Giaveno, Coazze e l’Aquila si uniscono nel nome del nome del Cai “I soldi sono importanti, indispensabili per la ricostruzione, certo. Ma l’amicizia, la fratellanza, quelle sono impagabili. E quando arrivano da persone che, come noi, vivono e amano la montagna, il legame si fa pi๠forte”. Sono parole, queste, del presidente del Cai de L’Aquila, Bruno Marconi, uno dei tanti che, nella tremenda notte del 6 aprile, ha conosciuto la violenza del terremoto e capito, d’un botto, cosa vuol dire avere paura. E come lui, a distanza di cinque mesi, migliaia di aquilani tentano ogni giorno di scacciarla, anche cercando lontano, per qualche giorno, la serenità  perduta. Ed ecco perché, con lui, una trentina di aquilani ha colto al volo, con gioia, l’invito dei presidenti dei Cai di Giaveno e Coazze, Livio Lussiana e Alfio Usseglio, a trascorrere cinque giorni in Val Sangone. Come poteva, con passaparola, email e telefonate, il presidente Marconi ha provato a contattare nelle scorse settimane almeno una parte dei 750 soci del Cai dell’Aquila sparsi in quella provincia ferita. Hanno lasciato casette e tende al mattino, hanno attraversato mezza Italia con un pullman messo a disposizione dalle amministrazioni di Giaveno e Coazze e, alla sera, sono stati accolti nella sede giavenese del gruppo alpini Giaveno-Valgioie.

Approfondimento a pagina 38 de La Valsusa n°33 di giovedì 4 settembre Gli aquilani al rifugio La Balma