Il video completo del dibattito LA VALLE DI SUSA non è solo sinonimo di barricate, occupazioni dell’autostrada, scontri, così come la si vuole rappresentare mediaticamente in questi ultimi giorni, a causa delle continue tensioni per la questione Tav. E’ ora di tornare al dialogo, di tornare a sedersi attorno ad un tavolo, e far prevalere la ragione, e le parole, rispetto alla violenza.

Mercoledì 7 marzo, a Susa, abbiamo messo attorno al tavolo, con il direttore Ettore De Faveri, Mario Virano, presidente dell’Osservatorio sulla Torino-Lione, Mauro Russo, sindaco di Chianocco storicamente contrario al progetto, Gemma Amprino, sindaco di Susa che ha scelto di dialogare a favore dell’opera, e Anna Allasio, sindaco di Bussoleno, contraria al progetto. Voci differenti, quindi, che hanno scelto di tornare a dialogare. Un segnale non da poco, in questi giorni difficili. Ecco il filmato del dibattito e, di seguito, la sintesi del forum

LA VALSUSA: L’obiettivo di questo forum è riportare in Valle il clima di civile confronto sull’opera, tra favorevoli e contrari. Alle attuali condizioni, ritenete davvero essenziale la Tav?

ANNA ALLASIO: Da Bussoleno, il nostro programma elettorale ribadisce la contrarietà all’opera. A tutt’oggi sono convinta che, vedendo la situazione econmica del Paese, e della Valle, sarebbe meglio aspettare un attimo, e fermarsi. Dobbiamo tornare a parlarci tra istituzioni. Perché il muro contro muro non porta a nulla.

GEMMA AMPRINO: Da Susa, come da programma elettorale, ci siamo impegnati nel partecipare a tutti i tavoli sulla Tav, ritenendo fosse segno di massima responsabilità verso i cittadini. La scelta di fare o non fare l’opera non compete ai sindaci, ma al Governo e all’Unione Europea. A noi, invece, compete la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. L’errore è il voler semplificare tutto alla domanda “Sei Sì Tav o No Tav?”. Non si può semplificare tutto a uno slogan. La Valle si appresta ad ospitare un cantiere per oltre 10 anni, e ci vuole la massima attenzione.

MAURO RUSSO: Prima di fare certe scelte, cerchiamo di capire se può essere utilizzata ancora la linea storica, e se è davvero necessaria una nuova ferrovia. Tra poco inizia il cantiere della seconda canna autostradale del Frejus, che porterà ad un maggior traffico su gomma su questa area italo-francese. Questo fa capire l’assenza di una vera politica dei trasporti, anche a livello europeo.

MAURO VIRANO: La Commissione Europea ha inserito la Torino-Lione, nonostante tutte le difficoltà, tra i 10 interventi prioritari da realizzare tra 27 Stati in tutta Europa. Tenuto conto dei problemi di dissenso in Val Susa, che conosce bene, aveva l’occasione di rinviarne la realizzazione, e di usare i soldi per altre opere. Invece l’ha confermata come prima priorità, con l’impegno di realizzarla entro il 2030. Bisogna capire che la Tav non è una cosa “nostra”, ma riguarda anche la Francia e l’Europa. Quindi non ci si può fermare, perché bastano 5 minuti per rischiare di perdere il treno. Si può dialogare, ma con la consapevolezza che non possiamo decidere noi il destino dell’opera.
LA VALSUSA: Il sindaco di Bussoleno è soddisfatto di questa risposta?
ALLASIO: Posso capire Virano, ma a volte, aspettare 5 minuti prima di salire sul treno, conviene. E questo è il caso. Dobbiamo cercare di fare qualcosa, e ragionare. Un cantiere non può andare avanti così, con l’impiego di tutte queste forze dell’ordine, ed il rischio che ogni giorno succeda qualcosa.
VIRANO: Sono d’accordo, ma cerchiamo di capire su cosa dobbiamo confrontarci.
LA VALSUSA: Si parla tanto di applicare il modello francese, che prevede maggior coinvoglmento dei cittadini e maggior informazione. In realtà è una cosa che si promette da anni, ma che non si è mai fatta. Perché la politica non decide mai, ed è sempre in ritardo?

