Incontro con gli studenti del liceo Rosa BUSSOLENO – Paolo Bosusco, il condovese rapito per 28 giorni dai ribelli maoisti in India, ha partecipato martedì 24 aprile alla premiazione finale del Valsusa Filmfest, tenutasi per la prima volta presso l’aula magna del liceo Norberto Rosa. Bosusco ha parlato del suo rapimento, e dei viaggi fatti in oltre 30 anni di attività in giro per il mondo. A fargli le domande, il presidente del Filmfest, Roberto Canu, bardonecchiese e amico di vecchia data di Bosusco. È apparso subito un personaggio cristallino, dalla forte spiritualità, diverso da come l’ha rappresentato un certa fetta dei mass media. Subito ha lanciato un messaggio: “Occorre salvaguardare i popoli tribali dall’estinzione, hanno il diritto e vivere nella loro terra” ha detto.

Canu gli ha chiesto di parlare del rapimento: “È stata un’esperienza dura, anche se, per fare una battuta, ero proprio io la persona adatta ad essere rapita, perchè sono abituato a vivere nella giungla da 30 anni, non essendo un turista sprovveduto. È stato questo, probabilmente, a salvarmi”. Bosusco ha anche ricordato che lavora come guida in Orissa da anni, tra trekking ed esplorazioni: “I maoisti prima di me non avevano mai rapito nessuno, e pensavo di poter lavorare tranquillo. Anche perchè ho sempre aiutato le popolazioni indigene, portavo qui medicine e dottori. Ho sempre proposto ai miei clienti un turismo etico, di amore e rispetto x la natura”. Una passione che nasce da lontano, quando aveva ancora 15 anni: “Andavo spesso alla biblioteca civica di Torino per leggere decine di libri sugli Indios e le tribù”. Lui stesso sa di essere un po’ bizzarro: “Facendo una ricerca sulle loro abitudini alimentari, feci vedere ai miei professori di scuola cosa significasse, e mangiavo già le formiche”. E quindi un appello agli studenti: “Ragazzi, seguite sempre le vostre passioni, anche se vi crtiticheranno, se avete un sogno seguitelo, sempre con onestà interiore”.

Ha iniziato a viaggiare soprattutto 35 anni fa, quando partì per il Sud America: “Avevo intenzione di non tornare più, e vivere per sempre nella foresta – racconta – la bellezza dei popoli tribali sta nei loro valori, la foresta rende tutti uguali. Ma il nostro mondo è completamente diverso. Qui ormai prevale la caccia alle risorse, al guadagno. Ai miei clienti vietavi di portare telefonini e aggeggi telefonici. C’era gente che non riusciva a stare 5 giorni senza usare lo shampoo, ma lì non si poteva usare, altrimenti si avvelenavano le acque che bevano i tribali. Alcuni pensavano di essere all’Isola dei famosi…”. Bosusco denuncia che quel mondo incontaminato sta ed scomparire: “sono stato ancora uno degli ultimi ad attraversare il Mato Grosso, nel 1982. Ora di quelle terre rimane poco. Solo più coltivazioni di soia. Avevo attraversato a piedi 350 km, arrivando ai confini tra Paraguay e Argentina…il 90 % delle cose che ho visto oggi non ci sono più, e non le vedrà più nessuno. Stanno scomparendo le foreste, gli animali…ricordo quando nuotavo con i coccodrilli…fui caricato dagli elefanti, e dal gahur, il più grande bolide dell’India. In nome del dio denaro, si sta distruggendo la natura”.

Tutto si può dire di Bosusco, tranne che non sia coerente. È residente a Condove, ma ha passato metà della sua vita in viaggio per il mondo. Nn a fare il semplice turista di passaggio, ma vivendo immerso in quelle terre e in quelle culture, così diverse dalle nostre. Uno spirito libero, ed è per questo che con dolore ricorda i giorni del rapimento: “La più grande gioia è la libertà interiore, i maoisti mi hanno tolto la libertà di movimento, per me è stata durissima stare fermo, nn potermi muovere. Ma non mi hanno tolto la libertà dello spirito”.

Di sé dice: “So di essere diventato un personaggio mediatico, ma non sono un caso umano. Mi sento valligiano, ma soprattutto cittadino del mondo e dell’universo. Ringrazio il governo italiano perchè ha fatto tantissimo, e non immaginavo quanti retroscena ci fossero dietro un rapimento. La frase sulle vacanze pagate era una battuta, per tranquillizzare la mia famiglia in Italia. Il mio pensiero era verso di loro. I terroristi mi hanno distrutto la vita, durante i giorni di prigionia mi ero studiato dei piani di fuga, erano in 21 a controllarmi, tutti attorno a me…era impossibile. Ora vorrei che li arrestassero tutti”. Inevitabile la domanda sulla questione Tav e di eventuali analogie con la lotta delle tribù autoctone per le terre contese. Ma la risposta di Bosusco é chiara: “Assolutamente no. Sono cose diverse e non si possono accomunare. La questione tribale ha una rilevanza mondiale. Mi sono promesso di non parlare di queste cose e della Tav, perchè non ne so nulla e il mio unico interesse sono le popolazioni tribali. Qualunque cosa dica rischio di essere strumentalizzato, quindi preferisco tacere”. Intanto, annuncia che nei prossimi mesi scriverà un libro per raccontare della sua ultima drammatica esperienza e dei suoi viaggi in giro per il mondo: “tornerò a viaggiare e a fare o
A guida, ma non in India. Se il mio libro non lo comprerà nessuno, pazienza. Non mi è mai interessato diventare ricco”. E finito l’incontro, fuori dalla scuola, rivela: “M hanno proposto di partecipare a programmi televisivi, tipo l’Isola dei Famosi, ma mi sono rifiutato. A me non interessa farmi i soldi, ma vivere delle mie passioni, ed essere libero”.

Fabio Tanzilli Paolo Bosusco