Luca Abbà è fuori dal coma. Parlano i residenti dopo i disordini di mercoledì notte, il video “Il Governo ha deciso di confermare con piena convinzione la tempestiva realizzazione dell’opera”. Lo ha annunciato venerdì sera il premier, Mario Monti, in una dichiarazione alla stampa al termine del vertice di Palazzo Chigi. L’esame dell’esecutivo, ha sottolineato, é stato condotto “con spirito
aperto, senza sentirci legati dai governi precedenti”.

Il presidente si é quindi rivolto agli oppositori. “La liberta’ di pensiero – ha premesso – e’ un bene fondamentale, ma – ha subito aggiunto – non saranno consentite forme di illegalita’ e sara’ contrastata ogni forma di violenza”.

Monti ha poi invitato il popolo No Tav a ’considerare che il nostro Paese avverte un crescente disagio sociale nei giovani e cio’ e’ il risultato di un Paese che si stava progressivamente staccando dall’Europa con una decrescente competitivita’ e difficolta’ sempre maggiore di creare buoni posti di lavoro.

Vogliamo – chiede – lasciare andare dolcemente alla deriva staccandosi dall’Europa questa nostra penisola rendendo cosi’ sempre piu’ difficile per l’economia italiana risalire, essere competitiva e creare posti di lavoro, conseguendo maggiore equita’ e benessere? Non credo che lo vogliamo”.

( http://www.youtube.com/watch?v=79ISy7Hm3NM&feature=g-all&context=G22af70bFAAAAAAAAHAA )

L’ordine torna in valle di Susa dopo gli scontri avvenuti nei giorni scorsi. Alcuni residenti raccontano i fatti.                                                                                                       

I NO TAV MINACCIANO BLOCCHI STRADALI NEL WEEK END IN ALTA VALLE
L’ordine (apparente) é tornato a regnare giovedì mattina in valle di Susa dopo una serata incandescente, segnata dagli scontri prima, dopo e durante lo sgombero dei manifestanti dal nastro d’asfalto autostradale che corre da Torino a Bardonecchia.

Epicentro della tensione, lo svincolo di Chianocco, dove un migliaio di No Tav ha tenuto sotto scacco per 53 ore il traffico internazionale, leggero e pesante, da e per la Francia.

Nel pomeriggio di mercoledì 29 ci sono volute tre ore alle forze dell’ordine per liberare il campo. Poi sono entrate in funzione le squadre per ripulire l’arteria e gli accessi della A32 dai residui di tre giorni di occupazione.
Il bilancio degli scontri di mercoledì sera é di 29 feriti tra le forze dell’Ordine: 18 poliziotti e 11 carabinieri.

Tra i No Tav é stato arrestato Federico Cambursano, 33 anni di Bussoleno. Deve rispondere di resistenza e lesioni per aver lanciato oggetti contro la polizia. Mentre la posizione di una quarantina di manifestanti é all’esame di polizia e carabinieri. Tra questi Marco Bruno il protagonista del filmato nel quale deride un carabiniere chiamandolo “pecorella”.

Subito dopo il blitz, ieri in serata, é scattata, da parte delle forze dell’ordine, la caccia all’uomo per agguantare alcuni protagonisti degli scontri. L’operazione di Polizia ha provocato danni a qualche esercizio della Valle e la la titolare del bar trattoria “La Rosa Blu” di Chianocco é stata contattata dai carabinieri, per il rimborso dei danni arrecati dall’irruzione delle forze dell’ordine nel locale, che stavano inseguendo alcuni manifestanti.

Ieri sera, nel centro polivalente di Bussoleno, mille No Tav si sono riuniti in assemblea per decidere le prossime mosse. Lele Rizzo, capo del centro sociale torinese Askatasuna ha proposto di bloccare le strade dell’alta valle nel week end; iniziativa che, però, colpirebbe l’economia turistica di un territorio alle prese con il momento clou delle settimane bianche. Nessuna azione, per ora, pare in programma per occupare di nuovo l’autostrada anche perchè, per tutta la notte e la giornata di ieri, lo svincolo di Chianocco, presidiato dalle forze dell’ordine, appariva inespugnabile.

