Domenica 21, in Duomo solenne cerimonia di nomina della nuova guida della Diocesi Il motto che campeggia sulla facciata della Cattedrale, del nuovo Arcivescovo Metropolita di Torino, Sua Eccellenza Mons. Cesare Nosiglia, sembra proprio esprimere i tratti pi๠salienti di questo Pastore, venuto da Vicenza: “Caritas congaudet veritati” (è tratto da S.Paolo e significa “La Carità  gioisce della verità “).

L’arcivescovo Nosiglia, al mattino di domenica scorsa, 21 novembre, ha visitato il Cottolengo e, alle 14,30, ha recitato il Rosario al santuario della Consolata. Si è poi diretto al Duomo di S.Giovanni Battista dove l’attendevano il Card. Poletto, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che gli ha rivolto parole di benvenuto, il Presidente della Regione, Roberto Cota, il Presidente della Provincia, Antonino Saitta. Il Duomo era gremitissimo, e -nel primo banco- la veneranda mamma del neo Arcivescovo con parenti, rappresentati della natìa Rossiglione (Diocesi di Acqui), Campo Ligure, Roma e Vicenza. Salito alla Cattedra, il Card.Poletto gli ha consegnato il pastorale. Nell’omelia mons.Nosiglia ha avuto “un pensiero per tutti, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, per quanti operano nel volontariato, per gli operai, cassaintegrati (ricordando che anche lui era figlio di un cassaintegrato) e per quanti si prodigano nelle varie istituzioni pubbliche, con parole di saluto alle altre chiese e comunità  cristiane che operano in tanti paesi missionari”.

Con delicatezza ha detto: “ricordo davanti al Signore e a tutti noi, il Cardinale emerito Giovanni Saldarini, per la forte testimonianza di fede, di amore alla Chiesa di Torino e di sofferenza che ci sta ancora donando. Un grazie ha pure rinnovato al Card.Poletto che mi ha consegnato il pastorale che custodirò gelosamente come segno della fedeltà  e continuità  del ministero del Vescovo nella Chiesa locale”. Non ha mancato di esprimere la “sua preoccupazione per la crescente disoccupazione che colpisce in questi tempi proprio il “mondo” e la vita di tanti lavoratori, donne e immigrati.

Partecipo profondamente alle difficoltà  di tante famiglie e mi interrogo seriamente su come la nostra Chiesa possa venire loro incontro. E’ un problema che deve coinvolgere in un patto per il lavoro tutte le componenti sociali, politiche, economiche e religiose del territorio”. Parole di ammirazione ha rivolto alla “generosa e capillare rete di volontari che nella comunità , sia cristiana sia civile, si fanno carico di tante persone che soffrono gravi situazioni di malattia, solitudine, disagio sociale, rifiuto ed emarginazione, qui tra noi e in ogni parte del mondo”.

Un pensiero ha pure avuto per le altre chiese cristiane che operano con gli immigrati a Torino, salutando con cordialità  Padre Vasilescu, parroco a Torino della Chiesa Ortodossa. “La presenza in Diocesi di altre chiese e comunità  cristiane, mi sollecita a ricercare il dialogo ecumenico, nella comune preghiera e nella fraterna amicizia e collaborazione. I numerosi Santi e Beati della Chiesa torinese -ha concluso- hanno promosso opere di carità  e di impegno verso i giovani, gli ammalati e gli esclusi, opere ritenute umanamente impossibili, ma realizzate solo grazie alla loro fede in Dio e al loro amore a Cristo e ad ogni uomo sofferente e povero in cui lui vive.

Questo della nostra santità  è di gran lunga il problema pi๠serio e urgente. Possiamo dirci orgogliosi perché la Chiesa di Torino si è sempre fatta carico con fedeltà  di questa vicinanza alla gente con una presenza capillare e permanente sul territorio”. All’offertorio l’offerta del pane e del vino per la consacrazione e, con gesto commovente, l’Arcivesovo sorridente ha lasciato il presbiterio per portare quel mazzo di fiori offertogli alla sua cara Mamma!

Mons.Arcivescovo ha poi concluso l’omelia ricordando le famiglie, i giovani (che aveva incontrato venerdì sera al S.Volto), gli anziani, i malati, chi è solo, chi è povero, concludendo di “sentirsi debitore verso tutti e chiedo di sostenermi con la preghiera e l’amicizia. Alla S.Vergine Consolata, a S.Giovanni Battista, a S.Massimo, primo Vescovo di Torino, e ai numerosi Santi e Beati della nostra diocesi affido il mio ministero”.

Un vescovo portatore di speranza e di gioia, di collaborazione con le istituzioni locali, con chi è nella necessità  e che ha avuto parole di saggezza pastorale per i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose, gli operatori del volontariato. Il passaggio del Pastorale tra il card. Poletto e mons. Nosiglia (foto www.diocesi.torino.it).