Cartolina dalla Valle di Susa N ovalesa sorge al centro della Val Cenischia, a 828 metri di quota lungo l’antica via che portava al colle del Moncenisio. Il suo territorio si estende per 28 km2 e conta, ad oggi, 554 “novalicensi” sparsi su 8 frazioni: Borgetto, Fraita, Ronelle, San Pietro, San Rocco, Santa Maria, Sant’Anna, Villaretto.
Il nome di Novalesa comparve per la prima volta nel 726 quando Abbone, governatore della Moriana e di Susa, fondò l’Abbazia per la cura agli infermi e l’assistenza ai pellegrini che in quel periodo transitavano lungo la strada di Francia. La storia e lo sviluppo di Novalesa dopo i primi secoli di vita vissuti all’ombra del grande monastero, furono strettamente legati alla presenza della strada che, risalendo il corso della Dora Riparia prima e del torrente Cenischia poi, valicava le Alpi sul colle del Moncenisio. La sosta era obbligatoria, bisognava assoldare i marrons, smontare le carrozze, aspettare che il tempo permettesse il viaggio di traversata del valico. Lo sviluppo del commercio e del traffico lungo questa strada vide l’economia della Novalesa svilupparsi ed incrementarsi fino a quando, in epoca napoleonica, fu costruito un nuovo tracciato di strada verso la Francia, che escludeva la val Cenischia e quindi Novalesa. Oggi è luogo di villeggiatura, attorniata da splendide montagne ed immersa nel verde, a 828 m s.l.m., è luogo ideale per soggiornare durante tutti i periodi dell’anno.

L’ABBAZIA DELLA NOVALESA
Il 30 gennaio 726 il nobile franco Abbone fonda il monastero di Novalesa dedicandolo ai santi Pietro ed Andrea. La comunità  ha notevole sviluppo e diviene centro di preghiera, di operosità  (agricoltura, assistenza ai pellegrini in transito) e di cultura (trascrizione di codici). Il periodo pi๠florido è il secolo nono, anche per la grande personalità  dei suoi abati, come Eldrado, venerato ed in seguito santo. Verso il 906 il monastero è assalito e distrutto da una banda di Saraceni. I monaci si salvano rifugiando a Torino, donde passano nella Lomellina a costruirvi il monastero di Breme. Dopo qualche decennio i villaggi della Valcenischia, Ferrera, Venaus, Novalesa con il suo monastero, che nel frattempo è stato riaperto, costituiscono una specie di minuscola diocesi autonoma che durerà  per diversi secoli. Nel 1646 agli antichi Benedettini succedono i Cistercensi riformati di San Bernardo che vi rimangono fino al 1798, quando sono espulsi dal Governo provvisorio Piemontese. Nel 1802 Napoleone affida all’abate Antonio Gabet e ad altri monaci Trappisti di Tamié (Savoia) la gestione dell’ospizio sul valico del Moncenisio, per assistere le truppe francesi in transito. Dopo la caduta di Napoleone, i monaci scendono, prendendo dimora nell’antico monastero. Nel 1821 si uniscono alla Congregazione Cassinese d’Italia. Purtroppo, in seguito alla legge di soppressione del 29 maggio 1855 da parte del Governo Piemontese, i monaci sono costretti ad abbandonare l’abbazia. Gli edifici messi all’asta, sono trasformati in albergo per cure termali, la biblioteca concessa al seminario, i manoscritti trasferiti nell’archivio di stato di Torino. Dopo varie peripezie nel 1972 il complesso monastico è acquistato dalla Provincia di Torino, che la affida ai monaci Benedettini provenienti da Venezia. La vita comincia così a rifiorire. Gli edifici conservano tracce di tutte le epoche passate. Nella chiesa costruita nel secolo XVIII, sulle fondamenta di quella romanica preesistente, si notano residui di affreschi tra i quali è da notare la lapidazione di Santo Stefano (secolo XI). Le due ali superstiti del chiostro sono del secolo XVI. Nei pressi del monastero, quattro cappelle: di Maria (secolo VIII con rifacimenti del XI), di S.S. Salvatore metà  secolo XI), di San Michele (secoli VIII e IX) e finalmente di San Eldrado (e San Nicola) che possiede due splendidi cicli di affreschi (fine secolo XI) con episodi della vita dei due Santi.

Sant’Eldrado
Accanto a Santo Stefano, a vegliare sul paesino della Val Cenischia c’è Sant’Eldrado, festeggiato la domenica successiva al 13 marzo. La cerimonia religiosa segue un preciso rituale: intorno alle 9.30 si forma un corteo davanti alla chiesa parrocchiale, nella quale è conservata la preziosa urna (XVIII secolo) con le reliquie del Patrono. Questa è portata in spalla da quattro persone, tradizionalmente i coscritti che compiono diciotto anni assistiti dagli alpini, lungo il percorso che si snoda per circa due kilometri fino a raggiungere l’abbazia dei SS. Pietro e Andrea, in frazione San Pietro. Elementi indispensabili per il corteo sono la banda musicale e, secondo l’ordine stabilito, le priore con i ceri, le donne in abito tradizionale (la “roba savuierda”, pi๠o meno ricca per quanto concerne stoffa, pieghe e passamanerie a seconda delle possibilità  della famiglia), le autorità  civili, militari e religiose, la cantoria e i coscritti di diciotto, diciannove e vent’anni. Una volta giunta nei pressi dell’abbazia, la processione entra nel parco e ripercorre i sentieri lungo i quali passò Eldrado quando era abate del convento novalicense. I fedeli transitano davanti alla cappella dedicata al Santo e baciano la reliquia, dopodiché entrano in chiesa per partecipare alla messa. La cappella di Sant’Eldrado e San Nicola ospita due cicli di affreschi a loro dedicati. In particolare, il Patrono, di nobile famiglia, nato ad “Ambillis” (località  indicata nell’affresco), è ritratto mentre lavora la terra. Vende tutto e diventa pellegrino, ricevendone le insegne (bordone e bisaccia) da un sacerdote. Giunge all’abbazia di Novalesa: sulla destra sono visibili le cappelle di San Pietro e di Santa Maria. Riceve l’abito monastico dalle mani dell’abate Amblulfo. Sant’Eldrado fonda un monastero presso Le Monetier-les-Bains, in Savoia, località  ora gemellata con Novalesa proprio per questa ragione. I monaci rifiutano di abitare in un luogo infestato da serpenti e il Santo compie un miracolo, imponendo a quegli animali pericolosi di ritirarsi in una zona disabitata. Infine, Sant’Eldrado, morente, riceve l’Eucaristia. Il volto sereno, ha intorno a sé i fratelli che pregano e piangono per la perdita imminente del loro padre spirituale. Per Novalesa, l’abate è stato la figura chiave del IX secolo; non si conoscono molte notizie certe sulla sua biografia, quel che è stato tramandato, anche con aloni di leggenda, è l’attenzione che rivolgeva a poveri e bisognosi. Durante il regno di Ludovico il Pio gli sono stati donati l’ospizio del Moncenisio e il priorato di Pagno, vicino a Saluzzo. Per scoprire personalmente i luoghi abitati da Sant’Eldrado si possono effettuare visite guidate su prenotazione al numero 0122/653210. (Sara Ghiotto) Una panoramica di Novalesa “ieri” (foto comune di Novalesa) l’Abbazia della Novalesa (foto Aloisio)