Cartoline dalla Valle di Susa Il comune di Venaus si trova a 604 m. di quota, sulla riva destra del torrente Cenischia, a circa 6 km da Susa, lungo la strada per Novalesa. Il comune comprende 2 frazioni, Bar Cenisio e Molaretto. Conta 962 abitanti, su una superficie di 19,8 km². Gli abitanti sono i “venausini” ed i Santi patroni sono San Biagio (3 febbraio) e Sant.Agata (5 febraio).

La storia
Venaus è un tipico borgo alpino posto su quella che fu la “strada reale”, la principale via di salita verso il colle del Moncenisio e la Francia prima che venisse costruita nel 1806 la carrozzabile voluta da Napoleone, l’attuale statale 25, che però passa sopra il paese. Le prime citazioni si hanno nel testamento di Abbone datato 739, secondo il quale l’abbazia della Novalesa cedeva il controllo dell’abitato di Venaus all’orbita segusina.
Abbone fu governatore della Moriana e di Susa, fondò il 30 gennaio 726 l’abbazia della Novalesa dedicata ai SS.Pietro e Andrea in val Cenischia a poca distanza dal passo del Moncenisio.

Oggi
Nel territorio comunale è posta una centrale idroelettrica che sfrutta l’acqua del lago del Moncenisio, nonché i due bacini di colma delle acque posti sulla riva destra del torrente Cenischia, poco a monte dell’abitato.
Il paese è raccolto intorno alla parrocchiale di San Biagio e Sant’Agata che ospita alcuni affreschi trecenteschi di soggetto religioso. Nel mese di febbraio si può assistere alla danza degli Spadonari, di antica origine, tipici anche del vicino comune di Giaglione. La danza si svolge nel piazzale di fronte alla chiesa parrocchiale.

Da vedere
Il ponte “Esclosa” sul torrente Cenischia, in stile romanico.
Ancora oggi, percorrendo la SS. 25, si possono vedere a lato della strada alcune gallerie paravalanghe costruite nella seconda metà  dell’Ottocento nell’ambito della realizzazione di una linea ferroviaria provvisoria che collegava, attraverso il valico del Moncenisio, Susa a St. Michel de Maurienne. La Ferrovia Fell, il cui tracciato seguiva quello della Route Imperiale, era dotata di un particolare sistema d’incremento artificiale dell’aderenza ruota-rotaia per poter superare le forti pendenze e le curve molto strette, senza pericolo di deragliamento; il treno, trainato dalla speciale locomotiva, era composto da tre vagoni passeggeri e da tre vagoni merci. La ferrovia rimase in attività  dal 1868 al 1871, anno in cui fu terminato il Traforo del Frejus.

San Biagio e Sant’Agata, patroni
San Biagio e Sant’Agata, festeggiati rispettivamente il 3 e il 5 febbraio, sono i patroni di Venaus. Ancora oggi la danza della Spada è una realtà  importante per il paese ed è praticata con precise modalità  rituali proprio in quei giorni, oltre alla domenica successiva a S. Agata (chiamata Ottava) e alla domenica successiva al 5 agosto in occasione della festa della Madonna delle Nevi nella frazione montana di Bar Cenisio. Personaggi della festa domenicale di San Biagio e Sant’Agata sono, oltre agli Spadonari, le autorità  religiose, la Compagnia del Santissimo Sacramento, la Confraternita del Santissimo Rosario, le autorità  comunali, i rappresentati delle varie associazioni e naturalmente la popolazione venausina. La giornata inizia davanti al municipio dove si forma un piccolo corteo che raggiunge il sagrato della chiesa con i danzatori in testa a passo di marcia seguiti dai musici. Da li parte il corteo, aperto da tre chierichetti che portano una croce astile seguiti dai bambini, dalle donne, dai rappresentanti dei Vigili del Fuoco e da due Spadonari. Quattro ragazze della confraternita del SS. Rosario portano la statua di Sant’Agata precedute e seguite dalla Priore con un lungo velo bianco che scende dal capo e in mano dei grossi ceri accesi. Seguono gli altri tra i quali quattro ragazzi che portano la statua di San Biagio. Al rientro della processione, gli Spadonari si dispongono in piedi a quattro lati dell’altare con l’arma puntata in terra, all’Offertorio si inginocchiano sulla gamba destra, la spada sempre puntata a terra e salutano portando la mano destra alla fronte. Al termine della messa escono sul sagrato della chiesa e, accompagnati dalla banda musicale, si cimentano nelle loro tradizionali danze. Queste sono la testimonianza di un culto risalente a tempi immemorabili, con simbologia legata alla fertilità  della terra. Il caratteristico costume degli Spadonari è caratterizzato da un copricapo ricoperto di fiori variopinti e con nastri colorati che scendono sulla schiena; la giacca è in velluto ricamato a mano mentre i pantaloni sono neri con bordo dorato. La spada a doppio taglio è ricurva con impugnatura lunga in pelle e rifinita con borchie. Le danze degli Spadonari sono quattro: Punta, Quadrim, Salto e Cuori. Il primo gruppo di danze è quello della Punta e Quadri. Nella prima, gli Spadonari restano sempre allineati, mentre nella seconda si dispongono a quadrato. Tradizionalmente la Punta era la danza di saluto che al mattino apriva lo spettacolo e al pomeriggio lo chiudeva; il nome deriva dal fatto che per quattro volte gli Spadonari puntano l’arma in avanti contemporaneamente e questo movimento è detto “Saluto alla Spada”.
Terminati i due balli e dopo l’intermezzo musicale affidato alla Banda, ha inizio il “Salto e Cuori”. Anche di queste due danze la prima è in linea e può essere considerata una variante iniziale della Punta, in cui gli Spadonari, al posto del “Saluto alla Spada” saltano girando completamente su se stessi.
Nella Cuori la disposizione è a croce – rombo. Una panoramica di Venaus sotto la neve