AMPRINO: Per Susa abbiamo chiesto di far aprire un punto informativo sulla Tav, corrispettivo di quello francese. Ma alla base di tutto deve esserci il rispetto delle persone e delle idee diverse. Nel mio caso, da mesi subisco insulti, derisioni e pressioni psicologiche. In alcuni casi c’è stato anche un confronto sereno con i No Tav. Ma sono preoccupata, perché aldilà della questione Tav, tutti vogliono puntare sul turismo. Peccato che l’immagine dei nostri paesi che stiamo dando è da guerriglia. Se si continuano a fare i blocchi, senza dar ascolto agli allarmi della zona olimpica, e chi gestisce il patrimonio artistico della Valle, come potremo avere uno sviluppo alternativo alla Tav?

LA VALSUSA – Nessuno ha la bacchetta magica per far sparire i problemi che ci sono oggi. Ma come si può riportare un clima pacato e di dialogo? L’aria in Valle è inquinata da queste contrapposizioni. E se ci saranno 20 anni di militarizzazione, faremo tutti domanda per andare in Svizzera.

AMPRINO: E avremmo tutti perso. Perché non esisterebbe più futuro. Il presidente della Regione Cota ha proposto un incontro con tutti i sindaci della Valle di Susa, anche quelli contro l’opera. Riuscirà nel tentativo? La volontà è quella di riaprire un dialogo istituzionale.

RUSSO: Non possiamo dimenticare alcuni passaggi, che a mio parere hanno portato ai problemi di oggi. Ad esempio la “Legge Obiettivo”, che si è dimostrata fallimentare, saltando il confronto con i Comuni. Se le comunità locali pongono questioni sul progetto, soprattutto tecniche, non bisogna evitarle, ma rispondere. Che non vuol dire mettere in discussione l’opera, ma almeno dare risposte. E’ questo il carbone che alimenta il fuoco dello scontro. Da parte dei promotori della Tav, molti politici utilizzano solo slogan e non danno risposte reali. A tal proposito, non mi aspettavo che il Presidente Napolitano incontrasse i sindaci. Tra l’altro, io neanche sapevo che la Comunità Montana avesse richiesto l’incontro. Mi è piaciuta la risposta del Presidente. E mi auguro che possa farsi portavoce al Governo, sollecitando un incontro con i sindaci in cui possiamo fare delle domande precise, e ottenere risposte.

VIRANO: condivido le considerazioni di Russo. Aggiungo che c’è un macigno che impedisce di articolare tutte le sacrosante questioni che vengono poste da chi si oppone all’opera. Il macigno è volersi confrontare sulla base di una posizione che unicamente dice No al Tav, in ogni caso. Ma il processo decisionale sul fare o meno l’opera è sovraordinato alle competenze dei Comuni. Ma non può essere sovraordinato agli interessi e alle preoccupazioni delle comunità locali. Se si volesse togliere il macigno, si potrebbe entrare nel merito delle questioni, discutendo sulle preoccupazioni per la salute e l’ambiente. Certamente chi promuove l’opera non può risolvere il tutto dicendo “E’ un’opera strategica”, bisogna dare risposte di merito. Nessuno ha la verità in tasca.

LA VALSUSA: L’Osservatorio ha pubblicato, ma non reso pubblico, il volume dedicato ai costi-benefici della Tav. Come mai?

VIRANO: Il volume è completo, ed è in stampa. Ho ritenuto, con il clima che c’è oggi, di non mettere sul piatto anche questo elemento, che è molto complesso. Inoltre, prima di renderlo pubblico, ho ritenuto di farlo visionare al ministro Passera, al sottosegretario Ciaccia e al presidente Monti. Che sulla base di quegli elementi ha preso una posizione chiara a favore dell’opera. E tutto si può dire di questo governo, tranne che non sia competente in termini di analisi economiche. Lo studio l’abbiamo fatto visionare da due enti indipendenti: il Politecnico di Milano, con capofila Marco Ponti, e dalla Bocconi. Mi hanno dato risposte diametralmente opposte. Ponti dice che abbiamo sovrastimato i dati senza tener conto di alcune criticità, la Bocconi invece dice che li abbiamo sottovalutati, tenendo conto che la linea si inserirà in una rete europea lunga almeno 20.000 km, con effetti positivi. Forse la virtù sta nel mezzo: non c’è certezza assoluta. La valutazione dei costi-benefici l’abbiamo fatta nell’arco di 50 anni. Ma in realtà quest’opera vivrà almeno per altri 200 anni. E come se si volessero valutare i costi-benefici del tunnel di Cavour (Frejus) solo per 50 anni. Ma noi lo stiamo usando da 141 anni, e lo faremo ancora per un po’. Per non parlare della Via Aurelia, che dopo 2000 anni presta ancora il suo onorato servizio. Questo vuol dire che le riflessioni sui costi-benefici di un’opera devono essere ampie, e non limitarsi ad un arco di tempo. Dopodichè qualcuno deve decidere, e l’ultima parola non spetta a un Comune. Però i Comuni devono avere risposte esaurienti, con verifiche concrete di ciò che accade sul loro territorio.

