Si è spento ad 80 anni il popolare cartolaio di piazza del Sole Lunedì 3 maggio, ad ottant’anni, è scomparso Sante Miletto, al termine di una malattia che in questi ultimi mesi gli aveva tolto la sua proverbiale indipendenza. Perché Sante Miletto era uno spirito libero.

In città  lo conoscevano praticamente tutti, perché aveva gestito, a partire dal ’66, la libreria-cartoleria che s’affaccia su piazza del Sole, oggi affidata al figlio Fabrizio. Nativo di Borgone, Miletto aveva dapprima lavorato alle officine Moncenisio, poi, grazie alla sua capacità  lavorativa, era stato chiamato a Roma da un’altra azienda.

Tuttavia, il clima della capitale non giovava alla salute del suo primogenito, e così, insieme alla moglie Enrichetta, era tornato in Piemonte, ripreso il lavoro alla Moncenisio ed avviato, appunto, il negozio.

Tutto sembrava andare bene, ma la vita gli riservava una grande e dolorosa prova: alla nascita del secondo figlio, Enrico, gli veniva a mancare la sposa.
Improvvisamente solo, con due ragazzi da crescere, Sante Miletto offriva a tutti una grande testimonianza di dedizione alla famiglia ed al lavoro, sempre immerso nei libri, facendosi in quattro ed andando avanti in silenzio. Naturalmente la sua vita non è stata solo dolore, ma anche piena di cose belle, come le sue passioni per la montagna, per la natura, per la moto, per la squadra del Torino, di cui era un tifoso appassionato ma non fanatico.

E tutto sempre vissuto con distacco e riserbo decisamente piemontesi, accompagnati da un sorriso, un po’ enigmatico, stampato sulle labbra. Poi i figli sono cresciuti, e Sante è diventato anche nonno: forse un po’ “orso”, come ricordano oggi i familiari, ma davvero affezionato ai nipotini.

Fabrizio ed Enrico, per anni la sua famiglia tutta al maschile, sfogliano con commozione gli album di foto che restituiscono di Sante un’immagine poliedrica: eccolo nelle vesti di trialista, in quelle di alpinista, con un improbabile turbante durante una vacanza (l’unica in tanti anni…) nel deserto del Sahara. E quella volta che aveva accompagnato Enrico, appassionato di hard rock, al concerto degli AC/DC, indossando il giubbotto da motociclista?

Tanti ricordi si affollano alla mente dei figli: le interminabili discussioni nel retrobottega della cartoleria con un grande amico, il professor Secondo Dezzani, le cartine aperte sul tavolo per studiare il percorso del trofeo Mezzalama, gli incontri per il rilancio del Soccorso Alpino, quelle per la creazione del Moto Club Rocciamelone.

Alla fine, un personaggio vivace ed a tutto tondo, malgrado quel caratteristico riserbo. Ieri, mercoledì 5, alle 14.30 in Cattedrale, e poi a Borgone, i funerali di un uomo che poteva vantare anche una certa somiglianza con l’attore Roger Moore, ma soprattutto che aveva saputo conquistare la stima e l’affetto di tanti amici, ogni giorno, sul lavoro ed in famiglia, non facendo mai mancare a nessuno una battuta, e capace così di sdrammatizzare i momenti difficili della vita.

Giorgio Brezzo Sante Miletto