Dopo le violenze della Maddalena, l’intervista: “Non mi dimetto” Presidente Plano, domenica avete perso il controllo della situazione?
“I 23 sindaci e gli amministratori valsusini che hanno partecipato alla marcia si sono comportati in maniera ineccepibile e coerente. Abbiamo fatto cordone di sicurezza, ed evitato che famiglie e bambini venissero coinvolti negli scontri tra alcuni manifestanti e forze dell’ordine. Abbiamo trascinato via la maggior parte dei partecipanti al corteo, che non erano preparati fiscicamente e psicologicamente per lacrimogeni e cose del genere”.

Quindi è soddisfatto di quanto avete fatto?
“L’operazione è riuscita bene. Famiglie e bambini non sono rimasti coinvolti negli scontri, ed era il nostro obiettivo principale”.

Ma cosa ne pensa delle violenze e degli scontri avvenuti?
“Come amministratori abbiamo invitato la gente a non assumere gente comportamenti illegali, ma è servito a poco. E’ logico che in questi casi, quando c’è una rilevanza nazionale, si aggreghi gente da fuori. Inizialmente pensavamo che fossero solo loro, gli autori degli scontri”.

E invece, lunedì a Chiomonte, il Movimento ha ammesso con chiarezza delle responsabilità  degli scontri avvenuti alla Maddalena…
“Molti si sono assunti responsabilità  di dire che c’erano anche loro, e questo è negativo. Ma tutto sommato, la cosa era nell’aria”.

Cosa vuol dire?
“Che aldilà  di tutto, non c’erano solo quelli che vengono chiamati “Black bloc”, ma c’erano anche valsusini e persone normali. Questo perché in questi giorni sia avverte una fortissima irritazione nei confronti delle azioni svolte dal Governo”.

Che cos’è che irrita?
“Ad esempio la Lega Nord: alcuni ministri che in questi giorni tuonano contro la violenza No Tav, sono gli stessi che nei loro comizi hanno fatto in questi anni dichiarazioni agguerrite sulla secessione, sul portare milioni di baionette in piazza, ecc. E ora salgono in cattedra e parlano di “tentati omicidi”.

Tornando però ai fatti della Valle, da dove nasce la violenza della Maddalena?
“Non si tratta pi๠soltanto della questione treno, ma di una reazione generale contro l’attuale classe politica nazionale, la cui credibilità  in questo momento è sotto i piedi. L’uso della forza è deprecabile, ma dimostra il fallimento della politica”.

Sì, ma lei condanna oppure no le azioni violente fatte da alcuni esponenti del Movimento No Tav?
“La condanna c’è, le azioni violente non sono nella mia cultura politica. Però dobbiamo fare un’analisi, e non possiamo fermarci alla condanna. Chiediamoci perché nessuno si è mai opposto ad un cantiere per fare un ospedale, una linea metro, e altre opere davvero utili e condivise. Questa reazione nasce dalla percezione dell’inutilità  dell’opera”.

Quindi giustifica le violenze?
“Io non giustifico, ma inquadro il problema nella sua totalità . C’è forte autocritica da parte mia. La nostra classe politica valsusina non è stata capace di indirizzare le cose in senso diverso”.

Vi accusano di essere amministratori troppo deboli, rispetto al Movimento…
“Non siamo deboli, ma la situazione è difficile da gestire. La nostra forza deriva dalla legittimazione del voto, e le questioni sono tutt’altro che banali. Eppure c’è chi lancia spesso provocazioni”.

Chi?
“Ad esempio le dichiarazioni di Virano, che sono come quelle di Nerone: tutte le volte che parla, incendia gli animi della gente. Chi ha ruoli di un certo livello, dovrebbe assumere un basso profilo senza creare polemiche”.

Ma lei ha tirato le orecchie ai responsabili del Movimento, dopo che hanno giustificato le violenze di domenica?
“Io non ho l’autorità  di tirare le orecchie a nessuno. Ognuno si prende le sue responsabilità  per quello che fa. Io non sono un giudice. Noi amministratori siamo stati coerenti. Ma l’elemento che deve fare riflettere è un altro…”

Quale?
“Lo Stato deve essere credibile, non deve essere mosso da interessi particolari, e deve rispettare le regole. Come per l’affidamento degli appalti, non può chiedere ai cittadini mille burocrazie per fare un balcone di casa, e poi per appaltare un’opera da milioni di euro, si passa sopra a tutto .
Questa analisi può sembrare giustificazionista rispetto alle violenze.
Non giustifico, ma segnalo che la Valle è esasperata. E quando tu, come rappresentante dello Stato, entri in una situazione esasperata, devi valutarne le conseguenze. C’è mezza Italia in subbuglio, la violenza c’è anche a Napoli e in altre parti d’Italia. Ok, si condanna, ma ci saranno o no delle origini a queste azioni violente? Non basta dire che è colpa del black bloc per lavarsi la coscienza”.

Quindi?
“Io dico che hanno sbagliato, e mi prendo pure una fettina di responsabilità , ma ribalto sul Governo un’analoga riflessione. Tagliano le scuole, gli ospedali….e anziché dare risposte concrete si pensa a cantieri che si faranno nel 2030. Si sentono tutti “Cavour 2 – la vendetta”.

In questi giorni difficili ha pensato di dimettersi?
“Tutto meno che mollare, anche per una questione di orgoglio. Questa è la nostra valle, i problemi ci sono. La manifestazione di domenica non è stata organizzata da noi, ma abbiamo aderito perché è un problema che ci tocca da vicino. I sindaci non possono stare fuori da una questione così importante”.

Secondo Ferrentino è stato un fallimento…
“No! Non facciamola così spaventosa. Ringraziando il cielo ci sono stati feriti e non dei morti. La violenza oggi c’è in tutta Italia, pensiamo anche alle partite di calcio. Era scritto e inevitabile che succedesse qualcosa. Dire che è stato tutto un fallimento è sbagliato: c’erano 23 sindaci che hanno sfilato, c’era una marea di gente. Se pensiamo che tutto questo è avvenuto perché hanno fatto solo una semplice recinzione per costruire il tunnel geognostico,è chiaro l’insuccesso del lavoro svolto dall’Osservatorio. Ferrentino c’era nel 2005, le condizioni erano diverse. Ma né io, né lui e altri sindaci possiamo ora tirarci fuori”.

Dopo i fatti di domenica, nel rapporto tra Comuni e Movimento qualcosa è cambiato?
“Condividiamo con loro l’obiettivo, ma non siamo d’accordo sui mezzi. Continueremo comunque ad affrontare la questione Tav insieme”. Sandro Plano, presidente della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone