Lutto in paese: scomparso uno dei più anziani coristi del Coro Alpino Valsusa BUSSOLENO- Piero se n’è andato in silenzio, come nel silenzio era solito ritagliarsi il suo ruolo nei rapporti sociali, fatti di poche parole, ma essenziali, efficaci nella loro laconica espressività saggiamente condita di sentenze e di massime di vita, che inducevano l’interlocutore all’ascolto e alla riflessione. Fino a pochi mesi fa aveva ancora, con tenace volontà e forza d’animo, partecipato alla vita del Coro Alpino Valsusa, di cui da ben trentacinque anni era una valida voce di basso; incurante degli acciacchi che inesorabilmente si affacciano a minare il fisico con l’avanzare dell’età, continuava ad occupare il suo posto (se non poteva cantare in piedi cantava da seduto) con presenza di spirito arguto e vigile. Ora ”è andato avanti”, secondo il gergo del corpo degli Alpini con cui il Coro Alpino Valsusa ha profondi legami ”di memorie, di sangue, di cuor”. Quante volte, nella sua lunga carriera di corista (35 anni di anzianità, con quasi cinquecento concerti all’attivo) ha cantato, in memoria di qualche amico caduto, quel celebre canto di Bepi De Marzi ”Signore delle cime”, che è diventato una specie di viatico, di propiziatrice preghiera di accompagnamento per l’ultimo viaggio! Ora, nel rito funebre per il collega corista officiato martedì 13, abbiamo voluto pregare noi il ”Signore delle cime”, affinché, insieme a ”Santa Maria, Signora della neve”, accolga sulle montagne del paradiso, sotto un ”bianco, soffice mantello, il nostro amico, il nostro fratello”.
Quanti dolci ricordi, quante emozioni affiorano dal bagaglio delle nostre comuni esperienze corali: il canto non è solo tecnica, arte, sentimento, ma è anzitutto testimonianza umana, comunicazione, trasmissione di messaggi. Ripensando al vasto repertorio di canti che abbiamo eseguito insieme, risuonano nelle orecchie, oltre ai canti spensierati e allegri, quelli inneggianti al Creatore e alla bellezza della natura, quelli che celebrano la bontà e la fratellanza tra gli uomini, quelli che esprimono la fiduciosa accettazione della volontà di Dio e l’aspirazione ad una vita superiore ed ulteriore. In quest’ora di dolore è giusto ricordare quei canti che fluivano dalle nostre labbra come preghiere, sia nell’idioma piemontese ”Da l’alba a l’imbrunì l’anima a spera an ti” (Steila d’le mie montagne), sia in lingua italiana: ”Dal regno tuo divin, gran Dio, infondi il tuo desir” (L’orghen de Perzen), sia nella madrelingua latina: ”In te Domine speravi: non confundar in aeternum” (Te Deum). Così sia per Piero: possa trovare, nei cori celesti, quella pace e quella vita in cui ha sperato levando la sua voce nei canti corali. Alla signora Maria, consorte attiva e premurosa, instancabile accompagnatrice del marito negli impegni concertistici, nonché a tutti i famigliari, esprimiamo la nostra vicinanza e partecipazione al dolore per questo triste distacco, nella certezza che, come abbiamo cantato tante volte con Piero, ”Per ogni notte buia che il cuore oscurerà, amici miei, poi ci sarà un’alba chiara in più”. Addio, Piero, dagli amici del Coro! Piero Acuto