Patrizia Ferrarini

Patrizia Ferrarini

Le parole di Erri De Luca?

Per Patrizia Ferrarini, titolare dell’Hotel Napoleon di Susa, sono “agghiaccianti”.

Il Napoleon di Susa ospita spesso poliziotti e carabinieri mandati in valle per sorvegliare il cantiere di Chiomonte. Basta questo perché titolare e gestori dell’Hotel siano finiti da tempo nel mirino della rabbia No Tav.

“I contestatori – spiega Ferrarini –sono venuti a trovarci cinque volte nel giro di due settimane tra il 18 e il 31 luglio. Ogni volta un centinaio di persone”. E non certo con intenzioni amichevoli. “La prima volta sono arrivati alla reception e abbiamo avuto un’accesa discussione. Le altre volte si son limitati a stare all’esterno e a urlare invettive”.

Fuori dall’Hotel alcuni tenevano uno striscione con la scritta “Vergogna”. Minacce? “No, quelle non ci sono state, ma insulti sì e tanti”. Insomma, il clima in valle di Susa si fa ogni giorno più pesante. “Paura non ne abbiamo – dice Ferrarini – ma siamo stanchi, non ne possiamo più. La nostra sopportazione è arrivata oltre il limite. Non si può più andare avanti così “. “Noi, come Giuseppe Benente (imprenditore vittima di un attentato incendiario) abbiamo una sola colpa: quella di fare il nostro lavoro”.

E la stessa cosa vale per gli operai del cantiere e per gli altri alberghi valsusini, “colpevoli” di dare una stanza a poliziotti e carabinieri, come il Ninfa di Avigliana e l’Hotel Chaberton di Cesana presi di mira a più riprese, in questi mesi, dai No Tav. “Una cosa assurda – dice Ferrarini – chi fa il nostro lavoro si preoccupa di accogliere le persone. Chiunque arrivi, paghi e, ovviamente non demolisca l’albergo, è benvenuto. E la cosa che più mi fa male è vedere che tra chi ci insulta c’è gente che abita in questa città e in questa valle”. Tutta la città è contro di voi? “Certo che no”, risponde Ferrarini. “Anzi, è vero il contrario. C’è un sacco di gente che non sopporta più la violenza e questo modo di protestare. E direi che è la maggioranza. Tanto che, durante le contestazioni al nostro albergo, i No Tav hanno dovuto fare i conti con la rabbia di parecchi segusini che li hanno presi a male parole”.

Che la città e la valle non “reggano” più questo clima di insulti, minacce e violenza lo testimonia la lettera, firmata da 512 valsusini, pubblicata nei giorni scorsi dal settimanale diocesano La Valsusa, con un titolo eloquente: “Benvenute le Forze dell’Ordine a Susa”. La città, si legge nella lettera, “non merita di subire queste cose passivamente e crediamo sia giunta l’ora in cui le persone tranquille e oneste esprimano il proprio pensiero senza subire intimidazioni minacciose e violente”.

HotelnapoleonE poi non ci sono solo minacce e insulti, aggiunge Ferrarini che è anche la presidente dei Commercianti di Susa: “Qui c’è anche un danno economico. Molti miei clienti abituali, ad agosto, hanno rinunciato a venire in valle di Susa perché hanno saputo che sull’autostrada qualcuno buttava i chiodi per danneggiare le gomme dei camion diretti al cantiere”. Risultato: per Susa e la sua valle il futuro è a rischio: “Quale imprenditore è matto a tal punto da investire qui? Noi – dice Ferrarini – volevamo ristrutturare l’Hotel ma, con questi chiari di luna, ci guardiamo bene dall’investire anche un solo euro”. E la politica? “Assente – conclude Ferrarini – a parole tutti stanno con noi, ci dicono che ci sono vicini. Ma io la presenza dello Stato e dei politici la sento poco o nulla”.

E se a Susa non si ride ad Avigliana si piange. Enzo Savant, titolare delll’Hotel Ninfa di Avigliana, fondato nel 2006 nella zona industriale di Avigliana con sei piani, 120 camere e una decina di addetti ha annunciato di voler chiudere l’edificio, la cui realizzazione è costata quasi dodici milioni di euro. Qualche giorno fa il titolare ha minacciato di chiudere tutto e andarsene via: troppe minacce e poca sicurezza. Ipotesi scongiurata dalle rassicurazioni che gli sono arrivate dal ministro dell’interno Alfano attraverso il parlamentare Pd Esposito: “Le forze dell’ordine torneranno a garantire la sicurezza e la tranquillità dell’Hotel Ninfa”

Bruno Andolfatto