Fine anno burrascoso sulla To-Lione dopo le dimissioni di Virano. Cresce la tensione anche se si prospetta all’orizzonte una sua riconferma da parte del Governo Ha sfidato neve e maltempo ed è sceso a Roma, ieri, il presidente dimissionario dell’Osservatorio sulla Torino-Lione, Mario Virano, per incontrare il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta. Aereo bloccato sulla pista di Caselle causa maltempo, Virano ha affrontato il lungo viaggio verso la capitale in auto giungendo però in tarda serata. All’ordine del giorno dell’incontro la riconferma del mandato (l’ufficializzazione è prevista per il Consiglio dei ministri di domani, venerdì 9 gennaio) come commissario straordinario del governo e presidente dell’Osservatorio Tecnico. Potrebbe dunque svolgersi già la prossima settimana la prima riunione del terzo ” nuovo ” corso. I tempi stringono e l’esecutivo non intende rischiare l’empasse.
Per decidere se ritirare le dimissioni Virano avrebbe chiesto di chiarire poteri e limiti del mandato. Tra le ipotesi c’è la trasformazione dell’Osservatorio da organo soltanto tecnico a politico con l’ingresso in prima persona dei sindaci valsusini. Un’ipotesi che però non sembra incontrare il gradimento dei primi cittadini.
L’incontro romano è arrivato il giorno dopo l’Epifania che si è portata via non solo le feste ma anche una settimana più ”santa” che ”natalizia”. Iniziata martedì 30 dicembre quando ancora mezzo mondo stava con la testa sotto l’albero per prepararsi al cenone di fine anno. La notizia è di quelle capaci di creare intensi movimenti tellurici ai vari livelli, a partire da quello politico istituzionale.
La 13° riunione della seconda fase dei lavori dell’Osservatorio non poteva andare peggio. Dopo due di confronto il tavolo ”salta”. E, sorpresa, a mandare tutto a carte quarantotto non sono i valsusini ma proprio lui, Mario Virano. Che presenta un documento sulle ”specifiche progettuali” della nuova linea ossia i punti su cui entro marzo dovrebbero essere costruiti i bandi delle gare per la progettazione preliminare della tratta italiana della Torino-Lione da parte di Rfi e di quella internazionale da parte di Ltf.
Il presidente presenta il documento all’Osservatorio dando tempi stretti e spiegando che entro ”giovedì 8 gennaio è prevista la raccolta finale da parte di tutti i soggetti che ritengono di formulare proposte in merito alle specifiche tecniche”. I tecnici della bassa valle cercavano di prendere tempo: ”Abbiamo la necessità di valutare la bozza di questo documento”. E i sindaci ipotizzavano per il 2 gennaio la riunione della loro ”conferenza”. Niente da fare. Il presidente Virano appariva più che mai determinato. ”I tempi sono strettissimi, per fare la progettazione preliminare abbiamo solo 11 mesi. Rischiamo di perdere i finanziamenti europei e che i francesi ci chiedano i danni”.
Di fronte al niet valsusino, Virano prende la decisione: ”Non ci sono le condizioni per andare avanti”. Convoca una conferenza stampa con i pochi giornalisti rimasti a Torino e nei paraggi della capitale subalpina e annuncia: ”Ho rimesso il mandato alla presidenza del Consiglio; date le difficoltà emerse nelle ultime sedute non ci sono le condizioni per mantenere gli impegni”.
Tempo zero e a Virano arriva il sostegno di Governo (è Gianni Letta a comunicare il rinnovo dell’incarico nel primo consiglio dei ministri dell’anno nuovo ma con ”una revisione della strategia”), Provincia, Regione, Comune di Torino.
Nel mirino ci sono ”i soliti valsusini”. E nella polemica entra un po’ a gamba tesa anche il ministro dei trasporti Altero Matteoli: ”Purtroppo in questi giorni Virano si è trovato di fronte a sindaci che, per usare un eufemismo, continuano ad avere perplessità sul progetto. E, da quanto ho capito, in valle di Susa impazza già la campagna per le elezioni di giugno. In quasi tutti i Comuni si vota: c’è chi pensa di vincere tifando per il sì e, soprattutto, tifando per il no”.
Poche ore e, dopo il Virano pensiero, i giornalisti vanno in un’altra conferenza stampa a udire la posizione di Ferrentino e dei sindaci valsusini che se la prendono con la forzatura di Virano: ”Ci ha presentato una bozza di documento e ci ha chiesto di approvarla seduta stante. Una cosa senza senso. Abbiamo chiesto un chiarimento politico al Governo e non lo abbiamo ancora ottenuto. Non sappiamo ancora cosa pensi l’Esecutivo della proposta FARE e poi mancano risposte chiare sulle risorse e le scelte per il trasporto metropolitano e per il trasferimento delle merci da gomma a rotaia. Lo avevamo detto chiaramente da giorni: senza questi chiarimenti non si può discutere d’altro”. Di più: ”Il documento di Virano imponeva ai comuni di presentare osservazioni e proposte da presentare a Ltf e Rfi entro l’8 gennaio. Ma come si può pretendere una cosa simile!”.
Passano i giorni, si succedono le prese di posizione. Ovviamente la si butta anche in … politica. Nel Partito Democratico ritorna l’antica manfrina. Diversi esponenti del partito di Veltroni ribadiscono la necessità ”di non coalizzarsi con forze politiche No Tav alle prossime amministrative”. Invito che in valle di Susa suscita non poche perplessità. E proprio ieri la fitta nevicata ha impedito la riunione tra Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino, Antonio Saitta, i parlamentari del partito e i sindaci Pd della val Susa che doveva svolgersi nella sede del gruppo regionale, in via Arsenale, presente il segretario piemontese Gianfranco Morgando. Virano