La triste vicenda della donna che da tempo vive in un prefabbricato da cantiere in mezzo a ferraglia e a depositi edilizi OULX – La signora A. vive in una baracca, un prefabbricato per cantiere in mezzo alla ferraglia e ai depositi edilizi, lontano dal centro paese, al fondo di Via Pellousieres, poco prima dell’inizio dell’ex pista di fondo che da Oulx porta a Beaulard. Non è un’abitazione, ma un buco. Un prefabbricato minuscolo, bianco, con attorno pattumiera e sporcizia (lì evidentemente non arriva il servizio Acsel per la raccolta differenziata). Attorno, ora, c’è tutta la neve: nessuno è mai entrato dentro quel prefabbricato, quindi non si sa se e come si può scaldare la notte, soprattutto con queste temperature gelide. La signora è finita dentro quella scatola – posizionata nella ”periferia” del paese – dopo varie peripezie: in passato viveva nella casetta rosa vicino alla pineta dei Salesiani in corso Ortigara, acquisita alcuni anni fa dal Comune. Poi è vissuta negli alloggi della ex Caserma Picco, al Borgovecchio: ma anche da lì è stata mandata via perché l’edificio sta per essere ristrutturato completamente con i fondi delle Olimpiadi, per ospitare un altro albergo. La signora ha vissuto una vita difficile, ora ha una certa età, prima faceva la prostituta. E’ sola, e soffre di evidenti problemi psicologici e non solo (non occorre un esperto per capirlo): cammina spesso a centro strada rischiando di essere investita, inveisce contro tutti, contro i passanti e contro chi prova a parlarle, e infatti non è stato possibile intervistarla. Ma non sono questi motivi, che possono impedirci di vedere che ha bisogno di aiuto, anzi. Perché la signora non è una bestia, ma una persona umana, come noi. Eppure la si fa vivere come se non fosse un essere umano, in condizioni abitative ed igieniche poco accettabili (chi è disposto ad abitare in quel buco, al posto suo?). Si dice che sia lei a non volere aiuto, che sia capace perfettamente di intendere e di volere, e che le piace stare lì. Ma possibile che gli enti pubblici preposti all’assistenza e non solo (Conisa, Asl, Comune) non possano risolvere il problema, assegnando alla signora A. – se non l’assistenza – almeno un’abitazione dignitosa, prima che sia troppo tardi?