Rinvenuto nel giardino della casa di Maria Teresa Crivellari Gran trambusto domenica sera in via Mazzini, per il ritrovamento del cadavere di Marina Patriti, seppellito nel giardino della casa dove attualmente risiedeva Maria Teresa Crivellari, di cui molto si è parlato soprattutto in questi ultimi giorni sebbene i fatti risalgano al febbraio 2010.

Increduli, lunedì mattina, i residenti della zona: “Ieri sera le forze dell’ordine -racconta uno di loro- dalle 20 circa hanno lavorato con la torre-faro puntata, terminando l’operazione poco prima dell’una di notte. In questi mesi noi non ci siamo mai accorti di nulla di strano”.

Sembra impossibile, eppure davvero nessuno avrebbe potuto immaginare che proprio lì, appena al di là  della recinzione che separa il cortile dell’abitazione da uno stretto viottolo percorribile solo a piedi o in bici, sotto neppure un metro di terra, ricoperti da una colata di cemento, potessero esserci i resti della povera donna.

“Noi utilizziamo questo sentiero-continua un residente- come scorciatoia per giungere pi๠velocemente nei pressi della statale; in quella casa erano ancora in corso dei lavori, per cui anche i piccoli interventi, buche o smottamenti del terreno passavano inosservati”.

Addirittura dicono che, macabramente, sopra il cemento fossero stati posizionati un tavolino e delle sedie per i pranzi all’aperto.
In paese, tutti concordano sul fatto che sembra inimmaginabile che un dramma simile possa accadere vicino a casa propria: “Siamo abituati ai telegiornali dove ormai si sente di tutto-commentano alcuni-però finchè i crimini avvengono a chilometri di distanza, la cosa è diversa che sotto casa tua”. Altri invece non si stupiscono pi๠di tanto: “Coi tempi che corrono la gente è disposta a tutto per poche migliaia di euro”.

Per i vicini, la Crivellari era una persona normalissima, che vedevano poco perché rientrava la mattina presto, dal momento che pare facesse l’infermiera di notte e prestasse servizio anche nella locale residenza per anziani “Villa Gabriella”.

Di diversa opinione invece una commerciante santambrogese che racconta di come, la scorsa primavera, la donna fosse andata a cercare lavoro presso il suo esercizio, tornando pi๠volte e raccontando di essere senza impiego ed abbandonata dal convivente: “Inizialmente una persona molto umile, ma dal cui comportamento, in seguito, si capiva che non stava molto bene. Una volta mi ha fatto una commissione e poi si è tenuta il resto per ricaricare il cellulare, assicurandomi che mi avrebbe riportato i soldi, da quel giorno non è pi๠tornata. Quando ho visto il suo volto ai tg e sui giornali sono rimasta allibita”.

In paese lunedì mattina non si parlava d’altro, le edicole sono state assaltate; sta comunque di fatto che i santambrogesi non accettano l’etichetta di paese malfamato o provincia addormentata e cupa perché “è una disgrazia che per caso è avvenuta qui, come poteva accadere in qualsiasi altro posto”.

Anche il sindaco Dario Fracchia sostiene che il giornalista che ha definito in questo modo il paese valsusino non conosce sicuramente la realtà  umana che è quella che fa la qualità  dei luoghi, aggiungendo poi una riflessione personale: “Credo che questo e tutti i tragici casi che si verificano, siano il risultato di menti fragili e deboli che vengono influenzate da una tv commerciale che offre un brodo culturale vergognosamente povero, senza distinzioni tra realtà  e finzione, con un approccio ai fatti che dovrebbe essere caratterizzato da minor sensazionalismo e maggiore cultura”.

Erika Raimondo Il luogo di ritrovamento del corpo di Marina Patriti Il luogo di ritrovamento del cadavere