Mercoledì sera la Torino-Lione in consiglio di Comunità  Montana I No Tav si lanciano alla conquista della cintura di Torino. Nel primo pomeriggio di sabato 25 settembre, migliaia di persone (seimila per gli organizzatori, tremila per le forze dell’ordine) sono partite dalla piazza del Monastero di Rivalta per raggiungere piazza Martiri della Libertà , a Rivoli.
La coreografia è quella di sempre. Alla testa del serpentone di manifestanti un trattore con le
bandiere No Tav, seguito da un lungo striscione blu con la scritta ‘fermiamolo’ e accanto
il pupazzo gigante di uno squalo. Quindi gli amministratori locali: in testa il vicesindaco di Rivalta, Nicoletta Cerrato, e alcuni consiglieri comunali del partito democratico (ma senza bandiera). Sventolavano invece quelle di Rifondazione Comunista, che ha formalmente aderito all’iniziativa. Compatto il fronte degli amministratori valsusini. Presenti dietro lo striscione i primi cittadini di Avigliana Carla Mattioli, di Chiusa San Michele Domenico Usseglio, di Sant’Ambrogio Dario Fracchia, di Venaus Nilo Durbiano e i vicesindaci di San Didero Giorgio Vair e Vaie Enzo Merini. Con loro anche il presidente della Comunità  montana, Sandro Plano: «Anche nel centrodestra stanno emergendo forti perplessità . Lo dimostrano le recenti posizioni dell’europarlamentare del Pdl, Vito Bonsignore e anche del ministro Tremonti che vorrebbe ridurre da due a una le canne dei tunnel sotto le montagne”.
Al termine del corteo Alberto Perino ha poi annunciato che i No Tav hanno presentato un esposto all’Olaf, l’organismo anti-frode della Ue, nei confronti di Ltf, la società  italo-francese incaricata di realizzare la linea Torino-Lione. Al centro del ricorso l’accusa di aver affittato un terreno all’autoporto di Susa, usato per un sondaggio: un terreno che, secondo Perino, la società  avrebbe potuto avere a costo zero. E poi la battuta sulla richiesta danni avanzata da Ltf ai leader della protesta No Tav (che sarà  discussa in Tribunale a Susa il prossimo 16 novembre) «Non sono preoccupato – ha detto Perino – per i 228.000 euro che Ltf ci ha chiesto come risarcimento per aver impedito alcuni sondaggi lo scorso inverno. Non gli daremo neanche un centesimo. Hanno fatto cose che non potevano e non dovevano fare».
Intanto, lunedì 27 settembre, in Comunità  Montana, è stato depositato agli atti l’ordine del giorno messo a punto dallo stesso Sandro Plano che sarà  discusso dal Consiglio nella seduta di mercoledì sera a Bussoleno. In pratica un lungo elenco di “no” all’opera e al progetto: alla linea ferroviaria; al tunnel geognostico della Maddalena (Chiomonte); ai tunnel di base, dell’Orsiera, all’interconnessione di Chiusa San Michele, alle discariche, alle teleferiche indicate dal progetto preliminare di Ltf; al reinserimento del progetto nella Legge Obiettivo; all’aumento del carico infrastrutturale e del trasporto merci in un contesto territoriale già  fortemente compromesso.
L’ordine del giorno, poi, “ritiene indispensabile aggiornare la strategia del confronto istituzionale tra Governo, Regione, Provincia e Amministratori locali stabilendo nuove regole condivise e trasparenti per l’ascolto e la valutazione delle istanze degli enti locali, una corretta e imparziale informazione ai cittadini, l’approvazione di ogni scelta da parte dei singoli consigli comunali”.
Il testo dovrebbe essere discusso e votato da parecchi consigli comunali entro il prossimo 30 settembre, anche se non mancano perplessità  all’interno della stessa maggioranza che sostiene Plano: “E’ fuori dalla realtà  : dicono le voci critiche – chiedere che ogni scelta venga approvata da tutti i consigli comunali. Questa richiesta non mancherà  di suscitare pesanti ironie fuori dai confini della valle. Fino a prova contraria la Repubblica Autonoma della Valle di Susa non esiste ancora”.
Bruno Andolfatto La marcia No Tav da Rivalta a Rivoli (foto C.R.)