Renzo Pinard spiega come la pensa su Tav e galleria geognostica Renzo Pinard, sindaco di Chiomonte, dov’era sabato pomeriggio durante la manifestazione? 
“Sono salito al Frais per un sopralluogo alla seggiovia. Mi sarebbe piaciuto rimanere in Comune, ma la Digos me l’ha sconsigliato perchè la cosa poteva essere interpretata come una provocazione…” Mentre parliamo passa Marisa, storica militante No Tav chiomontina. Apostrofa il sindaco in modo simpatico ma diretto: ”Vedi, è tutta colpa tua se i sindaci non si son messi la fascia. Adesso mi tocca pure protestare con loro perchè non l’hanno fatto”. Pinard sta allo scherzo e prosegue: “Domenica son stato tutto il giorno alla Maddalena, a parlare con la gente”. Poi c’è l’apprezzamento per come si è svolta la marcia di sabato:”Devo ringraziare i colleghi sindaci che hanno scelto di partecipare alla manifestazione. Ho apprezzato il fatto che non abbiano messo la fascia sul territorio di Chiomonte. E ho apprezzato anche i Comitati No Tav che hanno dato vita a una tregiorni organizzata in modo impeccabile di discussione e dibattito che ci sia stato alcun problema, senza disguidi di sorta. Si può non essere d’accordo sui contenuti ma le manifestazioni dovrebbero essere tutte così”.
Insomma è un Pinard conciliante, quasi ecumenico, quello che incontriamo lunedì pomeriggio (due giorni dopo il passaggio del corteo No Tav) in paese nella piazza centrale di Chiomonte. Un po’ in linea con la giornata e con il paese oggi pi๠che mai avvolto in un’atmosfera tranquilla.
Le tensioni sulla Tav, oggi, sembrano lontane. Ma potrebbero esplodere in inverno, quando é previsto l’avvio del cantiere della galleria geognostica, il primo della Torino-Lione ad essere aperto sul versante italiano. “Spero proprio che non capiti come a Venaus e a Mompantero; vorrei evitare di assistere a un’altra militarizzazione del territorio. Se questo dovesse capitare trarrò le conclusioni e lascerò l’incarico dimettendomi da sindaco”.
Eppure Renzo Pinard, se dovessimo ragionare in modo un po’ schematico, andrebbe annoverato tra i sindaci che certo non mettono le barricate di fronte alla nuova linea. “Questo però – precisa – non vuol dire essere Sì Tav. Anzi, mi piacerebbe proprio capire chi è pi๠No Tav, se chi dice sempre no, si oppone, protesta, manifesta o chi, di fronte a un’opera, anche se non è d’accordo, si siede al tavolo e si confronta”. Insomma, Pinard non ci sta a passare per chi “ha venduto” il territorio. “Bisognerebbe proprio capire chi sono i veri No Tav… Io qui, come sindaco, mi sono trovato di fronte a una richiesta precisa: realizzare il tunnel geognostico sul territorio comunale. A questo ero e sono tenuto a dare una risposta così come mi sento obbligato a pretendere il massimo di tutela per la salute dei cittadini e per il territorio”. E’ il motivo per cui Renzo Pinard non si è mai messo di traverso. E ha partecipato alla Conferenza dei Servizi per la galleria della Maddalena che si è riunita nel pieno dell’estate. Storcendo anche il naso di fronte al progetto Ltf che, come si legge nel documento scritto dallo stesso sindaco con l’aiuto dei tecnici di fiducia, “non ha prestato sufficiente attenzione alla rilevanza dei luoghi interessati dall’intervento”. Che sono poi quelli del sito del cantiere, “tra il torrente Clarea, la strada dell’Avanà  e la via delle Gallie, in un’area che interferisce con l’area vincolata Galassino, nei pressi della località  Ramat”. Luoghi “di interesse paesaggistico e archeologico” e dove ci sono anche i vigneti di Avanà  dove si produce anche il “vino del ghiaccio”. “Va bene che l’impatto visivo del cantiere sarà  minimo – dice Pinar – ma abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà  alla movimentazione del materiale di scavo, quantificato in 250-300 mila metri cubi”. Ecco la prima richiesta: nulla dovrà  muoversi. Al massimo, si legge nel documento “approndiamo una soluzione che preveda la valorizzazione economica dello smarino non riutilizzato nel cantiere in un circuito produttivo capace di generare sviluppo e occupazione, riducendo così il limite del deposito. E poi vengano restituite al torrente Clarea acque almeno della stessa qualità  di quelle prelevate per il cantiere”. Terza richiesta: il trasporto di materiale inerte, del cemento, della sabbia, delle barre di acciaio, dei prefabbricati, gru, nastri trasportatori ecc. “dovrà  avvenire con un collegamento diretto con l’autostrada”, evitando l’utilizzo della viabilità  secondaria (statali e strade provinciali e comunali). Come? ”Semplice, con la costruzione di uno svincolo che, dopo la realizzazione dell’opera, rimarrà  attivo a servizio del territorio”.
Insomma, la logica è quella di trasformare un’apparente disgrazia in un’opportunità . Ed ecco allora la richiesta sulle ricadute per il territorio. Anche … monetarie, perchè no? ”Chiediamo opere compensative del 10 per cento sull’importo della galleria geognostica, oggi stimato in 131 milioni di euro”. Di pià¹: ”Ltf si prenda l’impegno a non installare nel cantiere della Maddalena nè la mensa nè i baraccamenti ad uso dormitorio e abitazione per le maestranze. Piuttosto si faccia riferiemnto alle potenzialità  presenti sul territorio: mense, ristoranti, alloggi, alberghi”. Ancora: ”Proprio sulle maestranze, chiediamo venga impiegata manodopera residente a Chiomonte e nei paesi vicini (Exilles, Gravere ecc…) e, per le opere in subappalto, vengano utilizzate imprese locali, con preferenza per quelle con sede legale a Chiomonte”.
Ed ecco allora la stima: “la manodopera impegnata per la galleria geognostica potrebbe essere prossima al 15 per cento della popolazione attiva di Chiomonte. Tutto questo potrà  succedere se si attuerà  un modello simile a quello della Démarche Grand Chantier applicata in Francia”. Tutto senza dimenticare l’importanza del monitoraggio ambientale e del controllo sui materiali provenienti dagli scavi, per rilevare la possibile presenza di inquinati: ”Abbiamo chiesto la creazione di un laboratorio che dovrà  essere condotto da un soggetto concordato con il Comune e con la supervisione dell’Arpa che dia garanzie di terzietà , di non coinvolgimento con gli interessi in campo”. Con una garanzia chiara che Pinard mette in chiaro: ”Se emergesse una situazione di pericolo tale da mettere a repentaglio la sicurezza e la salute della gente, bisognerà  dare lo sto ai lavori, il cantiere dovrà  essere immediatamente fermato e posto in sicurezza”.Fin qui le richieste.
E le risposte? ”Ho la parola dell’assessore regionale Barbara Bonino che mi ha assicurato che la Conferenza dei Servizi recepirà  le nostre richieste”.
Un segnale, spiega Pinard, “c’è già , ed è il deposito in Conferenza dei Servizi di un’ipotesi temporanea per l’accesso al cantiere dei mezzi dall’autostrada in attesa che sia realizzato lo svincolo”. Insomma, Pinard è preoccupato per quanto accadrà  a Chiomonte nel prossimo inverno ma è anche fiducioso: ”Ho scelto la via del dialogo e del confronto. E spero che il modo con cui ho espresso i bisogno del territorio diventi un modello per il resto della valle”.
Bruno Andolfatto Renzo Pinard, sindaco di Chiomonte