Grande spavento per l’anziana, la figlia e il genero. Il bottino si aggira sui 30mila euro Poteva finire davvero molto peggio la disavventura occorsa domenica 24 ottobre, intorno alle ore 21, alla signora Liana Pezzolato, 91 anni portati con leggerezza.

Tre uomini vestiti di nero, incappucciati e con guanti di pelle, sono riusciti a irrompere in casa sua in via Assietta (in borgata Villanova) a Giaveno, immobilizzandola per circa un quarto d’ora e razziando denaro, oro e gioielli per un valore intorno ai 30mila euro. La signora Pezzolato che, nonostante l’età  e un difetto alla vista, è perfettamente autonoma e lucidissima, racconta di essere certa di avere chiuso a chiave la porta blindata che dal soggiorno affaccia sul giardino, ma di avere lasciato le chiavi inserite. La mancanza di segni di effrazione farebbe quindi pensare a uno stratagemma usato dai banditi per fare girare la chiave all’interno della serratura (il sofisticato antifurto, vista l’ora, non era ancora stato messo in funzione).

“All’improvviso ho visto arrivare in cucina tre uomini che, con fare fulmineo, mi hanno immobilizzata sulla sedia, mentre stavo guardando la televisione. Uno di loro mi ha tappato la bocca con un asciugapiatti trovato sul posto, dicendomi che se fossi stata zitta non mi avrebbero fatto del male.

Un altro mi teneva ferme le mani e mi parlava, mentre il terzo si è diretto a colpo sicuro in camera da letto dove ha rubato indifferentemente oggetti preziosi e bigiotteria di scarso valore” spiega la signora Liana con voce gentile ma ancora rotta dallo spavento, la quale così continua: “Ho subito pensato a uno scherzo, ma quando ho realizzato che era tutto vero credo di avere avuto un mancamento, di essere svenuta per qualche decina di secondi, tanto che uno dei malviventi mi ha porto un bicchiere d’acqua per farmi riavere”. L’azione tuttavia non si è concentrata nel solo appartamentino dell’anziana signora, ma si è spostata anche nell’alloggio sovrastante, dove, in quel momento, la figlia Giuseppina Musso e il genero Marco Carbone, ignari di tutto, stavano guardando la tv.

La sala è separata dalla scala che porta ai piani superiori e inferiori da una porta a vetri, ma di notte è impossibile notare alcunché se la scala non viene illuminata. “Non li ho sentiti salire- spiega il genero Marco Carbone- ma all’improvviso ho udito un tonfo. Il malvivente che è salito nella mia camera da letto e mi ha rubato un Rolex deve avere saltato di colpo tutti i gradini della breve scala ed essersi precipitato gi๠nell’alloggio di mia suocera, dove lo attendevano gli altri due, pronti per la fuga.

Sentendo il tonfo ho pensato che mia suocera fosse caduta e mi sono precipitato da lei. Dopo averla trovata in preda a una forte agitazione ho capito che si era trattato di un furto e ho immediatamente chiamato il 112. Mia suocera, qualche minuto dopo, mi ha invece spiegato di essere stata di fatto sequestrata e rapinata”. Scatta un’altra chiamata ai Carabinieri che arrivano in forze nella villa di via Assietta. “Sono arrivati i militari di Giaveno e Rivoli. In tutto saranno stati una dozzina.

Hanno compiuto i rilevamenti del caso e ci hanno interrogati attentamente fino all’una di notte. Sono stati molto professionali e delicati”.
I rapinatori non hanno parlato molto durante il misfatto (per comunicare fra loro si servivano di gesti delle mani e cenni della testa), ma dal loro italiano un po’ zoppicante e dall’accento la signora Liana ha capito che si trattava di gente proveniente dall’est europeo, alti fra 1,70 e 1,80 metri, non particolarmente robusti, anzi, uno di essi piuttosto magro.

“Non abbiamo notato nessuna macchina strana, né ci siamo sentiti pedinati nei giorni precedenti il misfatto” dice la signora Giuseppina Musso, ma il marito precisa: “Una quindicina di giorni fa abbiamo terminato alcuni lavori all’interno della villa, durante i quali si sono avvicendati numerosi operai di diverse imprese. Abbiamo fornito ai Carabinieri i nomi delle ditte che hanno lavorato presso di noi, in modo che possano verificare eventuali coincidenze”.

Fortunatamente, la signora Liana non è stata picchiata e non ha voluto nemmeno recarsi in ospedale per i controlli di rito, ma uno dei malviventi ha preso un grosso tagliacarte (non ancora ritrovato), forse per usarlo come arma in caso fosse stato disturbato. “Non mi dispiace per l’oro in sé- spiega con gli occhi gonfi di lacrime la signora Pezzolato- Ma molti di quei gioielli avevano per me un alto valore affettivo, in particolare il mio anello di fidanzamento. Inoltre temevo per la vita di mia figlia e di mio genero e, sebbene avessi la bocca tappata, cercavo di dire ai banditi di non fare loro del male”.

Un pensiero altruista avuto da una donna forte: “Mia mamma ha assistito agli orrori della seconda guerra mondiale che l’hanno resa pi๠coriacea di quanto non sia già  di carattere e il suo cuore ha retto allo spavento, ma fosse capitato a me, come a un altro, non so come sarebbe potuta andare a finire. Forse sarei morta di paura” conclude la signora Giuseppina.

Alberto Tessa La villa dove è avvenuta la rapina la porta da dove sono entrati i ladri, indicate dal proprietario Marco Carbone