Intanto c’è chi propone di reintrodurre il reato di blocco stradale previsto da una legge del 1948. A sostenerlo é l’Associazione nazionale funzionati di polizia. “La libertà di manifestare non può estendersi all’interruzione della libera circolazione dei cittadini, che é anch’essa un diritto costituzionalmente garantito – ha affermato il segretario nazionale dell’Anfp, Enzo Marco Letizia – e i blocchi stradali effettuati in Val di Susa rivelano che le sanzioni amministrative non hanno alcuna efficacia deterrente nei confronti dei violenti”

Dopo gli scontri, studenti in agitazione
Giovedì 1° marzo, su iniziativa del Komitato Studenti No Tav, è stato indetto da “blocco” simbolico davanti al liceo Rosa di Bussoleno. I ragazzi che manifestavano hanno consentito il regolare svolgimento delle lezioni, invitando comunque gli altri studenti a fermarsi davanti l’istituto, ricevendo molte adesioni.
Davanti alla scuola, infatti, erano stati esposti striscioni di condanna dopo gli scontri della serata precedente, tra manifestanti e forze dell’ordine presso lo svincolo del Vernetto e nella frazione di Chianocco.

“Oltre alla manifestazione spontanea di questa mattina, per domani – ha detto la vicepreside Bruna Consolini- gli studenti hanno richiesto alla scuola la convocazione di un’assemblea d’istituto, che si svolgerà sia nella sede di Susa che a Bussoleno, e che durerà tutta la mattina, per consentire a tutte le classi di partecipare. La scuola ritiene importante andare avanti col programma delle lezioni, ma anche di dare spazio alle legittime richieste degli studenti di informarsi su un argomento di scottante attualità, che tocca tutti”.

Il pomeriggio degli scontri
Mercoledì 29 febbraio , ore 18. Sul nastro d’asfalto dell’autostrada del Frejus, all’altezza dello svincolo di Chianocco, va in scena l’epilogo dell’ultima (?) puntata della vicenda iniziata nella mattinata di lunedì 27 febbraio, quando con una mossa a sorpresa Ltf e le ditte incaricate, scortate dalle forze dell’ordine, “conquistavano” i terreni per allargare i confini del cantiere della Maddalena di Chiomonte e preparare così i lavori di scavo del tunnel geognostico che, per i primi 250 metri, saranno effettuati utilizzando l’esplosivo e solo dopo (probabilmente tra un anno) con il ricorso alla “talpa”.
Nelle ore in cui sta chiudendo il giornale, sta avvenendo lo sgombero degli ultimi 30 No Tav rimasti a bloccare l’autostrada dopo 53 ore di chiusura.
Le forze dell’ordine hanno cominciato a muoversi alle 16.50. Una ruspa, seguita da poliziotti in assetto antisommossa si è aperta la strada abbattendo la barricata su una delle rampe occupata dai manifestanti.
A centinaia i No Tav indietreggiavano, mentre altri rimanevano sull’autostrada fronteggiati da centinaia i poliziotti. Sarebbero stati sparati alcuni lacrimogeni, anche se la Questura nega che questo sia avvenuto.

Gli scontri sono continuati fino a tarda sera. Alla fine il bilancio è di
13 feriti. Tra i contusi anche Nicoletta Dosio.

Mercoledì 29 febbraio, ore 9
Ancora una notte difficile, dopo le tensioni di lunedì e martedì. In Valle di Susa continua la protesta contro la realizzazione della Torino-Lione dopo l’allargamento del cantiere di Chiomonte e la caduta di un attivista No Tav da un traliccio dell’alta tensione.

Poco dopo la mezzanotte tre auto di altrettanti attivisti No tav hanno preso fuoco nei pressi di Chianocco.

Incendi si sono verificati anche ai danni di alcune strutture, tra cui una falegnameria, mentre un principio di incendio ha interessato un autoarticolato nei pressi di Bruzolo. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco di Susa.

Al momento resta chiusa l’autostrada A32, Torino-Bardonecchia, in entrambe le direzioni tra Susa Est e Avigliana Ovest, per il blocco dei manifestanti all’altezza dello svincolo di Chianocco. E non é percorribile la statale 25, bloccata a Chianocco.
Nella tarda mattinata di oggi, mercoledì 29, i sindaci della Valle saranno in prefettura a Torino per chiedere di interrompere i lavori di ampliamento del cantiere cominciati lunedì.

Martedì 28, ore 21
Trapela un po’ di ottimismo ma restano sempre molto gravi le condizioni di Luca Abbà, il militante No Tav precipitato lunedì mattina da un traliccio dell’alta tensione nell’area del cantiere di Chiomonte. Abbà si era arrampicato sul traliccio per poi cadere a causa di una violenta scossa elettrica.

Sui fatti la Digos della Questura di Torino ha inviato un dettagliato rapporto
alla Procura della Repubblica. La relazione é al vaglio del Procuratore capo, Gian Carlo Caselli, che afferma: “Come sempre faremo tutti gli accertamenti
necessari e doverosi a termini di legge”.

Prima di procedere con l’apertura formale di un fascicolo di indagine, la
squadra dei pubblici ministeri che si occupano delle proteste No Tav esaminerà il rapporto e le testimonianze che sono state raccolte dal sostituto procuratore Giuseppe Ferrando che già nella giornata di lunedì si é recato sul posto dove si é consumato il dramma di Luca Abba’.

Il giovane é ancora ricoverato nel reparto Rianimazione del Cto.
Al suo capezzale si alternano due alla volta, negli orari di visita consentiti dal reparto, i genitori, la sorella e la compagna con cui convive.
I medici speravano che il quadro clinico non cambiasse molto nelle 24 ore successive all’incidente e così é stato.

Se non vi saranno altre complicazioni, nel fine settimana Abbà sarà risvegliato dal coma farmacologico. Per il momento viene sottoposto dai sanitari a terapie intensive a cui pare reagire positivamente.

Tra qualche giorno, anche alla luce dei risultati della risonanza magnetica a cui verrà sottoposto nella giornata di mercoledì 29, si potranno sapere quali
potrebbero essere gli eventuali danni permanenti provocati dalla scossa da 50.000 volts che lo ha attraversato dal braccio alla gamba, anche se per avere un quadro definitivo sarà necessario aspettare non meno di un anno.

Fuori dall’ospedale, davanti all’ingresso, gli amici e gli attivisti No Tav hanno lasciato alcuni striscioni. ’Forza Luca, sei tutti noi’, hanno scritto; e ancora ’Colpito uno, colpiti tutti’.

Martedì 28 febbraio. Ore 17.30.
Sembra non finire mai la protesta dei No Tav valsusini dopo l’allargamento dei confini del cantiere della Maddalena a Chiomonte e il tragico volo da un traliccio di Luca Abbà, il trentasettenne di Exilles, scaraventato a terra da 15 metri da una violenta scarica elettrica e ricoverato in gravi condizioni al Cto di Torino.

Alcune centinaia di manifestanti, hanno resistito tutta la notte sull’autostrada A32, all’ingresso di Chianocco, costringendo alla chiusura il tratto tra Avigliana e Susa. Conseguenza: code di tir fermi lungo le statali e traffico intenso, pesante e leggero, in mezzo ai paesi e lungo le arterie alternative alla Torino-Bardonecchia.

Disagi anche per i molti pendolari che ogni giorno si riversano in città, costretti a code e disagi.

I manifestanti ieri sera apparivano determinati, nonostante la temperatura di qualche grado inferiore allo zero: “Andremo su, in alta valle, per bloccare l’autostrada anche lì, ed impedire il cambio turno degli agenti di polizia impegnati a presidiare il cantiere di Chiomonte e a tener d’occhio i blocchi stradali”, dicevano i manifestanti.

Mentre su facebook, twitter e via sms partiva a un intenso tam tam telematico: “C’è bisogno di gente in autostrada per continuare il blocco”. Così, in serata, non sono mancati momenti di tensione al momento del cambio di turno delle forze dell’ordine che presidiano la zona che, per per aprirsi una via, hanno dovuto ricorrere a lacrimogeni e idranti. Il blocco che i manifestanti avevano realizzato in alta valle, all’altezza di Salbertrand, veniva così rimosso, fortunatamente senza feriti.

All’alba di martedì la situazione non cambiava. Ancora centinaia di persone bloccavano lo svincolo di a Chianocco. Ma, poco prima di mezzogiorno, sul posto giungevano almeno mille tra poliziotti, carabinieri e finanzieri in tenuta antisommossa con gli idranti per sgombrare i manifestanti e riaprire l’autostrada al transito.

Per quasi tre ore No Tav e forze dell’ordine si sono fronteggiate. Con getti d’acqua d’idrante i No Tav venivano allontanati e il blocco sull’autostrada rimosso . I dimostranti arretravano abbandonando il presidio mentre una ruspa che ha rimosso la barricata. Ma subito dopo decine di No Tav, a braccia alzate, si sono riavvicinati all’autostrada.

