Si apre il dibattito sulle ipotesi future per Susa e l’alta velocità. Intrevista al sindaco della città Sandro Plano. 1) Si è detto ultimamente, e da più parti, che la prevista stazione ferroviaria internazionale, legata all’alta velocità, potrebbe significare un rilancio per la città di Susa. Lei cosa ne pensa di questa affermazione?
Per rispondere alla sua domanda è necessaria un’analisi asettica dei pro e dei contro della stazione e di cosa può comportare un simile intervento nella fase di costruzione e a regime. E’ difficile fare questo senza risentire delle posizioni ideologiche del sì e del no. Questo tema richiama il dibattito di fine ottocento, quando si discuteva sull’opportunità di far passare la linea ferroviaria per Susa. Allora la scelta era caduta su Bussoleno che, ultimato il primo traforo ferroviario del Frejus nel 1871 era diventata sede di un’officina, di un deposito e di una stazione che poteva essere definita internazionale, come quella di Bardonecchia. Bussoleno ha avuto uno sviluppo economico e sociale non molto dissimile da quello di Susa, mentre Bardonecchia è diventata grande per lo sci.
La definizione di ”Stazione internazionale” è quindi molto suggestiva, ma non deve creare facili illusioni. Facciamo il paragone con gli aereoporti. Che ricadute hanno sulle realtà locali? Chi ha mai visitato il Comune di Fiumicino o di Malpensa? Gli Inglesi delle settimane bianche arrivano a Caselle sui voli charter, salgono sui pullman e vanno direttamente a Sauze d’Oulx.
Una stazione per quattro o cinque treni neve provenienti dal tunnel della Manica non avrebbe grande utilità per l’economia della Città; ha senso solo se accompagnata da un’idea analoga a quella
di Annibale 2000, con albergo, centro congressi, ospitalità, raccordo con le stazioni sciistiche. E tutto questo dovrebbe essere pianificato e concordato prima della realizzazione delle opere.
Proviamo a elencare problemi e opportunità. Tra i problemi vediamo 15 anni di cantieri, la collocazione di 6 milioni di metri cubi di marino per lo scavo del tunnel di base, disagi per le
frazioni e altre criticità già evidenziate nella lunga vicenda della TAV. Questi elementi devono essere ben presenti agli mministratori. Ricordo ancora che il Comune non si era opposto alla costruzione della Centrale di Pont Ventoux e che durante i lavori sono stato subissato dalle proteste per la circolazione dei camion che trasportavano il materiale dalla diga delle Gorge.
Tra le opportunità vedo il fatto che si potrebbe riconvertire al trasporto ferroviario un’area di quasi 500.000 m2 attualmente destinata al trasporto su gomma. Questo spazio attualmente non è
utilizzato al meglio e non vedo altre concrete possibilità di sviluppo. Constato che se fosse destinata a insediamenti industriali, l’Amministrazione avrebbe la possibilità di incassare 450.000 € all’anno di ICI. Altro elemento positivo sarebbe il plusvalore sulla cessione delle aree attualmente in diritto
di superfice a Consepi, ma di proprietà del Comune di Susa. Ancora, nei cantieri in valle è previsto l’impiego di circa 800 operai, destinati alle TBM (Tunnel Boring Machine) e al trasporto del materiale, oltre a 200 tecnici. Queste presenze, oltre ai subappalti alle imprese locali possono portare benefici al commercio e al settore edile locale. Infine, la stazione può essere un vantaggio se accompagnata da una rivisitazione del sistema di trasporto locale e dalle iniziative di lancio di un sistema di accoglienza turistica.
2) L’area in cui dovrebbe sorgere questa infrastruttura non è la stessa in cui era previsto, ormai da decenni, il complesso di servizi denominato Annibale 2000, croce e delizia delle
ultime amministrazioni cittadine? Si può dire, pertanto, che la Tav significherà anche la fine di questo progetto?
Più croce che delizia. Annibale 2000 era nato dalla paura che l’autostrada potesse portare via da Susa il transito dei francesi, il cosiddetto turismo del mordi e fuggi. Questo timore per fortuna si è rilevato privo di fondamento e i francesi continuano a frequentare la nostra Città. Il Progetto però non è decollato. Abbiamo esaminato diverse possibilità: Centro commerciale, parco giochi, Outlet e ultimamente abbiamo tentato di riprendere il progetto originario approfittando delle Olimpiadi. Gli impedimenti urbanistici, la difficoltà nel trovare investitori, un rapporto sfavorevole tra investimento, terreno disponibile, accessibilità, e redditività ha di fatto impedito qualsiasi iniziativa.
