affidoDiventare genitori affidatari significa prendersi carico (e cura) di un bimbo la cui famiglia di origine è in difficoltà ed è una risposta di cura, educazione e tutela. Lo spiegano bene due mamme affidatarie.

Arianna: “Non si deve aver paura di voler bene, perché il bene è qualcosa che si moltiplica e un giorno questi bambini saranno a loro volta genitori e si porteranno dietro questa esperienza di accoglienza”.

Antonella: “L’affido è l’atto concreto di un’esperienza nutriente. Per viverla non c’è bisogno di essere speciali”.

L’affido, quindi, è prima di ogni altra cosa, un atto di amore. E tuttavia, fanno presente gli operatori del Conisa (il consorzio dei servizi socio assistenziali della Valle di Susa), “anni di esperienza ci hanno insegnato che la spinta emotiva all’affido è fondamentale ma non sempre è sufficiente”.

volanoPerché l’affido non è un percorso semplice e può presentare difficoltà “di fronte alle quali le famiglie devono poter contare su un aiuto concreto e su strumenti utili a realizzare un affido felice” Di affido (e di sostegno alle famiglie affidatarie) si parlerà mercoledì 27 gennaio alle 19 a S.Antonino, al n° 4 di via Abegg. “Affido Tè” è il titolo dell’incontro che si terrà in un clima confidenziale e amichevole (“gustando tè e dolcetti”, si legge nell’invito).
Verrà presentato il progetto “Volàno”, un’esperienza sul campo promossa dal Conisa insieme ad alcune famiglie affidatarie e con l’accompagnamento di professionisti esperti, per sostenere e agevolare le famiglie interessate all’affido. “Siamo consapevoli – dicono gli operatori del Conisa – che accogliere un bambino sia un gesto importante e prezioso, rispetto al quale è bene prepararsi e, soprattutto, non essere soli”. Volàno è frutto del lavoro di enti pubblici e privati del territorio piemontese ed è una novità importante per chi desidera impegnarsi in un’esperienza di accoglienza temporanea.
Già, perché “diventare genitori affidatari – spiegano al Conisa – è un modo per essere famiglia e per mettere in pratica ogni giorno parole come affetto, accudimento, responsabilità, educazione, fiducia. Il genitore che sceglie l’affido compie un grande gesto d’amore nei confronti del bambino affidato ma non solo. Il suo è un gesto rivolto alla società, perché la rende un luogo più accogliente, in cui vale la pena diventare grandi. Ed è rivolto alla famiglia del minore, perché scommette sulla possibilità che questa, nel tempo, cambi per il meglio. Infine è un atto d’amore verso sé stessi, perché accogliere un bambino significa darsi l’opportunità di scoprire equilibri impensati, attivare nuove energie e, nel farlo incontrare il meglio di sé”