LA VALSUSA: Visti gli scontri degli ultimi mesi, con blocchi, violenze, ecc. i sindaci No Tav hanno ancora un ruolo di leadership? O hanno perso la guida del movimento?

VIRANO: A proposito dei continui blocchi delle strade, sarebbe molto bello se i sindaci decidessero di riprendere pienamente il controllo del territorio. Essendo fiducioso sull’esito di tutta l’operazione Tav, credo che il passaggio cruciale sia la ripresa della leadership da parte dei sindaci. Cosa che oggi non hanno più. I sindaci sono vittime, oppure oggetto di un processo decisionale in mano ad altri. Se si ponessero in questa direzione, si andrebbe verso una moratoria, e aiuterebbe a ristabilire un clima più sereno, che farebbe riprendere meglio il confronto.

ALLASIO: Noi sindaci siamo coinvolti da eventi che sono decisi da altri. A volte si condividono le cose, a volte no. Ma è ora che i sindaci riprendano il loro ruolo: non si può lasciare la valle così. Questa è una terra da vivere, le gente deve poterci tornare serena.

RUSSO: Sono favorevole che i sindaci riprendano il ruolo che avevano in passato, è importante. Ma la situazione attuale dipende da alcune scelte fatte male, in passato, dalle istituzioni piemontesi. Ad esempio, quando hanno deciso che la partecipazione all’Osservatorio era vincolata ad una posizione a favore del progetto. Io non ho aderito a quel documento. Così chi poneva critiche al tavolo è stato escluso, e questo è stato vissuto male da sindaci e cittadini. Ed il nostro ruolo è stato ricoperto da altri. Anche sulla Comunità Montana, sono stati fatti gli stessi errori. Fino ad un certo punto il presidente veniva invitato a Roma insieme ai sindaci, ma da un certo punto invece si è deciso di escluderlo. Eppure la Comunità Montana rappresenta una parte del territorio, è un ente di sintesi. Anche quel vuoto istituzionale è stato ricoperto da altri. Si è tolto Raccogliendo l’auspicio di Virano, credo che sia importante che da domani si possa rientrare in un tavolo di discussione democratico. Qualcuno dovrà poi decidere, ma si dia modo ai Comuni di partecipare, anche nel modo più critico possibile.

AMPRINO: Da sindaco non delego a nessun soggetto di farsi portavoce della comunità segusina, che devo amministrare. La complessità di questo progetto mi chiama in campo, da primo cittadino, con responsabilità a tutti i livelli. Sono cose che non posso lasciare in mano ad altri. Nel momento in cui si affronta un’opera complessa, devono essere approfonditi tutti gli aspetti, in caso contrario le responsabilità ricadranno su chi amministra il Comune. Ad esempio, il problema delle polveri non è uguale per Susa e Avigliana. Così come per le falde acquifere. Se non c’è dialogo istituzionale, e se il Comune non partecipa ai tavoli, come può approfondire queste criticità? Il movimento No Tav può aiutare le istituzioni a risolvere i problemi. Possono dare un contributo importante, nel momento in cui c’è il rispetto per il lavoro dei Comuni, che è indispensabile.

RUSSO: E’ giusto che i sindaci siano presenti ai tavoli in cui di discute di Tav. Ma è anche vero che la visione d’insieme di un’area vasta come la Valle, può darla la Comunità Montana. Una cosa non deve escludere l’altra. Non devo delegare le mie competenze, ma è necessario trovare un luogo in Valle dove i sindaci possano confrontarsi, anche senza ottenere una posizione unitaria.

