Commosso addio, lo scorso 24 gennaio, al bimbo di otto anni malato di cancro La morte di qualsiasi persona ci ricorda, talvolta in maniera traumatica, il mistero della vita; ma la morte di un bambino è un pugno allo stomaco che l’essere umano spesso vive come un insulto al cuore. Quel pugno allo stomaco lo hanno percepito distintamente i cittadini di Sangano, quando, lunedì 24 gennaio, hanno salutato per l’ultima volta il piccolo Fabio Scozzafava, bambino malato di tumore che non è riuscito a raggiungere il suo nono compleanno.

“Fabio il Guerriero”, come era scritto sui palloncini lanciati in aria al momento dell’uscita della piccola bara bianca dalla chiesa parrocchiale dei Santi Solutore Avventore e Ottavio, ha trascorso metà  della sua breve vita a combattere, con un coraggio impressionante, contro un male che su un bambino moltiplica i propri effetti distruttivi e la propria velocità  di espansione.

Il cancro di Fabio comparve infatti una prima volta, circa quattro anni fa, sul fegato. Un tempestivo intervento chirurgico eseguito al Regina Margherita di Torino sembrò essere riuscito alla perfezione, restituendo il bimbo ai suoi giochi e alla spensieratezza della sua età , ma il male ricomparve rapidamente in un’altra parte del corpo. Incominciò allora una serie di viaggi della speranza dapprima a Padova, poi per due volte a Roma e infine a Parigi.

La comunità  sanganese ha sempre sostenuto, senza clamore ma con convinzione, la battaglia della famiglia di Fabio, arrivando, due anni fa, a racimolare circa 17mila euro per contribuire alle spese mediche, attraverso una campagna di raccolta fondi portata avanti in modo capillare, in ogni negozio della zona e in buona parte degli esercizi commerciali della Val Sangone.

“Ci sentivamo impotenti di fronte a una tragedia del genere e raccogliere quel denaro ci ha fatti sentire un po’ pi๠vicini alla famiglia e a Fabio, il quale spesso giocava allegramente con i nostri figli” spiega una commossa Claudia Andruetto che due anni fa era a capo del Comitato Pro Cappella di San Rocco, organizzazione che avrebbe dovuto raccogliere i fondi per il restauro dell’omonimo luogo di culto sanganese, ma che deviò senza esitazione quei soldi a favore della battaglia di Fabio.

Per seguire al meglio il proprio figlio, i genitori di Fabio (il papà  è un agente della Polizia di Stato) si erano infatti messi in aspettativa, ponendo tutto il resto in secondo piano.

Ma il male purtroppo ha vinto. I medici parigini sono stati i primi a gettare la spugna, rifiutandosi di sottoporre il bambino ad altre cure che ne avrebbero soltanto prolungato la sofferenza. Fabio stesso aveva capito perfettamente, come un adulto o forse anche meglio, cosa l’avrebbe atteso e ha chiesto di potere morire in casa sua, circondato dall’affetto di mamma, papà  e della sorella maggiore di 15 anni. La lenta agonia ha improvvisamente subito un’accelerazione mercoledì scorso e la sera di venerdì 21 gennaio Fabio, il piccolo grande Guerriero che ha saputo tenere testa al cancro per quattro anni, si è arreso alla morte, lasciando dietro di sé un vuoto che è spaventoso soltanto immaginare.

Alberto Tessa Fabio Scozzafava