La testimonianza di un fatto davvero accaduto nel cuore della notte :” Stavo tornando da Torino. Lungo la statale 25 ho trovato un cumulo enorme di neve. Per arrivare a casa mi sono dovuto fare due km a piedi, nella bufera”. Mi chiamo Valerio Scalabrin, titolare dello Chalet sul lago, sito nel Comune di Moncenisio.
Io ed alcuni dei miei famigliari, credendo di dare un contributo alle piccole realtà di montagna e invogliati anche dalle tante promesse fatte dalle ”persone che rappresentano le istituzioni”, abbiamo scelto di investire molte risorse in questa ”filosofia di vita”. Le nostre aspettative non erano certamente quelle di arricchirci (altrimenti avremmo investito in altre località con un maggior afflusso turistico), ma quelle di sopravvivere e cambiare vita. Siamo stati corteggiati dagli amministratori locali i quali ci hanno fatto capire quanto i piccoli comuni di Montagna stavano spopolando e quale contributo significativo alla comunità avrebbe dato l’averci li’ a vivere e lavorare. Certo che se avessi saputo quale realtà mi stava aspettando non avrei investito neache un centesimo in questa impresa, e tantomeno avrei scelto di trasferirmi definitivamente li’. Ci siamo resi ben presto conto che, alle prime difficoltà, le varie istituzioni ed enti ci hanno voltato le spalle costringendoci in una situazione di precarieta’. Negli ultimi due anni, per un motivo o per un altro, è stato chiuso il traffico proveniente dalla statale 25 per diversi mesi. L’apice della precarietà si è consumato proprio quest’ultimo inverno, quando una frana, caduta nella statale 25, ha impedito l’apertura completa della strada fino a meta’ gennaio. Appurato che, a livello lavorativo, scegliere di avere un’attività a Moncenisio (specialmente nei mesi invernali) era stato uno sbaglio, mi aspettavo almeno un minimo di tutela come residente. Invece capita spesso che, durante le nevicate, oppure nei giorni in cui il vento e’ cosi’ forte da spostare la neve sella strada provinciale 212, il transito in pratica è possibile soltanto in alcune ore del giorno, costringendomi a vivere quasi come agli ”arresti domiciliari”. Io ed altri residenti abbiamo provveduto a sensibilizzare il signor Marco Piombino, responsabile della pulizia della strada provinciale 212, con il risultato di sentirci dire che la strada è pulita nelle ore diurne e che tanto siamo pochi abitanti… Ho capito allora che, affinche’ la mia sicurezza e salute fossero adeguatamente tutelate, avrei dovuto scegliere di vivere in un comune più grande poiche’ la vita a Moncenisio è da considerarsi di serie B. Il fatto più grave mi è successo nella notte del tra il 27/28 gennaio: stavo rientrando a casa dopo aver passato il pomeriggio a Torino per commissioni importanti quando,dopo aver lasciato la statale 25 in direzione Comune di Moncenisio da circa 3 KM, i miei occhi strabuzzavano alla vista di cumuli di neve alti fino ad un metro. Premetto che la mia auto è dotata di gomme da neve e catene, oltretutto quella notte avevo con me anche una pala. Cerco di non farmi prendere dal panico e, visto che ero impossibilitato a comunicare con qualcuno, decido di scendere e cominciare a spalare. Tutto inutile… la neve era troppa e la strada, nonostante la tormenta fosse già iniziata nel pomeriggio, non era stata pulita! Dopo molti tentativi riesco ad accostare la macchina vicino al bordo della strada. A quel punto non mi resta altro che tentare di affrontare gli ultimi 2 KM a piedi. Mi avvio nella notte al buio con la tormenta che mi infierisce contro, fiducioso del fatto che sono ancora abbastanza giovane per affrontare questa fatica. Dopo pochi minuti però mi rendo conto che l’idea non è stata per niente buona…un vento fortissimo mi soffiava contro, respingeva il mio corpo che cercava di avanzare, e sopratutto mi sparava sulla testa della neve pungente come tanti spilli. Ormai sul capo si era formata una calotta di ghiaccio (c’erano meno 5 gradi), i mie pensieri cominciavano ad offuscarsi, ero debole, sentivo le forze calare. Mi ricordo che in quel momento non mi rendevo nemmeno conto se stavo camminando sulla strada e nella giusta direzione o in realtà stavo vagando in qualche prato o sentiero. A quel punto l’idea di non riuscire a tornare a casa era costante, i passi erano corti e sprofondavo nella neve molto compatta, la situazione stava diventando drammatica. Dopo pochi minuti, per fortuna, mi sono trovato sotto costa, il vento non dava piu’ così fastidio e in lontananza ho potuto scorgere le prime luci del paese. Mi sono detto…. <>.
Arrivato a casa, dopo aver cercato di riprendere un po’le forze, mi sono sentito frustrato, deluso, cosi’ ho preso in mano il telefono con l’intenzione di avvertire il sig. Piombino della pericolosità della strada. Naturalmente il telefono era spento, e non ho potuto fare altro che telefonare ai Carabinieri per avvertirli del pericolo. L’ aspetto più grave di questa disavventura è il fatto che nei casi in cui si verifica una situazione analoga il comune diventa irraggiungibile dai mezzi di soccorso. ”Quindi noi residenti di Moncenisio siamo costretti ad avere eventuali malori o incidenti (eventi del tutto probabili vista l’eta’ media…) soltanto nelle ore diurne, nei giorni in cui non nevichi e faccia tormenta!
Giunto a questo punto….se non riceverò considerazione da parte delle persone preposte, non mi resta altro che tentare l’ultima ”strada” : farò una lettera al ”Signore” e gli chiederò cortesemente di non fare più nevicare (probabilmente sarà la ”strada” più raggiungibile).
In Italia purtroppo, i provvedimenti sulla sicurezza delle persone spesso si prendono dopo le ”disgrazie annunciate”. Speriamo che in questo caso non sia così.
Vi ringrazio per la vostra attenzione. bufera