Poi sono state le forze dell’ordine ad abbandonare il campo e a consentire ai manifestanti di “riconquistare” il terreno, bloccando nuovamente lo svincolo di Chianocco.

Al momento, quindi, continuano i blocchi sulla viabilità valsusina, sull’autostrada e sulle statali.

Martedì 28 febbraio. Ore 12. Allo svincolo di Chianocco stanno arrivando le forze dell’ordine in tenuta antisommossa, con idranti e altri mezzi. L’obiettivo, sgombrare i manifestanti per riaprire l’autostrada del Frejus.
Questa mattina era stato Alberto Perino ad avvertire gli automobilisti: “Non venite in Valsusa. Anche oggi sarà una giornata di blocchi diffusi nella Valle a causa della proteste con probabili disagi per gli automobilisti.
“Faremo quello che riusciamo”, ha detto senza specificare quanto é stato deciso: “Invitiamo gli automobilisti a fare altre strade”. Le iniziative del movimento No Tav riguarderanno, oltre all’autostrada Torino-Bardonecchia, le
due statali 24 e 25.
Mentre oggi pomeriggio, martedì 28, é prevista una nuova assemblea No Tav a
Chianocco, dove nella mattinata sono arrivati anche gli studenti in sciopero del liceo Rosa di Bussoleno.

Lunedì 27 febbraio. A BUSSOLENO sono quasi le otto di sera. E’ ormai buio da alcune ore e il termometro, dopo una giornata primaverile, si avvicina allo zero. Ma qualche centinaio di manifestanti No Tav resiste imperterrito davanti all’ingresso di Chianocco dell’autostrada del Frejus. L’intenzione è quella di non mollare: “Se è necessario staremo qui tutta la notte e poi a oltranza. Siamo pronti a resistere anche per giorni e giorni”, dice Mario Fontana, già assessore comunale di Susa con l’ex sindaco (e attuale presidente della Comunità Montana) Sandro Plano . Tra la folla diversi valsusini ma anche tanti “forestieri” dei centri sociali di Torino.

Sono qui dalle prime ore del giorno, da quando Luca Abbà, 37 anni, di Exilles, è precipitato al suolo da un traliccio dopo essere rimasto folgorato dai fili dell’alta tensione. Adesso è ricoverato al Cto di Torino, in gravi condizioni. La sua vita è ancora in pericolo. Ieri sera, verso le 18.30, i medici del Pronto Soccorso hanno confermato la diagnosi resa nota verso mezzogiorno: le condizioni di Abbà rimangono gravi e bisogna capire quali saranno gli effetti dell’ustione interna provocata dalla scossa elettrica ricevuta dai cavi della corrente.

Luca Abbà, 37 anni, attivista del movimento No Tav,è ricoverato in gravissime condizioni al CTO di Torino, dopo essere rimasto folgorato dall’alta tensione ed essere precipitato nel mattino di lunedì 27 febbraio da un traliccio alto dieci metri sul quale si era arrampicato durante le operazioni di sgombero, in Val Clarea.

Mezz’ora prima, verso le 8 di lunedì 27 febbraio, un’ordinanza del Prefetto ha dato il via, (con un’ordinanza che ne stabilisce l’urgenza)ai lavori per l’allargamento del cantiere per il cunicolo esplorativo della Maddalena di Chiomonte. All’interno dell’area, in Val Clarea, una ventina di attivisti del movimento No Tav cercavano di opporsi alle forze dell’ordine che procedevano con le operazioni di sgombero dell’area, in particolare della baita costruita mesi fa dai No Tav.

“Sono pronto ad appendermi ai fili della corrente se non la smettete”

Particolare singolare. E’ stato lo stesso Luca Abbà, durante una diretta radiofonica con radio blackout a raccontare i momenti che hanno preceduto l’incidente. “Sono arrivato ora, c’è un dispiegamento di poliziotti. Io mi sono arrampicato sul traliccio di fronte alla baita; sono sfuggito ai controlli e mi sto arrampicando. Ma i poliziotti si stanno attrezzando con le corde per venirmi a prendere”. Abbà si rivolge direttamente ai “rocciatori”: “Sono pronto e disponibile ad appendermi ai fili della corrente se non la smettete, ok?!”.
Poi chiude il collegamento: “Adesso attacco perché sta salendo un “rocciatore” e devo difendermi”.
( http://www.cronacalive.it/no-tav-intervista-a-luca-abba.html )
Qualche istante dopo la tragedia. Luca Abbà rimane folgorato (alcune ricostruzioni sostengono che sarebbe stata la ricetrasmittente con cui comunicava con altri attivisti No Tav a far da ponte con la corrente elettrica), precipitando al suolo da una decina di metri.