LA VALSUSA: Virano cosa risponde? Perché la Comunità Montana è stata esclusa dall’Osservatorio?

VIRANO: Il 7 gennaio 2010, il neo-eletto presidente Plano è venuto all’Osservatorio e ci ha detto che non sapeva se avrebbe rinnovato il mandato ai tecnici Debernardi e Tartaglia, che fino ad allora rappresentavano la Comunità Montana Bassa Valle. La scelta della Comunità Montana è stata quella di auto-escludersi, al momento in cui il Governo ha deciso che l’Osservatorio avrebbe discusso del nuovo progetto preliminare della Tav. Considero comunque questo un capitolo chiuso, e voglio parlare del presente e futuro. Credo che siano mature le fasi del dialogo, anche sulla base di quanto stiamo dicendo in questo forum. Mi fa ridere quando sento definire i Comuni di Susa e Chiomonte “Sì Tav”: al tavolo dell’Osservatorio ci hanno fatto vedere i sorci verdi. La Amprino ha imposto al tavolo alcune correzioni, e lo stesso vale per Pinard. Basti pensare al concorso architettonico per la stazione internazionale di Susa. Ha un valore emblematico, perché Susa ora è un marchio attrattivo. Hanno partecipato 170 grandi architetti da tutto il mondo, in 49 raggruppamenti. Americani, giapponesi… Chi si è seduto al tavolo non è venuto da spettatore, ma ci ha fatto vedere i sorci verdi, con l’obiettivo di migliorare il progetto. Anche con il sindaco di Bussoleno si è avviato un dialogo, per la questione dello smarino.

AMPRINO: La delibera contro la Tav approvata in Comunità Montana non tutelava Susa. Questo ente non si può sostituire ai Comuni. Basti pensare alla questione dello smarino, dove grazie al nostro intervento in Osservatorio si potuto modificare il progetto e sono state fatte delle prescrizioni. Di questo problema non c’era cenno della delibera della Comunità Montana, eppure era una questione vitale per Susa, che altrimenti avrebbe subito il traffico dei tir lungo la strada notte e giorno, con la teleferica. La Comunità Montana di oggi non è quella di Ferrentino, che aveva dalla sua parte un’uniformità di posizione da parte dei Comuni della Bassa Valle. La situazione è cambiata.

RUSSO: E’ ovvio che la Comunità Montana non deve e non può sostituire i Comuni, ma se non viene coinvolta è difficile che possa fare sintesi ed essere autorevole. Non deve mancare tra i sindaci di Valle il confronto, anche attraverso la Comunità Montana.

ALLASIO: Il Comune di Susa dovrebbe partecipare alle Conferenze dei sindaci. E invece è assente.

AMPRINO: Non abbiamo partecipato, perché a nostro parere la Comunità Montana non ha titolo per entrare in modo così pesante sulla questione Tav. E’ un compito che spetta ai Comuni, e che non si può delegare ad altri, tenendo conto che l’attuale linea della Comunità Montana è quella di rifiutare l’opera.

LA VALSUSA: Quali sono le condizioni affinchè i Comuni contrari alla Tav possano tornare all’Osservatorio e di possa dialogare di nuovo?

VIRANO: Mi sembra una buona idea organizzare un incontro con chi non fa parte dell’Osservatorio, in un quadro fluido. Per me il riferimento sono sempre i sindaci. Potrebbe essere utile come fase di decantazione, in cui non ci si pone più il problema di accettare o meno l’opera. Quindi non si discute più se uno cambia idea oppure no, e tutti mantengono le proprie convinzioni contro o a favore della Tav. Così come nessuno chiede di abiurare a posizioni già acquisite, nemmeno al parlamento, al governo o alla Ue. Questo tavolo potrebbe permettere di avere una conoscenza maggiore del progetto, in maniera più diretta e ravvicinata. Si potrebbe discutere proprio della proposta di modificare la legge sulle grandi opere. Dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili per coltivare gli spazi di dialogo. E se son rose..fioriranno.

RUSSO: Non ho mai pensato, pur essendo contro questo progetto, che questa sia una battaglia. Altrimenti avrei già lasciato la fascia da sindaco e mi sarei dimesso. Nella questione Tav non devono esistere nemici da combattere, ma bisogna tornare al dialogo.

Fabio Tanzilli il forum in redazione (foto Aloisio)