Questa mattina intervento delle forze dell’ordine alla Maddalena. Il giovane leader No Tav è rimasto folgorato Luca Abbà, 30 anni, attivista del movimento No Tav,è ricoverato in gravissime condizioni al CTO di Torino, dopo essere rimasto folgorato dall’alta tensione ed essere precipitato questa mattina da un traliccio alto dieci metri sul quale si era arrampicato durante le operazioni di sgombero, in Val Clarea.
Mezz’ora prima, verso le 8 di lunedì 27 febbraio, un’ordinanza del Prefetto ha dato il via, (con un’ordinanza che ne stabilisce l’urgenza)ai lavori per l’allargamento del cantiere per il cunicolo esplorativo della Maddalena di Chiomonte. All’interno dell’area, in Val Clarea, una ventina di attivisti del movimento No Tav cercavano di opporsi alle forze dell’ordine che procedevano con le operazioni di sgombero dell’area, in particolare della baita costruita mesi fa dai No Tav.
Particolare singolare. E’ stato lo stesso Luca Abbà, durante una diretta radiofonica con radio blackout a raccontare i momenti che hanno preceduto l’incidente. “Sono arrivato ora,c’è un dispiegamento di poliziotti. Io mi sono arrampicato sul traliccio di fronte alla baita; sono sfuggito ai controlli e mi sto arrampicando. Ma i carabinieri si stanno attrezzando con le corde per venirmi a prendere”. Abbà si rivolge direttamente ai “cacciatori”: “Sono pronto e disponibile ad appendermi ai fili della corrente se non la smettete, ok?!”. Poi chiude il collegamento: “Adesso attacco perché sta salendo un “cacciatore” e devo difendermi”. Qualche istante dopo la tragedia. Luca Abbà rimane folgorato (alcune ricostruzioni sostengono che sarebbe stata la ricetrasmittente con cui comunicava con altri attivisti No Tav a far da ponte con la corrente elettrica), precipitando al suolo da una decina di metri.
Sul posto interveniva l’elisoccorso del 118 che, dopo le prime cure, verso le 9.45, caricava a bordo il ferito per trasportarlo al Cto di Torino. Le prime valutazioni dei sanitari parlano “di .sospetta lesione interna con versamento, vasta emorragia interna, probabili fratture di sterno e costole, ustioni di secondo grado”. Le condizioni quindi sono gravissime.
Intanto l’accesso alla Val Clarea da Giaglione è chiuso da un posto di blocco delle forze dell’ordine. E un centinaio di No Tav stazionano in una piazza del paese per stabilire cosa fare. Per stasera, alle 21, è in programma una fiaccolata da Giaglione alla baita. Ma la tensione sale di ora in ora e i No Tav sono intenzionati a bloccare l’autostrada del Frejus a Chianocco.
E la Procura della Repubblica di Torino ha aperto un’inchiesta sull’incidente nel quale è rimasto ferito Luca Abbà, caduto da un traliccio dell’alta tensione sul quale era salito per protestare contro l’allargamento del cantiere della Tav Torino-Lione, in Val Susa. In Val Susa, intanto – si e’ saputo – arriverà il pm Giuseppe Ferrando, della stessa Procura di Torino, per le indagini sull’incidente nel quale e’ rimasto coinvolto Abbà

Per ascoltare la diretta radiofonica con Luca Abbà prima dell’incidente

http://www.cadoinpiedi.it/2012/02/27/no_tav_in_fin_di_vita_poco_prima_era_in_diretta_alla_radio_-_ascolta.html

Tutto questo dopo l’imponente manifestazione pacifica di sabato, da Bussoleno a Susa.

Quattro ore di marcia per un corteo lungo quattro chilometri con circa quarantamila manifestanti, anche se gli organizzatori hanno parlato prima di 75 mila e poi di 100 mila persone. In ogni caso tanta, tantissima gente, nel pomeriggio di sabato 25 febbraio, alla marcia contro la nuova linea ferroviaria Torino-Lione, lungo i sei chilometri da Bussoleno a Susa.
Una manifestazione pacifica e colorata che ha smentito i timori della vigilia su possibili atti violenti, preceduta dal camioncino della Comunità Montana Valsusa e Val Sangone con, a bordo, i gonfaloni dei Comuni contrari all’opera (23 sui 43 del territorio). Quindi lo striscione degli “Amministratori della Valle di Susa” tenuto dai sindaci in fascia tricolore. Subito dopo la fiumana di gente; famiglie con bambini mescolate ai giovani dei centri sociali Askatasuna, agli anarchici, a militanti dei Verdi e di Rifondazione Comunista. Tanti i valsusini ma moltissimi anche i manifestanti provenienti da altre zone d’Italia e d’Europa. E poi i bambini che scandivano slogan come “Liberi e per crescere e giocare” , “più trenini e meno trenoni”, “siamo contro il treno cattivo”. Con qualche pennellata carnevalesca nel carro con una piovra e i pupazzi del premier Monti e dei ministri. Poco più dietro lo striscione degli “amici e parenti No Tav” con le foto degli arrestati nell’operazione del 26 gennaio scorso.
Tra i manifestanti il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini, il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, il filosofo europarlamentare Gianni Vattimo. E poi migliaia di vessilli bianchi con il treno rossocrociato tra cui spiccavano numerose bandiere della Grecia, accompagnate da uno striscione: “La Tav non ci porta a Lione in tre ore ma ad Atene in cinque minuti”.
Gli argomenti della protesta di chi, in Valle di Susa, si oppone all’opera sono quelli di sempre: costi insostenibili (si parla di 20 miliardi di euro), impatto ambientale su una valle già pesantemente infrastrutturata (due statali, un’autostrada, una linea ferroviaria) oltre ai timori per l’effetto dei cantieri sulla salute pubblica con i rischi dell’amianto, dell’uranio e delle polveri sottili.
Verso le 17 l’arrivo del corteo nella capitale di Re Cozio. Sul palco allestito davanti alla cattedrale di Susa, sono intervenuti il presidente della Comunità Montana Sandro Plano che ha polemizzato con i vertici del suo partito, il Pd, che vorrebbero espellere gli amministratori locali contrari alla Torino-Lione: “Io vengo da un partito, la Democrazia Cristiana – ha detto – in cui si tesseravano anche i morti. Qui invece vogliono cacciare i vivi. La nostra è anche una battaglia per la democrazia e per difendere il diritto al dissenso”.
Smentiti i timori della vigilia su possibili atti di violenza e archiviata la manifestazione di sabato, adesso l’attenzione si sposta nuovamente su Chiomonte, alla Maddalena, dove voci insistenti sostengono che nella notte tra lunedì e martedì potrebbero iniziare gli espropri dei terreni per l’allargamento del cantiere e per consentire il via ai lavori di scavo. “Non si tratterà di espropri – dice il leader dei No Tav Alberto Perino – ma di un’occupazione manu militari delle nostre terre”. Proprio a Chiomonte, un paio di anni fa, alcune centinaia di oppositori della Torino-Lione acquistarono un metro quadro di terra ciascuno allo scopo di rendere più difficoltosi gli espropri. Che cosa succederà martedì? “Probabilmente prevarrà la legge del più forte. Abbatteranno la baita che abbiamo costruito, e taglieranno gli alberi. Ma noi saremo lì, faremo resistenza passiva e dovranno sgombrarci con la forza”.
Bruno Andolfatto Descrizione dell'allegato Descrizione dell'allegato Descrizione dell'allegato Descrizione dell'allegato Descrizione dell'allegato Descrizione dell'allegato Descrizione dell'allegato