Sul posto interveniva l’elisoccorso del 118 che, dopo le prime cure, verso le 9.45, caricava a bordo il ferito per trasportarlo al Cto di Torino. Le prime valutazioni dei sanitari parlano “di sospetta lesione interna con versamento, vasta emorragia interna, probabili fratture di sterno e costole, ustioni di secondo grado”. Le condizioni quindi sono gravissime.

Verso mezzogiorno e mezzo, il responsabile del pronto soccorso del Cto ha riferito che Luca Abbà nella caduta ha riportato un trauma cranico con una piccola compressione celebrale e un trauma toracico. Ha diverse fratture alle costole, la decima vertebra dorsale fratturata e una contusione renale destra. E’ stato sedato e intubato. Ha qualche ustione sul corpo ma si potranno capire solo nelle prossime ore i danni interni che potrebbero essere stati provocati dalla folgorazione. Il prossimo bollettino dell’ospedale é previsto intorno alle 18.30

La Questura: “Ad Abbà ripetuti appelli a scendere rimasti inascoltati

Sono stati diversi, questa mattina (lunedì 27 febbraio), gli appelli rivolti a Luca Abbà, noto attivista No Tav, perché scendesse dal traliccio da cui poi é precipitato rimanendo gravemente ferito.
Lo riferisce la Questura di Torino.
“Personale in abiti civili presente nei pressi del traliccio – spiega la Questura – ha ripetutamente invitato il manifestante a desistere dall’iniziativa e a scendere per porsi in sicurezza”. Ma il militante avrebbe rifiutato.
A quel punto “si faceva intervenire personale specializzato del nucleo rocciatori della Polizia di Stato al fine di soccorrere il manifestante, che, invece, dichiarava la sua ferma e convinta intenzione a rimanere sul traliccio, pur di fronte ai ripetuti ammonimenti di pericolo”.

Per salvaguardare l’incolumità dell’uomo, aggiungono le Forze dell’ordine, “personale di Polizia faceva avvicinare al traliccio un attivista del movimento, già presente al presidio Clarea, per ribadire ulteriormente l’invito ad Abbà di porsi in sicurezza; ennesimo invito rimasto inascoltato”. Dopo qualche minuto, l’uomo é precipitato.

Tensione alta, statale e autostrada bloccate

Intanto l’accesso alla Val Clarea da Giaglione è chiuso da un posto di blocco delle forze dell’ordine. La tensione é salita con il trascorrere delle ore; i No Tav hanno bloccato la Statale 25, la Provinciale 24 a Bussoleno e l’autostrada del Frejus a Chianocco.

Veglia dei cattolici per la valle al Cto

Lunedì sera il gruppo dei “Cattolici per la valle”, davanti al CTO, ha tenuto “una veglia di preghiera per tutta la notte a staffetta”.
Per l’occasione, i Cattolici per la valle hanno anche pubblicato su Facebook una preghiera per Luca.

La Procura apre un’indagine

La Procura della Repubblica di Torino ha aperto un’inchiesta sull’incidente nel quale è rimasto ferito Luca Abbà, caduto da un traliccio dell’alta tensione sul quale era salito per protestare contro l’allargamento del cantiere della Tav Torino-Lione, in Val Susa. In Val Susa, intanto – si e’ saputo – arriverà il pm Giuseppe Ferrando, della stessa Procura di Torino, per le indagini sull’incidente nel quale é rimasto coinvolto Abbà.

Plano: “Sospendere i lavori alla Maddalena”

Con una lettera inviata al prefetto di Torino, Alberto Di Pace il presidente della Comunità montana Valsusa e Val Sangone, Sandro Plano ha chiesto la sospensione dei lavori di ampliamento in corso nei pressi del cantiere della Maddalena.
“Preso atto dell’incidente avvenuto questa mattina presso il cantiere della Maddalena e del clima di tensione che si sta creando in Valsusa – scrive Plano – si chiede la sospensione delle operazioni in corso”

Manifestazioni in tutte le città italiane

La protesta contro l’ampliamento del cantiere e la tensione per l’incidente occorso a Luca Abbà non si sono fermate ai confini della Valle di Susa ma hanno percorso tutta l’Italia.