Va anche registrato il parere contrario della minoranza e degli imprenditori locali che vedevano nel centro commerciale e nell’albergo un fattore di concorrenza. Si può dire in conclusione che la Stazione comporterebbe una radicale modifica del progetto di Annibale 2000 ma che si dovrebbe però mantenerne la filosofia originaria.
3) Se sarà realizzata la stazione, cosa significherà effettivamente per la città e per la valle: disagi per decenni, occupazione, aggancio per il turismo, nuova cattedrale in un deserto totale?
La realizzazione della stazione è strettamente connessa con il tunnel di base. Continuo a essere del parere che la proposta FARE di una realizzazione per fasi, a partire dal nodo di Torino, sia quella più realistica e aderente ai bisogni della collettività, ma il ministro Matteoli nell’ultimo incontro a Roma è stato diplomaticamente chiarissimo: il Governo vuole partire con i lavori. Al di là degli orientamenti politici diversi dai miei, riconosco al Ministro una grande correttezza istituzionale e
altrettanta franchezza. Nessun Governo accetterà mai di vedersi assegnati 600 milioni di euro per la progettazione, per poi cambiare idea sul tunnel di base. La Stazione non sarà la soluzione dei problemi della Valle di Susa. Per qualcuno questa valle
morirà se non si parte con il Tav e mi chiedo: cosa dovrebbe fare la Regione per impedire il prematuro decesso della Valle di Lanzo o della Val Pellice? Fare un treno anche lì? Francamente sarei più orientato a un’idea di sviluppo sganciata dai cantieri che mal si conciliano con il turismo e la residenzialità. Con i tagli di 8 miliardi di euro sulla scuola si lasciano a casa 140.000 addetti,
mentre spendendo 7,6 miliardi per la nuova linea si dà lavoro forse a meno di 3.000 persone. In più
questi lavori partirebbero tra due o tre anni, a crisi, speriamo, risolta. Sarebbe molto più utile dare il
via a centinaia di progetti appaltabili da Comuni come il nostro, bloccati dal patto di stabilità, che possono veramente dare boccate di ossigeno alle Imprese locali. Susa è all’uscita di un tunnel che diventerà di 60 km, purtroppo non avremo gli stessi problemi di
un qualsiasi comune della Provincia di Torino inserito nel Piano Strategico. Dovremo quindi essere oggetto di attenzioni maggiori e la stazione di per sé non è una compensazione. Quando parliamo di miglioramento del trasporto locale, non chiediamo di mettere tre o quattro treni in più, ma di una radicale rivisitazione del sistema attuale collegando la nostra rete con la metropolitana di Torino. Dovremo analizzare tre ipotesi per la linea storica: lasciarla così com’è, interrarla, spostarla in galleria. Quest’ultima soluzione permetterebbe di ridisegnare urbanisticamente i Comuni attualmente attraversati dai binari.
4) Lei andrebbe sulle barricate?
Ripeto che il Movimento No Tav ha posto seri interrogativi sul modo di concepire, progettare e condurre una grande opera pubblica, se non ci fosse stata questa stagione non saremmo qui a parlare di Stazioni o di tracciati, ma saremmo già a lamentarci dei camion, senza alcuna compensazione o indennizzo. Ma i tempi e le situazioni cambiano e mi viene in mente una frase di Fabrizio de Andrè: ”gli apostoli di turno che apprezzano il martirio lo predicano spesso per novant’anni almeno. Morire per un’idea, va bè, ma di morte lenta”.
5) Cosa farete nel prossimo futuro?
Pur mantenendo fortissimi dubbi sulla necessità dell’opera, non si può a mio avviso mettere nei programmi elettorali ”No Tav senza se e senza ma”, sarebbe come mettere negli stessi programmi
”non accettiamo la legge finanziaria”. Siamo amministratori e, volenti o nolenti, dobbiamo adeguarci alle leggi del Governo. I cittadini possono comportarsi come meglio credono. Sostengo
che è necessario partecipare ai lavori dell’Osservatorio per individuare il meglio o il meno peggio tra i tracciati. Scarica il file cliccando su questo link sindaco