, con quale atteggiamento escono dalla Celebrazione eucaristica. E’ urgente ritrovare lo splendore della fede cristiana, dentro un comune cammino ecclesiale, in una società  che si trasforma profondamente e rapidamente. La fede oggi è sottoposta ad un sottile processo di deperimento, esposta al rischio di diventare religione civile”. Occorre ritornare alla radice, spiega Don Masiero: non seguire il vento, ma orientare la propria vela alla brezza sottile ma costante di Cristo. “Ad ogni snodo della storia, occorre ritrovare la freschezza del contatto con il Vangelo e concentrarsi sull’essenziale. Mettendosi in gioco. La riforma della parrocchia è rinnovamento pastorale in prospettiva missionaria e passa anche attraverso la ripresa di una nuova coscienza ministeriale del prete”. Un sacerdote “guida” di una comunità  dinamica, fatta di laici i cui carismi vengono valorizzati per il bene comune, attraverso l’associazione parrocchiale di Azione Cattolica. Questo è un punto che don Masiero ha particolarmente caro. “Nel mutamento del mondo, ma anche dell’immagine di chiesa, è finito il tempo della parrocchia autosufficiente. Oggi la figura del prete è importante per le sue qualità  di uomo di comunione, che presiede alla sinfonia dei carismi ecclesiali, ne cura il sorgere, ne custodisce la singolarità “. Aspetti-chiave per il sacerdote sono “essere testimone”, anche attraverso la condivisione umana, spirituale e pastorale con i laici, così come “essere pastore nel discernimento”, in cui il prete si mette a servizio della comunità  come guida che presiede il discernimento. Proprio la presenza di realtà  associative come l’Azione Cattolica, può contribuire a formare laici preparati e formati, che possano condividere le necessità  pastorali e la vita della comunità  insieme con il parroco. Altra caratteristica per i parroci e assistenti di Azione Cattolica è “essere padri nella fede. Il Convegno di Verona è sa seguire: indica come scelta prioritaria il servizio alla fede nelle persone. Oggi la fede e i suoi processi di trasmissione non sono pi๠scontati. Il prete può accompagnare e favorire gli ingressi nella chiesa, abitarne la soglia di ingresso, senza perdere il proprio status di persona che fa crescere, ma sforzandosi di essere l’uomo della vocazione e convocazione ecclesiale”. Soprattutto il sacerdote deve essere “fratello nell’umanità , con la capacità  cordiale e corale di inserirsi nel cammino di chiesa con un lavoro fatto di molte collaborazioni, attitudine all’ascolto, capacità  relazionale, entrando veramente nel cuore delle persone. Il sacerdote, nel respirare in Dio con la preghiera, sa essere in relazione interiore con tutte le persone che incontra”. Descrizione dell'allegato