Decine le manifestazioni di solidarietà a Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna e in ogni regione italiana, da Trieste a Cagliari, da Trento a Palermo, a Reggio Emilia, Piacenza e Forlì. A Roma rapido blitz alla stazione Termini con blocco dei binari e danneggiamenti a un treno Freccia Rossa. Quindi blocchi al traffico a Porta Maggiore, a San Lorenzo, su via Tiburtina, all’imbocco della Tangenziale Est.

A Bologna i manifestanti hanno bloccato i primi tre binari della stazione Centrale scontrandosi, poco prima, con poliziotti e carabinieri che avevano tentato di impedire l’ingresso nell’atrio.

A Pisa occupati i binari della stazione ferroviaria dopo un corteo lungo le le vie del centro. Dimostrazioni anche a Napoli, a Palermo (dove è stato contestato il segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani), a Firenze, Milano, Genova e Ancona.

Sabato 25 febbraio
LA MARCIA DEI QUARANTAMILA NO TAV

Quattro ore di marcia per un corteo lungo quattro chilometri con circa quarantamila manifestanti, anche se gli organizzatori hanno parlato prima di 75 mila e poi di 100 mila persone. In ogni caso tanta, tantissima gente, nel pomeriggio di sabato 25 febbraio, alla marcia contro la nuova linea ferroviaria Torino-Lione, lungo i sei chilometri da Bussoleno a Susa.

Una manifestazione pacifica e colorata che ha smentito i timori della vigilia su possibili atti violenti, preceduta dal camioncino della Comunità Montana Valsusa e Val Sangone con, a bordo, i gonfaloni dei Comuni contrari all’opera (23 sui 43 del territorio). Quindi lo striscione degli “Amministratori della Valle di Susa” tenuto dai sindaci in fascia tricolore. Subito dopo la fiumana di gente; famiglie con bambini mescolate ai giovani dei centri sociali Askatasuna, agli anarchici, a militanti dei Verdi e di Rifondazione Comunista.

Tanti i valsusini ma moltissimi anche i manifestanti provenienti da altre zone d’Italia e d’Europa. E poi i bambini che scandivano slogan come “Liberi e per crescere e giocare” , “più trenini e meno trenoni”, “siamo contro il treno cattivo”. Con qualche pennellata carnevalesca nel carro con una piovra e i pupazzi del premier Monti e dei ministri.

Poco più dietro lo striscione degli “amici e parenti No Tav” con le foto degli arrestati nell’operazione del 26 gennaio scorso.
Tra i manifestanti il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini, il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, il filosofo europarlamentare Gianni Vattimo. E poi migliaia di vessilli bianchi con il treno rossocrociato tra cui spiccavano numerose bandiere della Grecia, accompagnate da uno striscione: “La Tav non ci porta a Lione in tre ore ma ad Atene in cinque minuti”.

Gli argomenti della protesta di chi, in Valle di Susa, si oppone all’opera sono quelli di sempre: costi insostenibili (si parla di 20 miliardi di euro), impatto ambientale su una valle già pesantemente infrastrutturata (due statali, un’autostrada, una linea ferroviaria) oltre ai timori per l’effetto dei cantieri sulla salute pubblica con i rischi dell’amianto, dell’uranio e delle polveri sottili.

Verso le 17 l’arrivo del corteo nella capitale di Re Cozio. Sul palco allestito davanti alla cattedrale di Susa, sono intervenuti il presidente della Comunità Montana Sandro Plano che ha polemizzato con i vertici del suo partito, il Pd, che vorrebbero espellere gli amministratori locali contrari alla Torino-Lione: “Io vengo da un partito, la Democrazia Cristiana – ha detto – in cui si tesseravano anche i morti. Qui invece vogliono cacciare i vivi. La nostra è anche una battaglia per la democrazia e per difendere il diritto al dissenso”.

Smentiti i timori della vigilia su possibili atti di violenza e archiviata la manifestazione di sabato, adesso l’attenzione si sposta nuovamente su Chiomonte, alla Maddalena, dove voci insistenti sostengono che nella notte tra lunedì e martedì potrebbero iniziare gli espropri dei terreni per l’allargamento del cantiere e per consentire il via ai lavori di scavo. “Non si tratterà di espropri – dice il leader dei No Tav Alberto Perino – ma di un’occupazione manu militari delle nostre terre”. Proprio a Chiomonte, un paio di anni fa, alcune centinaia di oppositori della Torino-Lione acquistarono un metro quadro di terra ciascuno allo scopo di rendere più difficoltosi gli espropri. Che cosa succederà martedì? “Probabilmente prevarrà la legge del più forte. Abbatteranno la baita che abbiamo costruito, e taglieranno gli alberi. Ma noi saremo lì, faremo resistenza passiva e dovranno sgombrarci con la forza”.
Bruno Andolfatto

La vigilia della manifestazione

Tutti insieme come ai vecchi tempi a sfilare sotto i gonfaloni dei Comuni (ma solo quelli di centrosinistra) e sotto lo sventolio delle bandiere bianche col treno veloce crociato.
L’appuntamento è alle 13 di sabato 25 febbraio a Bussoleno per l’ennesima marcia contro la Torino-Lione. L’intento è quello di dire, come recita il manifesto, che “la valle c’è”. E che, spiega Sandro Plano, presidente della Comunità Montana, “non dice solo dei no ma anche dei sì”. Ad esempio? “Diciamo sì al trasporto pubblico locale; a scuole, ospedali e difesa del suolo; alla libertà di dissenso, alla sospensione dei lavori alla Maddalena mentre diciamo no alla militarizzazione, alle grandi opere inutili, alla cancellazione dei comuni, all’aumento dei Tir”.

La Comunità Montana e i 23 sindaci di centrosinistra cammineranno sottobraccio ai Comitati No Tav lungo i sei chilometri che separano Bussoleno e Susa. Mentre non ci saranno i 20 primi cittadini di centro destra che, ha spiegato Carla Mattioli, “hanno abbandonato la sede di discussione”, cioè l’assemblea dei sindaci, non appena è stata posta la questione.

Nel mirino di Sandro Plano ci sono anche i vertici del Partito Democratico, e quelli che il presidente definisce “ingiustificati tentativi di buttarmi fuori dal Pd. L’appartenenza a un partito non può dipendere dall’essere favorevoli o contrari a un’opera pubblica. Per questo non mi dimetterò né ho intenzione di farmi allontanare dal Pd e continuerò a rivendicare la libertà di dissenso”.

E la manifestazione? “Sarà autorizzata e pacifica”, assicura Plano. “E chiederemo la sospensione del cantiere della Maddalena, avviato sette mesi fa con un colossale dispiegamento di forze per recintare un’area, con un monumento allo spreco di denaro pubblico”. Non basta: “La militarizzazione di parte della valle e delle vigne è la certificazione del fallimento dell’operazione Virano che non è riuscito a mediare col territorio”.

Fin qui le parole d’ordine della Comunità Montana. “A cui noi – dice Alberto Perino, uno dei leader del movimento No Tav – ne aggiungiamo altre. Come la protesta contro l’ondata di arresti delle settimane scorse, che non hanno alcuna giustificazione. Qualcuno sta tentando di montare contro di noi un teorema: siccome la Torino-Lione è decisa dallo Stato, chi si oppone a questa linea si pone contro lo Stato”. E poi: “A Chiomonte è stata recintata un’area che non c’entra niente con quella che dovrebbe essere l’area del cantiere. Quindi quella recinzione, così come i muri in cemento armato, sono illegali e ci chiediamo perché la magistratura se la prende tanto con i No Tav e non si occupa di indagare su quel che combina Ltf. In ogni caso, i nostri esposti li abbiamo già presentati”.

Sabato, annuncia Perino, “manifesteremo in modo pacifico, a volto scoperto, rispettoso della valle, dei suoi abitanti, delle case, delle strutture, delle banche e dei bancomat. E se qualcuno pensa di venire in valle di Susa a far casino si risparmi il viaggio e resti a casa sua. Vogliamo fare una manifestazione tranquilla, con i sindaci e con le famiglie per dire no a un’opera inutile tanto più in un momento in cui si tagliano i servizi ai cittadini”. Gli scontri di mercoledi'  29 sull'autostrada (foto CR) Studenti davanti al Liceo Rosa di Bussoleno Descrizione dell'allegato